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CONVEGNO IL COMPUTER E LA VITA DELL'UOMO

Non subordinare lo sviluppo ai soli valori commerciali

Francesco Silvano
Presidente Ospedale Pediatrico Bambino Gesù

Francesco Silvano, che fu tra i fondatori di Media Duemila, ci fa l'onore di queste note sul convegno dell'Osservatorio TuttiMedia. La nota è piccola, le osservazioni sono brevi, i problemi sollevati sono i massimi. Saremo ovviamente lieti se Boncinelli e Catania, particolarmente chiamati in causa, volessero a loro volta replicare e continuare il dibattito.

Tutti i Convegni organizzati per offrire sintesi di pensiero e spunti di riflessione hanno al loro interno il virus della visione partorita da una specifica esperienza che tende ad inglobare la totalità dei fattori pur non essendone partecipe: e questo crea un vulnus nelle persone che ascoltano, muovendo da altre esperienze etiche, culturali, professionali e gestionali, generando a volte sconcerto, a volte reazioni più o meno motivate. Assistendo all'ultimo Convegno organizzato dall'OTM dal titolo "Il computer per la vita dell'uomo", ho provato una sensazione di disagio che cercherò di definire sinteticamente con il benevolo consenso degli organizzatori ed in particolare dell'infaticabile Presidente Giovanni Giovannini.

L'intervento del Prof. Boncinelli, uomo di poliedrico ingegno e di assoluta libertà intellettuale, non mi ha per il vero sorpreso conoscendo il suo indulgere alla tentazione della provocazione, ma al tempo stesso mi ha proiettato in una dimensione priva di ancoraggi definiti; mi sono sentito fluttuare nel tempo e nello spazio immerso in una sorta di caligine nebbiosa ove a sprazzi compariva il brillar di un'ipotesi subito smentita da contraria argomentazione.

L'incalzare della tecnologia, la disponibilità di strumentazione sempre più affinate e sofisticate, l'evoluzione dei campi di ricerca parrebbero costituire fondamenta basilari se non risultassero più che condizionate dal divario tra le complessità della creazione e la reale capacità dell'uomo di scandagliare sistemi che con il progress della ricerca si palesano sempre più articolati, indeterminati ed irraggiungibili . Eppure lo scienziato non avverte il senso del limite e muove dalla convinzione di poter sempre più proiettarsi nei meandri dell'identità, senza accettare il principio dell'ultima frontiera rappresentata della differenza esistente tra l'omniscenza del transcendente e la dimensione finita della conoscenza.

Non intendo esprimere giudizi, perchè uno solo è il Giudice, ma Boncinelli, prima di lanciarsi nell'agone delle definizioni o delle espressioni verbali di forte impatto (dalle protesi alla neotesi) , dovrebbe accettare la tesi che non è possibile utilizzare algoritmi per giungere alla frontiera della scienza e neppure la tesi dell'era post-informatica, se prima non si accoglie il messaggio che Bosquet lanciò nell'omelia in morte di Luigi XV re di Francia "Mes freres, Dieu seul est grand". Dell'intervento brillante dell'ing. Elio Catania, Presidente ed Amministratore Delegato di IBM Italia, che ebbi l'onore di conoscere in anni ormai lontani e con cui mi confrontai in pubblici dibattiti sul ruolo dell'ICT, vorrei trarre spunto per alcune riflessioni concernenti l'ambito della tecnologia nel mondo sanitario.

Nulla quaestio sulla legge di Moore, sulla incessante moltiplicazione delle potenzialità degli strumenti elaborativi, sul superamento della intelligenza umana nel gioco degli scacchi, ma per quale ragione si insiste nel non voler correlare il reale bisogno elaborativo alla potenzialità dei sistemi?

Quando vedo da un lato l'enfasi che accompagna la visione della robotica in campo chirurgico e dall'altro la trascuratezza che accompagna il processo di digitalizzazione delle immagini (processo che assicura riscontri diagnostici di elevata qualità), quando sono costretto a chiedermi le ragioni per cui ecografi, apparati di emodinamica, installazioni di risonanza magnetica debbono essere sostituiti a costi crescenti per una più spinta sofisticazione del software operativo senza alcuna garanzia di risultati premianti gli investimenti da affrontare, provo una sensazione di incompiutezza che ha fondamento nella chiara mistificazione del processo di sviluppo, troppo subordinata a meri valori commerciali.

Del resto basta pensare al problema della sicurezza dei dati e della tutela della privacy, per dedurre che gli obiettivi d'ordine sociale non sono affatto considerati a tutto vantaggio dello sviluppo di tecnologie innovative che peraltro non sanno porre un freno alle disseminazioni dei virus nelle reti Internet.

Ancora una volta si preferisce dimenticare i problemi reali per dar spazio ad una filosofia della conoscenza che affonda le sue radici in un magma mutante: e diventa arduo allora parlare di radici.



 
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