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Internet terzo incomodo
tra stampa e televisione

Mario Ciancio Sanfilippo
We Shall Overcome
Giura il presidente degli Editori


I Convegni
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  • Sono molto lieto di partecipare a questa tavola rotonda organizzata dall'Osservatorio TuttiMedia, presieduto da Giovanni Giovannini per due motivi: innanzitutto l'oggettivo interesse del tema. Internet è un ciclone che ha investito le nostre strutture produttive e che ci sta costringendo a cambiare rapidamente la nostra filosofia di presenza sul mercato, ancor più di quanto abbia fatto in passato la televisione.

    In secondo luogo, perché è un'occasione per una testimonianza di affetto e di riconoscimento all'amico Giovannini che - sovente accompagnato da qualche dose di scetticismo da parte di tutti noi troppo presi dai problemi di gestione ordinaria delle nostre aziende - oltre 20 anni fa prefigurava scenari tecnologici con quali oggi dobbiamo fare conti.

    Una frase ricorrente di Giovannini presidente degli editori era: "0 vi decidete a saltare di corsa sul carro dell'elettronica o presto non ci saranno più congressi di editori".

    Sul carro dell'elettronica ci siamo saliti proprio all'inizio degli anni 80, introducendo le nuove tecnologie nei processi produttivi, anche grazie agli stimoli di Giovannini e ad una contrattazione collettiva da lui guidata e gestita con efficacia che ha contribuito ad allentare "i lacci e i lacciuoli" in cui erano avvinte le imprese editrici.

    Avremmo però dovuto dare più ascolto alle esortazioni di Giovannini e saltare con maggiore anticipo anche sul carro della multimedialità. Lo stiamo facendo oggi, ma bisogna dare atto a Giovannini che se lo avessimo fatto qualche anno fa oggi godremmo di qualche rendita di posizione in più.

    Oggi siamo qui per discutere come il modello produttivo dell'editoria giornalistica abbia subito profonde trasformazioni in sintonia con cambiamenti che le nuove tecnologie informatiche hanno prodotto nel mondo della comunicazione.

    E' un processo in corso i cui esiti non si sono ancora pienamente manifestati. Quel che è certo è che l'asse portante della trasformazione è una progettazione industriale che tende a fare dell'informazione on line non una diversificazione occasionale ed episodica, ma una componente importante di un "core business" non più limitato alla carta stampata.

    Lo sviluppo è vertiginoso e, come ha osservato il Censis nel suo ultimo rapporto sulla situazione sociale dei Paese, sta producendo la "grande mutazione degli strumenti, dei processi e degli stessi paradigmi cognitivi nello scenario della comunicazione e dell'informazione italiana. Nell'ultimo quinquennio in Italia consumi legati alle nuove tecnologie della comunicazione hanno cominciato ad assumere dimensioni rilevanti Più delle parole sono le cifre che possono meglio spiegare l'entità dei fenomeno. Nel 1995 gli utenti di internet oggi si chiamano comunemente "internauti" - erano 405 mila persone.

    Nel 1999 si sono più che decuplicati raggiungendo 5 milioni di unità. Secondo una recentissima indagine "L'utenza di Internet 2000", condotta dal Centro di ricerca sull'economia digitale della Bocconi ?Lab, nei primi sei mesi di quest'anno il loro numero è salito a 6,6 milioni di unità, con un incremento dei 32% rispetto al 1999. Quel che merita in particolare di essere sottolineato è che la rete comincia ad attirare un'utenza non più limitata ad "aficionados" esperti, ma un pubblico piuttosto vasto dove sono presenti anche casalinghe e pensionati.

    Gli internauti con collegamenti da casa sono 4,6 milioni, quindi rappresentano la maggioranza. Ancor più significativo il dato relativo al tempo dedicato ad Internet da casa? in media mezz'ora al giorno. Sul "time budget di molti italiani Internet comincia ad incidere in misura notevole e per tutti i mezzi tradizionali si tratta di un segnale che non è possibile ignorare.

