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CONVEGNO: IL WEB IN TASCA
     

Entro cinque anni tutti a scuola con telefono e pc portatile

Pierluigi Ridolfi


I Convegni
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  • Fino a pochi anni fa la tecnologia nella scuola non esisteva proprio, a meno di non voler considerare strumenti tecnologici l'abaco o la tavola pitagorica. Ma l'abaco si usava solo in Cina e ai miei tempi alle scuole elementari era addirittura proibito, quando si facevano i compiti, guardare nell'ultima pagina del quaderno dove c'era la tavola pitagorica. Alle medie poi non si poteva usare la penna biro: troppo moderna.
    Per consolarci basterà costatare che da allora è stata fatta molta strada? Ma quanta ce n'è ancora da fare? I nuovi programmi scolastici, appena annunciati, danno grande spazio alla tecnologia: è previsto, ad esempio, che in aula lo studente possa usare la calcolatrice e addirittura il personal computer. Da subito. Ma che cosa accadrà in futuro? Come sarà la scuola, da un punto di vista tecnologico, tra cinque anni, orizzonte massimo sul quale si può ragionevolmente lavorare di fantasia?
    Bisogna distinguere le attrezzature collettive, cioè quelle che faranno parte della struttura della scuola, da quelle personali, di proprietà degli studenti e degli insegnanti, d'uso a loro riservato, come l'orologio o gli occhiali.
    E' facile immaginare come sarà la dotazione tecnologica di un'aula di domani. La struttura "tipo" avrà:
    - una rete cablata, dotata di vari bocchettoni elettronici, almeno uno per ogni posto-studente;
    - l'accesso alla rete (Internet generale, Intranet settoriali);
    - qualche stazione di lavoro multimediale;
    - una relativa ricchezza di risorse telefoniche (importa più il numero dei collegamenti che la larga banda).
    Si tratta di attrezzature piuttosto semplici che potranno essere gestite direttamente dalla classe. La rete di aula fa parte della rete della scuola, che essendo più complessa avrà bisogno di personale tecnico qualificato. La rete della scuola sarà collegata a Internet attraverso la cosiddetta rete civica, di cui è molto probabile la realizzazione in ogni località sufficientemente grande di ogni Regione. Reti Intranet collegheranno gruppi di scuole oppure diversi organismi interessati a problemi comuni.
    Che tutto questo accada è più che probabile: già alcune scuole viaggiano su questo binario mentre a livello nazionale e regionale si comincia a pianificare cospicui finanziamenti per rimodernare le attrezzature tecnologiche scolastiche.
    Sulla rete sono tutti d'accordo, ma sta nascendo un dibattito sull'opportunità o meno di dotare l'aula anche di PC, al limite di un PC per ogni posto-studente. E' evidente che questa soluzione, a parte i costi, pone problemi insormontabili di spazio, di manutenzione e di sicurezza. Forse risulta molto più semplice, proprio da un punto di vista operativo, far sì che ogni studente disponga di un proprio PC, di tipo necessariamente portatile. Lo studente all'inizio delle lezioni collega il PC al bocchettone elettronico del proprio posto di lavoro e al termine delle lezioni se lo riporta a casa. Con quest'ottica i finanziamenti dovrebbero servire a coprire quattro diversi tipi di spesa:
    - i cablaggi fisici e gli impianti di base;
    - i sistemi informatici comuni;
    - gli oneri telefonici;
    - un contributo all'acquisto del PC da parte degli studenti.
    Per quanto riguarda quest'ultimo punto si rammenta che è già operativo un piano dell'ABI che prevede un prestito a tasso zero con garanzia del Ministero.
    In linea di principio, oltre al proprio PC portatile, ogni studente potrebbe avere:
    - una propria unità e-book;
    - un proprio telefono cellulare.
    Avrà con sé tutti e tre questi aggeggi? Non credo. Vediamo infatti quali sono le prospettive di sviluppo dei tre prodotti e le loro relazioni reciproche.
