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NUOVI CONTENUTI PER NUOVI VETTORI
Da Internet al mobile verso il digitale terrestre



Giovanni Giovannini
Presidente Osservatorio TuttiMedia

Giovanni Giovannini apre questo workshop, il secondo che l'Osservatorio TuttiMedia organizza in collaborazione con il Telecom Italia Lab, il decimo da quando nel 1996 l'associazione è nata:
Grazie al Telecom Italia Lab e al suo Direttore Andrea Granelli che rinnovando un'ormai antica tradizione ha voluto offrire al nostro Osservatorio TuttiMedia non solo la consueta cortese ospitalità, ma anche e soprattutto l'efficiente collaborazione nella preparazione del convegno, a cominciare dalla relazione generale dell'ing. Franco Bettini, responsabile Research&Operations e dal primo degli interventi, quello appunto del Direttore Granelli.
Non farò ai relatori, a voi tutti, a me stesso, il torto di una presentazione ad personam, perché sono tutti protagonisti di quella che noi amiamo chiamare la Grande Mutazione o l'avvento dell'Era Informatica.
Uno, una anzi, saluterò per tutti, la mia ex allieva alla Luiss: Gina Nieri. Il protocollo infine mi impone di leggere il fax di scuse per la mancata presenza di Giancarlo Innocenzi, sottosegretario alle Comunicazioni, singolare e raro esempio di politico che sa le cose di cui si occupa.
Vado svelto e sintetico, così come vogliamo i nostri convegni, brevi, densi di contenuti con relatori che sono tra le massime autorità in ogni settore. Il nostro obiettivo è avere chiaro il cambiamento della nostra società da qui a un lustro.
Oggi parliamo di contenuti e di tecnologia e cerchiamo di comprendere l'importanza dell'avvento del digitale terrestre; non solo, ma soprattutto l'impatto economico e sociale di tutti i nuovi "vettori". Quali contenuti per questi nuovi vettori, ecco l'argomento che ci proponiamo di sviscerare.
Riusciremo a delineare un quadro sufficientemente chiaro e completo nel poco tempo che ci siamo dati, l'espace non d'un matin mais d'un après midi?




Filippo Bettini
Responsabile Research&Operations Telecom Italia Lab

La larga banda si sta configurando come una delle tecnologie di base con maggiori prospettive di crescita nel vasto panorama mondiale delle offerte ai consumatori residenziali e business. Nell'arco di un anno, da aprile 2002 ad aprile 2003, il numero degli europei che navigano in Internet su broadband è cresciuto del 136% (nella sola UK sono aumentati addirittura del 235%) e rappresentano il 28% della "popolazione della Rete", una crescita del 14% rispetto all'anno scorso. Nella maggior parte dei Paesi però meno del 10% delle abitazioni è connessa in banda larga; il paese leader a livello mondiale è la Corea, dove il 54% della popolazione dispone di connessioni a banda larga da casa propria (in Italia è circa l'1%!) e che, grazie a ingenti investimenti statali che a fine 2005 raggiungeranno ben 11 miliardi di dollari, supera Canada, Giappone e USA nella diffusione del servizio. Il primo servizio che attira gli utenti verso la larga banda è l'accesso ad Internet; tuttavia raggiunti certi livelli di penetrazione (nel caso Korea e USA, quasi il 60% e 40% delle popolazioni) la domanda di questa servizio tende a saturare. La difficoltà nell'individuare i diversi servizi e contenuti da veicolare deriva dal fatto che ogni mercato ha caratteristiche proprie. L'incremento di velocità offerto dalla larga banda è necessario quando emerge la necessità di servizi come video, musica e giochi. Internet broadcasting, distribuzione di musica e gaming on line sono le tre categorie che ne trarranno beneficio. Infatti nel paese più broadband al mondo, la Corea, i giochi in rete e le applicazioni audio-video sono tra le categorie più sviluppate. I content services nascono però come soluzioni che abbracciano solo una ristretta nicchia di potenziali clienti, interessati ad un dato contenuto. Questi servizi per aver successo devono affiancarsi a quelli più classici di comunicazione che invece abbracciano la totalità della popolazione. Forrester Research chiama questa unione tra contenuti e servizi di comunicazione conversational content.