    Non è possibile anche perchè questa indicazione va messa in relazione con quella emersa da un'altra indagine condotta dalla MacKinsey lo scorso settembre. Negli Stati Uniti, nell'ultimo anno, il 42% dei tempo complessivo dedicato ad Internet è stato sottratto alla visione della televisione, il 19% alla lettura dei giornali e il 16% a quella dei periodici. La Tv è stato dunque il mezzo più penalizzato dagli internauti.

    Alla stampa è andata meglio, ma non più di tanto. In una prospettiva quinquennale, sempre secondo la MacKinsey, il tempo medio dedicato ad Internet che ora è intorno alle 170 ore all'anno dovrebbe raddoppiarsi raggiungendo le 340/350 ore. La previsione è che a farne le spese saranno soprattutto quotidiani che perderanno circa 150 ore all'anno di tempi di lettura.

    Lo scenario è inquietante anche se quando si parla di tecnologie è prudente non sbilanciarsi più di tento nelle previsioni. Molti profeti di sciagure che preconizzavano già una decina di anni fa la scomparsa dei mezzi stampati sono stati fortunatamente smentiti.

    Le innovazioni hanno un fall-out in grado di rivatilizzare processi e prodotti industriali con troppa fretta ritenuti obsoleti e superati, Basti pensare ai sistemi di telefonia mobile: GSM sembrava avere i giorni contati con l'avvento dell'UMTS, la cosiddetta banda larga nel taschino in grado di aggiungere al cellulare il collegamento ad Internet - grazie alla capacità di transito di due milioni di bit al secondo - e tutte le possibili applicazioni multimediali.

    Ebbene, recentemente è emerso che la banda Dab (Digital Audio Broadcasting) ha una sua capacità di veicolare gli stessi bit dell'UMTS ed è compatibile con il sistema GSM che, pertanto, potrebbe esserne rivitalizzato ed anzi diventare un concorrente temibile per l'altro sistema mobile, Se ciò dovesse accadere l'asta per le concessioni UMTS che tante polemiche ha sollevato in Italia potrebbe trasformarsi in un buon affare per l'erario e ovviamente, molto meno buono per gli aggiudicatari delle concessioni. Anche i giornali, dunque, sono stati investiti dalla grande mutazione. Una mutazione - che è bene ricordare - non riguarda soltanto Internet.

    Dal 1995 al 1999 gli utenti dei canali televisivi satellitari sono passati da 800 mila a 2,162 milioni pressochè triplicandosi, per quanto l'utilizzo della pay - tv riguardi principalmente eventi sportivi, come il calcio, e i film. Sempre nello stesso periodo gli utenti di Cd-Rom sono passati da 900 mila a 4.158 milioni. Quelli dei Cd-Rom appare comunque come un fenomeno in via di ridimensionamento, insidiato da Internet, dalla televisione digitale e dalle playstations.

    Per completare il quadro ed avere un ulteriore elemento di valutazione sulle caratteristiche dei processo di trasformazione in atto, soccorre un altro dato recentemente fornito dall'I-Lab della Bocconi e relativo agli utenti di personal computer in casa: erano 5,130 milioni nel 1997; a luglio dei 2000 sono diventati 10,140 milioni. In un triennio si sono raddoppiati. Tra questi utilizzatori in casa, appena il 9,6% era anche utente di Internet nel 1997.

    Nel 2000 la percentuale è salita al 45,4%. Inizialmente l'età media di questo tipo di utilizzatori di Internet era intorno a 31 anni, ora è già salita intorno ai 35 anni, con un livello di scolarità che si mantiene mediamente intorno ai 12 anni, un livello non molto elevato - meno dei tempo necessario ad acquisire un diploma di scuola media superiore - , a conferma di una platea di utenza che si va allargando a fasce di popolazione media.

    Da tutto questo insieme di dati, una prima indicazione da trarre è che consumi legati alle nuove tecnologie della comunicazione hanno assunto dimensioni notevoli e stanno trasformandosi da consumi elitari in consumi di massa, "mutando", come sottolinea il Censis, "la fisionomia della piramide della comunicazione, il cui vertice comincia ad allargarsi". Continuando la metafora si potrebbe dire che la piramide accenna a trasformarsi in clessidra rastremata in centro proprio laddove si situano quell'insieme di consumi culturali legati alla carta stampata (lettori di quotidiani e di periodici) che non riescono a crescere, anzi nel quadriennio 1995?1999 hanno subito una qualche limatura.