    Il PC è tanto più portatile quanto più le sue dimensioni sono ridotte e il suo peso è piccolo. Le dimensioni dipendono dalla tastiera e dallo schermo. Se la tastiera è molto piccola, potrebbe risultare poco maneggevole l'uso dei tasti. Per l'immissione dei dati e dei comandi esistono anche alternative alla tastiera, come ad esempio l'input vocale, che già ora va molto bene e che fra cinque anni andrà ancora meglio, ma non in ambienti collettivi: si creerebbe rumore e si sarebbe anche disturbati dal rumore degli altri. Altri tipi di input, come touch screen e tavoletta grafica, presentano dei limiti operativi e probabilmente non avranno nella scuola una particolare diffusione. Al pari della tastiera, lo schermo non può essere troppo piccolo, altrimenti i caratteri si confondono; vi è comunque da notare che la leggibilità dello schermo, che già oggi è molto elevata, è destinata a migliorare ancora. L'obiettivo della dimensione è il formato A5, cioè all'incirca quello di un libro.
    Il peso dipende dalle dimensioni del portatile e soprattutto dalla batteria: il processo di alleggerimento è iniziato da tempo e si pensa che possa proseguire ancora grazie a nuovi tipi di batterie, leggerissime e di lunga durata. Si punta pertanto a un portatile contenuto in 600 grammi.
    Per quanto riguarda i dischi, quelli rigidi saranno sempre più piccoli e vi sarà anche una versione ridotta dei DVD.
    Il prezzo? Dipenderà da un'infinità di fattori, alcuni ancora incerti, ma è ragionevole puntare a un obiettivo intorno ai 1000 Euro.
    Come si svilupperà invece l'e-book? A mio parere l'e-book non si svilupperà affatto. O, per essere più precisi, si potrebbe sviluppare ma, avendo un mercato molto limitato, fra cinque anni sarà morto. E' probabile infatti che l'e-book faccia la stessa fine dei Network PC, tanto esaltati anni fa da qualche guru, e ora ridotti a classico esempio di dimostrazione che non tutto quello che offre la tecnologia diventa realtà operativa: è sempre il mercato che decide.
    Oggi l'e-book ha il formato di un volumetto: aprendolo si ha uno schermo e una piccola tastiera. La memoria dell'e-book può contenere numerosi libri che si possono sfogliare elettronicamente pagina per pagina; il caricamento in memoria dei testi avviene mediante un collegamento a un server, situato presso l'editore, che contiene i libri in formato elettronico, adatti per essere visti sull'e-book. La lettura sullo schermo è ottima, come se si leggesse la pagina di un libro a stampa.
    Ma se il PC portatile si svilupperà lungo le direttrici viste prima, potrà essere lui stesso il terminale su cui leggere un libro elettronico e fungere pertanto da super e-book. L'unico vantaggio dell'e-book rispetto al PC potrebbe essere il prezzo, proprio perché l'e-book ha solo una minima parte delle funzioni di un PC. In conclusione, un PC nella scuola può fare le veci di e-book, ma non viceversa. Ciò significa che l'e-book nella scuola non avrà spazio. Cancelliamo pertanto l'e-book dal nostro orizzonte. Il futuro dell'editoria elettronica, che solo marginalmente dipende dalla fisicità dell'e-book, prevede invece nella scuola un mercato attento e ricettivo. Molti libri verranno pubblicati solo in forma elettronica, sia in versione per CD-Rom o DVD, sia per una lettura remota avendo come terminale un PC.
    * Infine c'è il telefono cellulare. L'avranno tutti gli studenti? L'hanno già. La differenza è che oggi lo utilizzano solo per divertimento, domani lo potrebbero usare anche per studiare: un incubo! Per lo studente sarà il regno del Wap: poco importa se la tecnologia sarà GPRS o UMTS, ma è certo che il telefonino dovrà essere piccolo e avere uno schermo grande. Le applicazioni principali, mentre si è a scuola, consisteranno prevalentemente in accessi a banche dati enciclopediche: dovrebbero invece destare poco interesse le informazioni di attualità.
    C'è chi ritiene che il telefonino in aula non sarà mai consentito per almeno tre motivi: aumenterebbe il rumore di fondo nell'aula; non aggiungerebbe spazi applicativi, in quanto si possono ottenere le stesse cose con il PC in loco o via Internet; potrebbe costare molto. Altri invece pensano che questo tipo di vincoli non avrà successo: lo studente comunque userà, o cercherà di usare, a scuola il telefonino se crede che gli possa essere utile.