In questo modello di business, basato sull'unificazione del mondo del mobile, della multimedialità e di Internet, i mezzi di comunicazione (e fruizione di contenuti) mobili saranno i protagonisti a livello mondiale. Oltre alla capillarità di diffusione di questo vettore (nel mondo il 71% della popolazione adulta usa terminali mobili) anche la componente di portabilità gioca un ruolo fondamentale. Proprio questo aspetto fa suscitare un forte interesse di tutti gli operatori mobili circa la possibilità di creare nuove opportunità di business, facendo leva sulla elevata diffusione unita alla semplicità d'uso dei terminali mobili: ad esempio, "entrare nello spettacolo televisivo" portando il telefono mobile come strumento abilitante per nuovi format televisivi (dalle votazioni real time, alla possibilità di compiere audizioni di nuovi aspiranti attori tramite le fotocamere che sono presenti nei telefoni di ultima generazione). In questo quadro i terminali giocano un ruolo decisivo nell'offerta di servizi multimediali interattivi. Le esigenze dei nuovi servizi, sempre più elevate, richiedono la disponibilità di terminali mobili sempre più performanti (display di dimensioni generose ed a colori, e memorie sempre crescenti). Resta però la scommessa di convincere la clientela a cambiare il proprio cellulare per passare ad un modello più moderno ed in grado di fruire questi nuovi servizi di qualità. Uno dei motivi principali per cui il decollo mondiale dell'UMTS non è ancora avvenuto è stato proprio la mancanza di un'offerta variegata di terminali mobili evoluti. Secondo il leader mondiale dei terminali mobili Nokia, che detiene il 35% del totale dei terminali sul mercato, seguito da Motorola con il 15%, l'evoluzione degli attuali servizi verso quelli di terza generazione sarà graduale e avrà come protagonisti quelli legati al messaging, in particolare person-to person (il 66% della popolazione mondiale utilizza il messaging: di questi il 55% vi accede tramite terminale mobile), i content and business services e i voice and rich call services. Altri nuovi servizi, in fase pre-commerciale in Italia, offerti su reti GPRS, sono legati al mondo dei videogame avanzati. Questi servizi consentiranno di giocare in rete in modalità multiplayer con grafiche evolute; altri servizi offriranno in streaming o download and play pillole informative in formato video; altri ancora video MMS tematici, ovvero messaggi multimediali con all'interno brevi clip audio-video (ad esempio, è allo studio la possibilità di mettere a catalogo brevi spezzoni delle più famose soap opera). Con l'avvento poi dell'UMTS il servizio principale che si aggiungerà all'offerta attuale è rappresentato dalla videocomunicazione mobile.
Con la DDT si raggiunge il massimo punto di convergenza tra TV e Telecomunicazioni: l'apparecchio televisivo si trasforma in piattaforma di erogazione di servizi interattivi di nuova generazione per rispondere al crescente desiderio delle emittenti televisive di instaurare rapporti sempre più stretti con il telespettatore. I vantaggi dello standard digitale possono essere così sintetizzati: potenziamento della qualità del servizio televisivo e uso più efficiente dello spettro (aumento del numero dei canali- il Piano Nazionale delle frequenze per la TV digitale consente di diffondere 48-60 programmi a livello nazionale e 24-30 a livello regionale- e migliore qualità delle immagini), interattività e trasmissioni dati. Grazie al set-top box, l'adattatore digitale da applicare al televisore tradizionale, l'utente può acquisire in forma interattiva una serie di servizi aggiuntivi semplicemente collegando l'apparecchio alla linea telefonica domestica.
