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Pubblicità:
Internet terzo incomodo
tra stampa e televisione

Dario Dal Zotto
Internet: non allarmarsi non sottovalutarlo


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  • Nell'aprire la serie degli interventi, Dario Dal Zotto, presidente di Acp on line e Publikompass ha voluto precisare che il suo intervento non poteva prescindere dalla esperienza di lavoro trentennale, svolto per un'azienda concessionaria di quotidiani, forse la prima tradizionale ad aprire ad Internet. Oggi però Dal Zotto rappresenta anche l'associazione delle concessionarie di pubblicità che trattano, da venditrici di comunicazione pubblicitaria, il web. Nel giro di due anni hanno aderito all'associazione, che fa parte di FCP, la tradizionale federazione di concessionarie di pubblicità, 23 aziende, delle quali 10 rappresentano iniziative nuove con totale specializzazione nella vendita del web. Le altre sono concessionarie, con storie e specializzazioni diverse, presenti nei vari settori di comunicazione e che hanno aperto, negli anni recenti, strutture specializzate per la vendita del web. Per Dal Zotto non è possibile considerare Internet come il terzo incomodo rispetto a mezzi come la TV ed il Quotidiano quando il fatturato del web in Italia è stato nel 1999 di poche decine di miliardi e quest'anno potrà raggiungere 150/170 miliardi di lire e cioè solo l 0,5% -1,2% del mercato pubblicitario italiano. Ma ecco i punti essenziali della relazione:

    Una ricerca sul comportamento dei giovani di qualche anno fa segnalava che i lettori del quotidiano erano in maggioranza, il 77%, nella settimana, a fronte del 47% che utilizzava il WWW.

    Nel giro di solo un anno la crescita dell'uso del web tra i giovani è stata sensibile e il tempo speso dai giovani americani e di circa 2,4 ore settimanali contro 2,5 ore spese, per lo stesso intervallo di tempo, nella lettura dei quotidiani. Ciò è dovuto secondo una grande indagine sui comportamenti dei giovani della NAA (Newspaper Association of America) ad alcuni punti deboli della stampa quotidiana rispetto al web nelle classi di età più giovani: contenuti noiosi, scritti con linguaggio spesso incomprensibile, poco indirizzato ai giovani con fortissimo interesse verso l'interattività e soprattutto la possibilità di dialogare con i propri coetanei.
    (Mike Donatello "Recruiting younger readers: a Must")

    Nell'ultima settimana di ottobre La Repubblica riportava un servizio sulla frenata della crescita della produzione di carta in Finlandia ? il sesto produttore mondiale con una fortissima concentrazione in questo settore: le principali industrie da tre anni perdono fatturato e riducono l'occupazione. E' Internet la causa.
    (De Gennaro "La Finlandia ora teme Internet" La Repubblica 23 ottobre 2000).

    Quasi contemporaneamente un ministro del Governo italiano affermava che la pubblicazione sui quotidiani degli annunci "legali", tipicamente bandi, concorsi, gare, appalti, ecc, era del tutto inutile. La loro pubblicazione su Internet sarebbe costata meno ed avrebbe soddisfatto ogni esigenza.

    Quale potrebbe essere la conseguenza della applicazione di questa ipotesi, nel medio lungo periodo eliminando dal quotidiano comunicazioni che sono tipiche di questo mezzo, in quanto mezzo locale, e che non sono solo pubblicità, ma anche informazione. ("Bandi di gara on line sui giornali" La Repubblica 24 ottobre 2000).

    NAA ha condotto, nella primavera del 1999, una ricerca molto articolata presso 3693 adulti con oltre 18 anni, in 50 aree di mercato americane. I principali risultati mostrano che tra gli utenti dei quotidiani on line, il 67% legge anche il quotidiano stampato (il 78% legge un domenicale), rispetto al 57% (67% per i domenicali) di lettori di quotidiani nel complesso. Il dato più interessante mostra che con il crescere dell'anzianità di utilizzo di internet, cresce la lettura dei quotidiani on line: il 43% di lettori di quotidiani on fine per gli utilizzatori di internet da oltre due anni. Il 26% di lettori per gli utilizzatori di Internet da 8 a 12 mesi. Il 18% di lettori per gli utilizzatori di Internet da meno di tre mesi.

    Analogamente, al crescere del tempo dedicato ad Internet, cresce la penetrazione di lettori del quotidiano on line: 29% di lettori per chi dedica meno di 5 ore la settimana ad internet fino al 71% di lettori per chi dedica più di 21 ore settimanali ad Internet. (NAA Synergize for success Interviste By Scarborough Custom research).

    Da questi dati emerge chiaramente un invito agli editori di quotidiani stampati a produrre anche quotidiani on line. E, in effetti, due terzi dei quotidiani tradizionali americani hanno l'edizione on line.