    In un recente rapporto sulle sfide dei nuovo millennio elaborato da un gruppo di studio (Innovation International Media Consulting Group) dell'Associazione mondiale degli editori (WAN) si afferma che le imprese editrici di quotidiani non hanno mai operato cosÏ efficacemente come negli ultimi tempi.

    Il settore è caratterizzato da un mercato sempre più competitivo e da una produzione più ricca di qualità, innovazione e talento, Eppure, in un contesto cosÏ favorevole molti editori esprimono dubbi e incertezze sul futuro. Internet, paragonato all'uragano El Nino gli effetti dirompenti sul mercato dei media sconcerta molti managers editoriali cui investimenti nella creazione dei siti Web hanno sovente carattere prevalentemente difensivo.

    In realtà - a mio sommesso avviso - è necessario muoversi rapidamente verso la rete, anche per evitare che altri lo facciano con meno timori, invadendo il territorio informativo dei giornali.

    Tra i vantaggi dell'ingresso in Internet, quello dei "first mover" è considerato tra principali. Muoversi per primi consente nel breve periodo la conquista di quote di mercato, in un ambiente competitivo meno spinto, con costi di acquisizione dell'utenza meno elevati. In un periodo medio?lungo, i vantaggi sono soprattutto legati all'esperienza acquisita ed alla possibilità di affermare il proprio marchio o "brand" con investimenti inferiori rispetto a quelli che dovrà sostenere la concorrenza per ricuperare il terreno perduto sul piano della visibilità.

    Il mondo cambia e gli editori devono adeguarsi utilizzando al meglio risorse e tecnologie disponibili Prima di entrare nel mondo dei Web, qualcuno vuole aspettare pensando di far tesoro dell'esperienza altrui. Il rischio è, come già detto, di arrivare tardi. siti creati da più tempo dai giornali sono quelli che dimostrano maggiore capacità di produrre utili Internet è in crescita, in forte crescita, ed ai giornali non restano margini di scelta: devono entrare in rete anche perchè dispongono delle strutture e delle risorse di professionalità per farlo con successo.

    Certamente è un passo che può non essere immediatamente pagante, però è la prospettiva dei futuro Come ha affermato Mario Tasòn, direttore dei sito web di El Mundo, uno dei più diffusi quotidiani spagnoli, tradizionali processi redazionali si integreranno con le tecnologie digitali e contenuti verranno rimodellati".

    Proprio nel più tradizionale dei mezzi, quello stampato, si sta realizzando il passaggio dalla old alla new economy. La maggior parte dei giornali ha infatti già scelto di investire notevoli risorse nella rete.

    D'altra parte, la strada appare obbligata. Non si può restare abbarbicati alla sola carta stampata. Lo ha detto chiaramente anche Stuart Garner, presidente dei Gruppo Thomson Newspaper, nell'ultima Conferenza Wan di Amsterdam, che ha evocato il grave errore commesso all'inizio dei secolo dalle compagnie ferroviarie americane che privilegiarono il treno perdendo l'appuntamento con lo sviluppo dei trasporto aereo. Le ferrovie allora non capirono che il loro "core business" era il trasporto e non il treno. Lo stesso discorso vale per giornali: il loro core business è l'informazione e non la carta. La rete non è una minaccia per l'esistenza dei giornali, ma è una grande opportunità.

    Il cambiamento è in atto e non è privo di problemi. Stiamo assistendo al passaggio di molti giornalisti ai nuovi mezzi; ad una nuova tipologia di lettore che è sempre meno il lettore generalista di ieri e sempre più un lettore che, come ha affermato Umberto Eco, diventa 'Teditor" del suo proprio giornale personalizzato che sa dove e quando cercare le notizie; al graduale passaggio in rete di quella riserva fondamentale per la vita dei giornali che è la pubblicità.

    Proprio sul terreno della pubblicità alcuni si chiedono se vale la pena investire in rete cannibalizzando il proprio stesso mercato pubblicitario o continuare ad andare avanti cercando di gestire al meglio le risorse esistenti finchè dura.

