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CONVEGNO: IL WEB IN TASCA
     

Far previsioni un mestiere ing rato Ma oggi è necessario farle

Pier Giorgio Perotto


I Convegni
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  • La previsione del futuro è un mestiere difficile, e in molti casi addirittura non gradito. Keynes diceva che gli economisti non fanno con piacere delle previsioni, perché queste non possono che essere infauste, infatti a medio termine saremo tutti morti! Bernard Shaw diceva ironicamente che le previsioni si sbagliano sempre, specie se riguardano il futuro, ma la cosa non è troppo grave in quanto di solito vengono dimenticate.

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    Oggi però nel pieno della società postindustriale o dell’informazione è importante capire in quale direzione l’incessante sviluppo delle tecnologie ci sta portando, per anticipare le grandi trasformazioni prossime venture del nostro modo di vivere e di lavorare.

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    Noi, per parlare del mondo in cui vivremo, adotteremo la strategia dei futurologi, che è quella di parlare non di eventi ma di scenari, ossia di situazioni sociali, economiche, tecnologiche, assai probabili o tendenziali. D’altra parte oggi assistiamo al nascere di una storia diversa da quella tradizionale, che ignorava le masse e si limitava ad una infinita sequela di battaglie, di guerre e di genocidi, lasciando pressoché immutato per secoli e secoli, proprio lo scenario rappresentativo della vita e del lavoro delle persone comuni. Slide 3 Per individuare lo scenario tipico del possibile futuro mondo in cui vivremo, cercheremo di individuare le forze motrici del cambiamento e partiremo da queste per capire cosa succederà agli umani nel corso del ventunesimo secolo.
    Una prima forza motrice fondamentale è la crescita della produttività del lavoro, che anno dopo anno, dall’inizio della rivoluzione industriale, ha consentito alle masse di riscattare una condizione di biblica povertà che sembrava una condanna divina.
    Da questa e dalle altre forze rappresentate nella parte sinistra della figura sottostante si può dire che si generò l’invenzione del tempo libero dell’età contemporanea. Nel passato la gente in media viveva 100.000 ore e ne passava lavorando la metà. Oggi la vita media è diventata di 500.000 ore e se ne lavora poco più di un decimo. Siamo diventati dei “prosumer” (Alvin Toffler, futurologo)!
    Ma le forze sopraindicate a loro volta generano altre forze indotte (globalizzazione dell’economia e delle interazioni, globalizzazione delle tecnologie e perdita di potere degli stati), che agiscono instancabili determinando ulteriori cambiamenti.

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    La crescita della produttività del lavoro ha avuto una impennata con l’avvento di Internet, che ha determinato quella che potremmo chiamare la rivoluzione delle interazioni. La crescita della produttività si manifesterà soprattutto nelle attività riguardanti i colletti bianchi e le attività immateriali e determinerà profonde trasformazioni di carattere organizzativo e sociale.

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    Il successo di tutte le attività umane, sia a livello individuale che di aziende, dipenderà non solo dalla qualità e/o professionalità, ma anche dalla capacità relazionale. L’essere inseriti in una rete, l’essere “collegati”, superando i vincoli dello spazio e del tempo, diventerà per tutti condizione critica di successo.
    Per rappresentare in modo semplice questi scenari utilizzeremo delle matrici, come quella qui rappresentata, che lega la qualità alle relazioni.

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    Le attività umane saranno sempre più caratterizzate dal fatto di trattare prevalentemente grandezze immateriali, come la informazione in tutte le sue forme, a differenza della passata era industriale, nella quale prevalevano le attività aventi come oggetto grandezze materiali. Anche ora avremo attività destinate a “cambiare il mondo” in senso duraturo e altre destinate ad accompagnare la natura nel suo evolversi ciclico. Le prime però saranno meno distruttive rispetto alle corrispondenti dell’era industriale. Le attività tipiche del prossimo futuro saranno quindi quelle della parte destra della matrice delle attività.

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    Tutto lascia pensare che l’età verso la quale le nuove tecnologie e le altre forze motrici ci porteranno non sarà un semplice prolungamento dell’età postindustriale nella quale ora siamo, ma una nuova età con lineamenti nuovi, che potremo chiamare a buon diritto età della creatività.Infatti la globalizzazione delle tecnologie e lo sviluppo delle mobile-technologies renderanno obsoleti i contenitori tradizionali del lavoro, ossia la grande fabbrica e il palazzo-uffici. Le nuove tecnologie saranno sempre più orientate all’individuo e il loro utilizzo, sia per produrre che per consumare, potrà avvenire al di fuori delle tradizionali potenti e opprimenti strutture e organizzazioni.

    Inoltre essendo le nuove tecnologie globalizzate e a disposizione di tutti gli umani, con l’unico prerequisito della conoscenza come nuovo capitale dell’età della creatività, esse andranno a vantaggio degli individui più che delle aziende, le quali si troveranno ad operare in un clima di esasperata competitività.
    In tale età si genererà un tipo nuovo di attività lavorativa, che non sarà più identificabile col tempo lavorativo o col tempo libero tradizionali, ma si svilupperà come lavoro autonomo, segnando la morte del lavoro dipendente (che non è altro che la continuazione con altro nome dello schiavismo dei secoli passati).
    E’ assai probabile che il temuto jobless growth (crescita senza lavoro), si arresti e, nella misura in cui gli umani non venderanno più tempo lasciando alle aziende il compito di garantirne l’efficiente utilizzo, ma prestazioni, tale nuovo tipo di lavoro avrà tendenza a crescere, come già vediamo oggi per tutti coloro che dispongono di una specifica autonoma professionalità o vocazione.

    INTERVENTI 

    Antonio Pilati

    Federico Reviglio 

    Dario De Jaco

    Marco Rizzelli

    Emilio Carelli

    Luigi Rocchi

    Angelo Raffaele
    Meo


    Pierluigi Ridolfi

    Pier Giorgio Perotto





     
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