    In sintesi, l'attrezzatura tecnologica dello studente di domani consisterà in un PC portatile leggerissimo ed eventualmente in un telefonino. Da un punto di vista puramente tecnico, il telefonino potrebbe anche essere integrato nel PC, ma questo non accadrà. PC e telefonino rappresentano status symbol diversi: usciti da scuola, il PC lo si lascia a casa, il telefonino no. Invece di pesanti zaini ogni studente andrà a scuola solo con un astuccio contenente il PC. Niente libri perché anche questi si consulteranno in linea. Niente più vocabolari di italiano, latino, greco o di lingue straniere: tutto starà sul DVD incluso nel portatile. Così dicasi per enciclopedie e atlanti. E quello che non si trova sul DVD lo si cerca sulla rete. Voglio sapere gli affluenti del Po, il sinonimo di una parola o la sua traduzione in un'altra lingua? Vado a cercare la risposta, utilizzando il PC, nell'enciclopedia contenuta nel DVD. Voglio sapere dei dettagli sulla vita di Michelangelo? Li cerco in Internet. Ho qualche problema a collegarmi a Internet con il PC oppure non voglio lasciare tracce a scuola delle mie ricerche? Userò le funzioni Wap del mio telefonino: costerà un po' di più, ma … pazienza. I compiti in classe si faranno sul PC e verranno "consegnati" all'insegnante mediante un'e-mail: ciò comporta che anche l'attrezzatura personale dell'insegnante sia simile a quella dello studente.
    Fantascienza? Non credo proprio, almeno per la maggior parte degli studenti. Ma questo scenario può diventare fantascienza per la maggior parte degli insegnanti i quali osservano, con ragione, che non si può trattare il tema della tecnologia nella scuola senza esaminare anche i relativi aspetti pedagogici. Su questi argomenti è in corso un dibattito accesissimo che parte dalla constatazione che una volta si parlava solo di processo di insegnamento: tranne rare eccezioni, il protagonista di questo processo era l'insegnante che, come in una commedia, si esibiva in una recita, ripetendo ogni anno lo stesso insegnamento agli allievi. L'insegnamento era collettivo, ma si imparava in modo individuale. Oggi nella scuola si discute soprattutto del processo di apprendimento: quando c'è di mezzo la tecnologia la sorprendente novità è che l'allievo, tranne qualche eccezione, tende a imparare indipendentemente dall'insegnante. Cambia il modo di fare scuola: non si apprende più da soli ma in team. L'apprendimento avviene in forma più collaborativa e l'insegnante più che un somministratore di conoscenze diventa, o meglio dovrebbe diventare, un coordinatore dei processi di apprendimento dei diversi team di studenti. Il ruolo di protagonista tende a passare dall'insegnante agli allievi: la commedia non è più la stessa e la recita cambia ogni anno. Questa trasformazione, indolore per gli studenti che neanche se ne accorgono, è invece terribilmente complessa per gli insegnanti, per i quali il vecchio processo didattico sta rivelandosi inadeguato.
    Una situazione simile, anche se in una forma estrema, è descritta da Pirandello nei "Sei personaggi in cerca d'autore". La storia è nota: una famiglia di sei persone, che ha una vecchia storia vissuta da raccontare, irrompe su un palcoscenico dove degli attori stanno provando una nuova commedia. Il motivo dominante dei discorsi dei sei, che vogliano inserirsi nella nuova commedia, è la ricerca di ruoli a loro adeguati. Non sembri azzardato il paragone con gli insegnanti: tanta esperienza, tante cose da raccontare, però su un palcoscenico che non è più quello di una volta. Quanti degli insegnanti riusciranno a recitare nella nuova commedia? Cosa devono fare per restare protagonisti? Cosa deve fare il Ministero? Cosa dobbiamo fare tutti noi, spettatori apparenti, perché il finale della storia sia più solare di quello previsto da Pirandello?
    Forse non dobbiamo fare nulla di diverso da quanto non si stia già facendo, e cioè lasciare libertà alle forze in campo di svilupparsi e puntare sulla capacità del corpo insegnante di crescere e di trovare un nuovo equilibrio basato proprio sulle nuove tecnologie. Anche perché di iniziative ce ne sono molte, sia sul piano tecnologico sia su quello metodologico, come dimostrano i due esempi seguenti.