    Gli esempi e i casi citati non sono, evidentemente, sufficienti per diagnosticare pericoli reali nel posizionamento di quotidiani e tv almeno, nel breve/medio periodo. Sono però sufficienti per ritenere necessaria la verifica delle pressioni competitive che questi mezzi stanno subendo.

    0 meglio ancora, verificare se Internet non stia lavorando più in profondità, non solo modificando le abitudini di fruizione dei mezzi tradizionali, ma modificando i comportamenti "sociali".

    Nel dicembre 1999 è stata condotta negli States una ricerca, (SIQSS Stanford Institute Quantitative study of Society), con metodologie estremamente avanzate, su un campione di 4113 individui adulti in un panel di 2689 famiglie, con l'obiettivo, di misurare i cambiamenti dei comportamenti sociali provocati da Internet.

    Maggiore e la perdita di contatto con il proprio ambiente sociale. Maggiore è l'abbandono dei mezzi tradizionali. Maggiore e il tempo dedicato al lavoro a casa oppure a casa ed in ufficio. Minore il tempo dedicato allo shopping presso i tradizionali negozi e minore l'uso dell'automobile (per la popolazione non working).

    Degni di attenzione sono i dati relativi all'abbandono dei mezzi tradizionali. Per la TV: il 65% degli utenti di Internet per oltre 10 ore alla settimana di navigazione, dichiara di ridurre il consumo di tv.

    Analogo comportamento per il 56%, di chi consuma Internet da 5 a 10 ore settimanali. Per il 43%, dei consumatori da 1 a 5 ore settimanali e per il 27%, degli utenti per meno di un ora alla settimana.

    Per i quotidiani: il calo di lettura per le stesse classi di consumo di Internet settimanale e del 39%, del 31%, del 24% e del 13%. Quindi di circa il 40%?50% inferiore a quello tv. (Stanford Institute for The quantitative study of society Internet and Society - a preliminary report).

    Nonostante tutti questi dati ed altri ancora perché potrei continuare, quasi all'infinito, a descrivere situazioni o casi simili a quelli che ho riportato. Non sono ancora in grado di affermare che Internet e un terzo incomodo rispetto ai due mezzi tradizionali e più forti, attualmente, sui mercati pubblicitari di ogni area dei mondo.
      Negli Stati Uniti si prevede che la pubblicità on line debba crescere molto nei prossimi quattro anni, facendo di Internet il quarto tra i mezzi pubblicitari, dopo Televisione, Quotidiani e Radio.
      (Jupiter Communication)
    A questo proposito vediamo qualche dato per il mercato americano, quello europeo e quello italiano: pari a 1 il valore dell'Italia, in termini di popolazione gli Usa valgono 4,8 volte l'Italia, l'UE 6,5 volte. Come numero di utenti di Internet i rapporti sono 13,4 e 11,3 rispettivamente per USA e UE. La pubblicità classica americana vale 22 volte quella italiana e poco più di 13 volte quella europea (stime per il 2000). Ma la vera differenza si può osservare per la pubblicità on line, che negli Usa vale, sempre nel 2000, 95 volte quella italiana. Di quasi 10 volte è la pubblicità on line europea.

    In termini di quote di mercato la pubblicità on line americana vale nel 2000 quasi il 5% del totale della pubblicità classica, in Europa e di circa 1%, in Italia di poco sopra la stessa percentuale. Tv pari al 37%, Quotidiani al 33%, Radio al 12,5%, Periodici all'1 1,5%, Internet al 5%. Questa sono le quote di mercato negli States. In Italia le quote sono: Tv 53%, Quotidiani 24%, Periodici 14%, Radio 4,5%, Affissioni 3,5%, Internet 1,1 %. Pertanto, quest'anno, il 58 posto negli Usa ed il 68 in Italia.

    Per rispettare le stime di sviluppo fatte dagli americani per il loro paese, con un mercato in crescita dei 516% medio per quattro anni, la pubblicità on line dovrebbe, nello stesso periodo, crescere dei 45% medio annuo. Si porterebbe, con questa crescita al 48 posto superando i periodici, ma rimanendo sotto la radio.

    Se operassimo la stessa estrapolazione in Italia, con una crescita media della pubblicità classica dei 718% in quattro anni, per occupare la quarta posizione, Internet, dovrebbe crescere dei 130% all'anno per quattro anni, portandosi a circa 1000 miliardi di lire. Si posizionerebbe sopra la radio, ma sarebbe ancora lontano dai periodici. Tutto ciò forse e possibile per gli Usa, ma non credibile per l'Italia, paese partito sulla pubblicità on line con qualche anno di ritardo. Quindi più probabilmente: quarto incomodo oltreatlantico, forse, Ma quinto posto a casa nostra, tra radio ed affissioni. Non sono però convinto che il concetto di terzo incomodo sia cosi facile da rifiutare. La realtà di Internet non può essere misurata solo con il metro della pubblicità o di altre quantità facilmente misurabili.