    Le strategie sono entrambe legittime, ma la seconda, quella dell'attesa, è pericolosa. Nel rapporto dell'Innovation Media Consulting Group della Wan, che ho già citato, una delle indicazioni più interessanti è che molti siti Web creati dai quotidiani americani cominciano a generare profitti.

    Fino a qualche tempo fa si era soliti affermare che Internet era una strada da imboccare dando per scontato che nel breve periodo la somma algebrica tra le partite di costo e quelle di ricavo avrebbe dato un risultato di segno negativo.

    Sempre dall'indagine Wan emerge che il 15% dei 550 managers intervistati, tutti responsabili dei siti web di altrettante aziende editrici di quotidiani, ha affermato che i loro siti - in valori assoluti 83 - sono già in attivo. Il 22% - in rappresentanza di 121 siti - ha detto di aver raggiunto il pareggio. Si tratta dei siti costituiti da più tempo, a conferma che l'ingresso tempestivo in rete è premiante, in quanto consente il più rapido raggiungimento dei "break even".

    Ma come viene assicurata la copertura dei costi? Come si sa, su internet l'informazione viene offerta gratuitamente dalla maggior parte dei siti, anche da quelli gestiti dai giornali.

    L'unica risorsa fondamentale - ma non è l'unica come dirò più avanti - è la pubblicità. Per ottenerla - è un principio che vale per tutti mezzi e non solo per Internet - bisogna puntare ad aggiungere valore al prodotto, potenziando il lavoro redazionale per attrarre gli internauti che costituiscono il cosiddetto "database clienti", l'asset per antonomasia sul web. Ma anche questo comporta costi e la limitatezza degli spazi disponibili dovrebbe obbligare a spingere sulla leva tariffaria, i cui margini in un ambiente competitivo sono peraltro piuttosto ristretti.

    Non a caso, nonostante dati più recenti indichino un forte tasso di crescita, il fatturato pubblicitario su Internet rimane circoscritto, in valori assoluti, entro dimensioni ancora ristrette.

    Dal rapporto curato dall'International Advertising Bureau (IAB) e dalla PricewaterrhouseCoopers, pubblicato lo scorso ottobre, merge che nel 199 il griro di affari della pubblicità ondine è stato di 59 miliardi di lire. Nel 1998 il giro d'affari era stato di 9,8 miliardi L'incremento è stato notevole (+ 502%) e nel 2000 lo sarà ancora di più le stime più prudenti indicano un giro d'affari di 150 miliardi quasi tre volte quello dei 1999. Però il trend di crescita pur restando notevole, subisce un ridimensionamento al 154%.

    Anche negli USA, il mercato più ricco, i dati dello IAB indicano un' espansione dei fatturato pubblicitario su Internet a ritmi di crescita il esponenziale nel primi anni: era di 267 milioni di dollari nel 1996 (circa 600 miliardi di lire); si è più che triplicato nel 1997 passando a 907 milioni ,i di dollari (oltre duemila miliardi delle nostre lire), con un aumento in termini, i relativi dei 240%; si è più che raddoppiato nel 1998 (1,9 miliardi di dollari, pari a circa 4.300 miliardi di (lire),con un incremento dei 109%; ai è ulteriormente salito a 2,8 miliardi di dollari nel 1999 (6.300 miliardi di lire), ma il ritmo di crescita si è ulteriormente ridimensionato al 47%.

    Per quanto riguarda, il mercato pubblicitario onlÌne europeo, lo IAB lo ha stimato intorno a 150 milioni di dollari nel 1998 (circa 340 miliardi di lire), attribuendo una quota di 60 milioni di dollari all'Inghilterra, paese leader li il del Vecchio continente, seguita dalla Francia (34 milioni di dollari) e dall' Olanda (16 milioni di dollari), Non è stato rilevato il mercato tedesco.