    Le scuole italiane che hanno un proprio sito Internet sono migliaia: alcuni di questi siti sono originali e attivi, spesso per iniziativa di un singolo professore, aiutato da un gruppetto di studenti. In questo caso il ruolo delle parti resta quello corretto, in cui il leader formale coincide con quello reale. Le cose cambiano quando il sito è gestito solo dagli studenti e i professori stanno a guardare: potrebbe essere un handicap per entrambi. La Utet ha messo in Internet la sua collana prestigiosa dei Classici, ed ecco un gruppo di professori romani del Liceo Classico Virgilio, in accordo con il Ministero, cercare un utilizzo di questo materiale per insegnare il latino e la filosofia in un modo diverso. Ad esempio, comincia a farsi strada l'idea che per le traduzioni dal greco e dal latino possa essere utile per lo studente, da un punto di vista formativo, consultare il testo a fronte piuttosto che tentare di decifrare da solo dei rebus grammaticali, perdendo di vista il valore del contenuto. E questo tipo di consultazione risulta particolarmente facile se si ha in linea il testo e una sua traduzione accurata. Il quadro non sarebbe completo se, oltre agli aspetti tecnologici e pedagogici, non considerassimo anche quelli economici. Nel nostro scenario a cinque anni, con tutti gli studenti dotati di un PC portatile e di un telefonino, viene spontanea una domanda: chi paga? Certamente il portatile personale lo pagherà la famiglia, così come oggi paga i libri di testo: ma le spese di collegamento telefonico, che rischiano di essere notevoli, chi le pagherà? Non c'è dubbio che i collegamenti strutturali saranno a carico della scuola: si tratta di cifre assolutamente inconsuete per gli attuali magri bilanci degli istituti scolastici, ma sull'aumento di questo tipo di risorse sembra che ci sia un accordo generale; speriamo anche che i piani, di cui si accennava all'inizio di queste note, diventino presto realtà. Ma le spese di collegamento a Internet dell'eventuale telefonino e quelle del PC da casa non può che pagarle lo studente, cioè la famiglia. Ecco pertanto che si profila un freno, tutt'altro che marginale, alla realizzazione del nostro scenario. Ci potrebbe essere il rischio, già richiamato, che la ferrea legge dell'economia familiare ostacoli il decollo di una soluzione che da un punto di vista tecnico e applicativo sarebbe possibile.
    - Il problema, per quanto a mia conoscenza, non è stato ancora affrontato: certamente dipenderà molto dal livello delle tariffe dei servizi telefonici offerti nelle varie tecnologie. Può darsi allora che l'esigenza di trovare una soluzione accettabile a quest'esigenza giustifichi una sottorete telefonica riservata agli studenti e agli insegnanti per un loro utilizzo da scuola e da casa: soluzione tutta da studiare e valutare, che potrebbe essere oggetto di una ricerca e di una sperimentazione promossa dal Ministero.

    INTERVENTI 

    Antonio Pilati

    Federico Reviglio 

    Dario De Jaco

    Marco Rizzelli

    Emilio Carelli

    Luigi Rocchi

    Angelo Raffaele
    Meo


    Pierluigi Ridolfi

    Pier Giorgio Perotto





     
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