    La mia, sia pur limitata esperienza di Internet, va oltre le indagini ed i fatturati pubblicitari, si estende alle situazioni che tutti noi stiamo vivendo. E che, molto facilmente, possiamo tradurre non tanto, o non solo, nel concetto di terzo incomodo, ma nella verifica che Internet, nella realtà quotidiana, sta radicalmente cambiando il nostro modo di lavorare e di pensare. E, infatti, venne NAPSTER
    Tutti conosciamo questa vera e propria rivoluzione. Pochi giorni fa i quotidiani di tutto il mondo ne hanno parlato. E la settimana scorsa anche un importante settimanale italiano ha dedicato un servizio a questo protagonista.

    A mio modo di vedere Napster è una rivoluzione di intensità maggiore rispetto ad altri eventi sia pure molto significativi recentemente verificatesi. Ad esempio Aol che acquista Time Warner non è altro che una tradizionale acquisizione effettuata per raggiungere una massa critica ritenuta ottimale - la novità risiede nel fatto che il protagonista attivo e espressione di Internet e non viceversa.
    Al contrario Napster coinvolge i comportamenti sociali di tutti i giorni di fasce di individui che saranno la popolazione attiva di domani.

    Napster nasce nell'estate del 1999. Nell'estate del 2000 un giudice americano ne ordina la chiusura, era il 26 di luglio e gli utenti di Napster erano circa 20 milioni. Il 27 di luglio il suo traffico era aumentato del 71%. Ma quale e stato il contenuto rivoluzionario di questa storia è In pochi mesi ha ridotto enormemente il significato di un antico istituto giuridico: Il diritto di autore. Ed ha depotenziato il criterio di distribuzione in esclusiva ed a pagamento di prodotti/servizi dell'ingegno dell'uomo. Senza creare danni economici ai detentori dell'esclusiva. In effetti, la musica in MP3 da due anni si muove con crescente intensità sulla rete, ma le vendite dei cd nello stesso periodo sono incrementate dei 20%.

    L 'abbondanza ha generato abbondanza. Sto riprendendo quasi letteralmente l'autore di un servizio giornalistico su questo tema. Del resto il re dei software per PC aveva potuto crescere fino a diventare troppo ingombrante, indipendentemente dal crescere dell'intensità della pirateria nel settore.
    (J.P. Barlow - La rivoluzione delle idee, Internazionale ott/nov.2000).

    Poi, però, anche Napster ha subito una trasformazione secondo logiche più tradizionali e, probabilmente, i suoi abbonati dovranno pagare qualche dollaro al mese per continuare a scaricare musica.

    Nella realtà quest'ultimo fatto ha provato che nemmeno Napster aveva applicato interamente il fondamento di Internet, in altre parole l'eliminazione dei concetto di "esclusiva". Napster, infatti, e una rete, ma ha un centro che organizza tutto il traffico. E quindi era controllabile e lo è stata. Ma la fantasia dei giovani di Internet ha già trovato il giusto contrario. Nasce Freenet, che permette lo scambio gratuito tra computer di qualsiasi tipo di file, non solo di quelli musicali. Il 23enne suo inventore afferma: e stato concepito in modo che non dipenda da nessuna singola persona o singolo computer. "Anche se mi costringessero con la violenza non sarei in grado di chiuderlo".

    In questo contesto di rapporti completamente nuovi tra fornitori e fruitori di servizi indipendentemente dal terzo incomodo, cosa deve fare una concessionaria che voglia rimanere in modo profittevole sul mercato, cosciente della perdita progressiva di forza del concetto di esclusivaè Già si sono avvertiti, nel gestire la pubblicità sul web, segnali estremamente significati, ad esempio la minore durata dei contratti l'estensione dell'applicazione di obiettivi e di clausole legate al loro conseguimento.

    Del resto scelte che sembravano minacciare il tradizionale settore editoriale - vedi la quasi totale eliminazione dei minimi garantiti - non hanno impoverito né gli editori né le concessionarie.

    Al contrario, i fatturati netti da inflazione sono cresciuti con ritmi più elevati di quelli dei decennio precedente: 0,2% medio annuo dal 1982 al 1992, prima della crisi; 11,6% medio annuo dal 1995, dopo la crisi, al 2000. Mi limito, pertanto, a richiamare alcuni concetti, che tutti coloro che vendono, ma che, soprattutto, vendono Internet cominciano a conoscere. Più cultura specifica, più fantasia, e creatività, più elasticità, più servizio ai concedenti. Con queste componenti il nostro business potrà continuare ancora a lungo".

    INTERVENTI 

    Alberto Mucci

    Dario Dal Zotto 

    Yves Confalonieri

    Franco Iseppi

    Mario Cianco Sanfilippo

    Romeo Gnoni

    Billy Frateschi

    Giulio Malgara

     
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