    Nel complesso, il mercato si presente In forte crescita ed estremamente dinamico. Nuovi settori economici e finanziari investono notevoli risorse su Internet, ritenendolo un mezzo estremamente interessante ed efficace. Tra questi settori se ne segnalano alcuni che sono tradizionali utenti della stampa, ad esempio, le imprese di telecomunicazione, che investivano nella rete poco più di 2 miliardi di lire nel 1998, nel 1999 vi hanno destinato oltre 12 miliardi; cosÏ gli operatori finanziari (banche, intermediari e assicurazioni) cui investimenti in pubblicità on line sono passati da 628 milioni a 13,4 miliardi; cosÏ produttori di autoveicoli che dai 984 milioni investiti nel '98 sono passati ad oltre tre miliardi; cosÏ le società di informatica il cui investimento è balzato da 1,2 a 9 miliardi, cosÏ gli stessi editori che hanno destinato alla rete circa un miliardo in più rispetto al '98 (da 1,3 a 2,24 miliardi).

    Il banner è la forma pubblicitaria più utilizzata, ma stanno emergendo nuove soluzioni, come le sponsorizzazioni che potrebbero aprire prospettive di crescita ulteriori al mercato, superando il limite oggettivo degli spazi disponibili. Come ha sottolineato uno degli autori dello studio dello IAB-Pricewaterhouse Coopers, Andrea Samaja, il mercato italiano è ancora relativamente immaturo se confrontato con quello degli Stati Uniti, dove l'uso dei banner sta decrescendo mentre si fa maggiore riscorso alle sponsorizzazioni.

    In presenza di un'adeguata offerta di spazio pubblicitario online è possibile focalizzarsi sui canali tematici relativi al target di riferimento, e cio' avviene appunto tramite le sponsorizzazioni di sezioni dedicate di un sito". E Samaja aggiunge che se Internet fosse paragonata con un mezzo maturo come la televisione, "confrontando il contenuto dei primi spot andati in onda tanti anni fa con quelli trasmessi oggi, potremmo dire che la pubblicità su Internet è ancora, sostanzialmente, all'epoca dei "muto", in quanto non sfrutta ancora le potenzialità sonore.

    La creatività nell'area Internet è dunque ancora in una fase che non è eccessivo definire "primitiva". Nuove forme di pubblicità nasceranno ed alcune stanno già nascendo. E' recente la notizia dei nuovo sistema di comunicazione pubblicitaria targhettizzata chiamato iLert (icona lampeggiante) risultato dell'intesa tra la concessionaria Active Advertising e Focus One Media Italia. Si tratta di una piattaforma di "permission marketing" che, come si intuisce dalle stesse parole, permette agli utenti di controllare e filtrare le comunicazioni pubblicitarie che ricevono in base ai loro interessi e fornisce agli investitori pubblicitari un efficace strumento di marketing one to one, per inviare proposte commerciali mirate a un'audience selezionata.

    Ecco, dunque, un'ulteriore evoluzione di un sistema che ogni giorno scopre potenzialità nuove. E' una miniera dove si è appena cominciato a scavare estraendo non oro, non diamanti, nè petrolio, ma semplicemente informazione. D'altra parte, non più tardi di un anno fa, il Dipartimento dei commercio dei governo americano ha ufficialmente dichiarato l'economia degli Stati Uniti è passata dall'era industriale a quella dell'informazione.

    E' la nuova classificazione dell'economia riconosce il peso crescente acquisito sul mercato dai circuiti informativi ed alle transazioni basate su dati e conoscenze rispetto alle tradizionali attività manifatturiere e commerciali. Il fenomeno non è soltanto americano, ma universale, o quanto meno, riguarda l'universo degli altri paesi avanzati. E l'industria dei quotidiani, da sempre considerata attività manifatturiera, sta anch'essa cambiando per diventare componente dÏ un nuovo comparto estremamente innovativo.

    Bisogna essere consapevoli dei fatto che all'origine di questo processo di trasformazione non vi è soltanto un fenomeno di convergenza tecnologica (lo schermo televisivo che diventa un personal computer - o viceversa - o il display di un telefonino che diventa computer e televisione nello stesso tempo); ma anche un vero e proprio cambiamento dei sistemi informativi all'interno della società che insieme causa ed effetto di una mutazione antropologica dei lettore tradizionale dalle dimensioni incalcolabili.

    Oggi le persone vogliono conoscere in modo approfondito e dettagliato argomenti e temi di loro specifico interesse e possono farlo utilizzando una varietà pressochè illimitata di fonti di informazione, senza il filtro rappresentato da un mezzo tradizionale sia esso quotidiano, radio o televisione.

    E' vero, come dice Umberto Eco, che l'eccesso di informazione porta a criteri casuali di decimazione, nel senso che quando sarà possibile a ognuno di crearsi il proprio quotidiano on line verranno cercate soltanto le notizie desiderate senza poter scoprire aspetti della realtà ignorati. Ma è altrettanto vero che le tecnologie vanno in questa direzione ed è un processo dei quale non si può non prendere atto, A contrastarlo, come vorrebbe Giorgio Bocca le cui melanconie per un mondo in via di estinzione sono comprensibili ma certo non condivisibili, si rischia di finire come il sublime ma velleitario Don Chisciotte, alle prese con mulini a vento.

    giornali sono diventati soltanto una parte dei crescente mix di fonti di informazione a disposizione di un pubblico caratterizzato da un processo di frammentazione sempre più accentuato. Le nuove tecnologie semplificano le modalità di accesso ad una varietà sempre più ricca di fonti, stimolando la concorrenza tra le opzioni offerte dai new media e quelle offerte dai mezzi tradizionali. creando tipologie di audience che bisogna analizzare e seguire come mai in passato.

    Ciò che costituisce il valore aggiunto delle notizie fornite da una fonte di informazione è il contesto in cui sono inserite, la loro attendibilità e vantaggi che ne derivano: in parole povere la capacità di offrire un servizio migliore.

    Per sostenere un approccio adeguato alla domanda che proviene dal mercato dei lettori e degli utenti pubblicitari è necessario operare un adeguamento delle strutture organizzative e tecniche. Se in passato lettori ed utenti andavano alla ricerca dei giornali, ora, nell'era dei l'informazione on line, devono essere i giornali ad andare alla ricerca dei clienti e valutare attentamente in quale direzione si vanno orientando.

    Conseguentemente, gli editori, si trovano oggi coinvolti in attività di offerta di una molteplicità di servizi informativi per mantenere le proprie quote di mercato. E' una tendenza che viene definita "media divergence", in naturale contrasto con il processo di convergenza che riguarda le tecnologie e le concentrazioni e fusioni di gruppi mediatici.

    Cambia il modello di impresa che si trasforma in "multiple media company", vale a dire in un'unità proiettata verso la fornitura di informazioni e di servizi - si pensi alle possibilità offerte dal commercio elettronico - in un contesto operativo integrato, il cui successo è legato a strategie di mercato "customer oriented"~ all'organizzazione di centri di raccolta e di trattamento delle informazioni che prescindono dalla l destinazione finale (carta, sito web, radio, televisione , Cd?rom)? alla distribuzione delle informazioni in rapporto alla molteplicità degli sbocchi; alla gestione della pubblicità legata al valore aggiunto fornito dai contenuti informativi Un simile ambiente deve essere caratterizzato da flessibilità e decentralizzazione dei compiti, da strutture in grado di fornire servizi informativi anche personalizzati, da un sistema di lavoro in cui tutti collaborino e facciano gioco di squadra.

    Internet sta cambiando il mondo della stampa, anzi per molti aspetti lo ha già cambiato. Sono convinto che quotidiani tradizionali, se capaci di adeguarsi tempestivamente, hanno grandi opportunità anche in un contesto in continuo mutamento qual'è quello odierno. Bisogna cambiare mentalità cogliendo le occasioni offerte dalla rivoluzione tecnologica in atto. Chi non lo fa rischia di avere giorni contati: l'editoria giornalistica ha ormai il suo cuore nella comunicazione e non più soltanto nella carta stampata e la pubblicità, parafrasando la Tamaro, va là dove è il cuore della comunicazione.

    INTERVENTI 

    Alberto Mucci

    Dario Dal Zotto 

    Yves Confalonieri

    Franco Iseppi

    Mario Cianco Sanfilippo

    Romeo Gnoni

    Billy Frateschi

    Giulio Malgara

     
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