Ciò significa che anche nelle case in cui non è mai stato utilizzato il PC sarà possibile accedere all'insieme dei servizi associati ad Internet e i consumatori potranno compiere da casa operazioni che oggi richiedono l'utilizzo del computer o implicano lo spostamento in luoghi specifici.
Le categorie di servizi che si renderanno disponibili grazie alla DTT possono essere raggruppate in tre classi: il Broadcasting Avanzato (i cui servizi distintivi sono: l'EPG, Electronic Programme Guide, una guida aggiornata in tempo reale dei palinsesti dei vari servizi disponibili: arricchimenti, riassunto degli eventi nel caso di sintonizzazione a programma già iniziato, nome del regista, attori, trama,… e prevede il solo utilizzo del telecomando; e il Super-Teletext, un televideo arricchito da immagini, ipertesti, clip audio-video. Entrambi i servizi, completamente innovativi, arricchiscono in modo significativo l'offerta televisiva tradizionale.), il Broadcasting Interattivo (con il canale di ritorno si avranno servizi di comunicazione one-to-one: mail/chat, e lo sviluppo di applicazioni transattive: quiz, televoto, sondaggi, T-banking, T-commerce, T-government, pay per view, gaming…) e l'accesso ad Internet. Dopo i fallimento della DTT in Paesi come America, Spagna e Inghilterra, gli Operatori si sono resi conto che per aver successo la DTT non avrebbe dovuto intraprendere strategie concorrenziali con gli operatori satellitari ma crearsi un proprio modello di offerta. In Italia, così come nel resto d'Europa, si sta delineando una forma di servizio gratuito (DTT-Free-To-Air), dove, a pagamento, saranno solo i servizi a valore aggiunto, quelli interattivi. La legge 66 del 2001 stabilisce che lo switch-off analogico debba avvenire al 31/12/2006. Allo stato attuale, gli esperti del settore ritengono che ci sarà uno slittamento almeno fino al 2010.
La larga banda offre un nuovo percorso di distribuzione per il video entertainment, un veicolo per nuovi servizi d'entertainment interattivi. E' di poche settimane fa il lancio della prima TV offerta via cavo telefonico: segnale forte del fatto che gli operatori telefonici si stanno organizzando per offrire programmi televisivi sia su fibra ottica, sia su ADSL. Un'altra frontiera traguardata verso la totale convergenza tra telefono e TV.
Le esperienze TILAB
Anche il Gruppo Telecom Italia nei laboratori del centro di ricerca che ospita questo convegno è impegnato in alcune delle aree di evoluzione che abbiamo identificato. L'attività di ricerca è innanzitutto diretta al supporto delle Business Unit del Gruppo Telecom per lo sviluppo di servizi innovativi per le reti a larga banda fisse e mobili, per Alice e per il GPRS/UMTS.
Sono in corso sperimentazioni e studi in laboratorio oltre ad esperienze con partner significativi. Vediamo alcuni esempi.
Sperimentazioni con Museo Nazionale del Cinema di Torino
Facciamo onore alla città che ci ospita ed iniziamo dalle iniziative che vedono nell'ambito di Progetto Italia il nostro Gruppo collaborare con la suggestiva e stimolante realtà del Museo sito nella Mole Antonelliana.
Nel corso del 2002, con l'inaugurazione del 19 Novembre, è stata raggiunta una prima tappa della collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema, con la presentazione del progetto Wireless Museum/Multimuseo e dell'ambiente Reseau. Nell'ambito del Wireless Museum, TILAB ha progettato e realizzato la rete Wireless (conforme sullo standard IEEE802.11) nell'aula del Tempio della Mole Antonelliana gestita da remoto (postazione in TILAB) con il sistema TILAB Walk-it utilizzando come rete di trasporto Reseau. Chi visita l'Aula del Tempio della Mole Antonelliana può così accedere ai contenuti multimediali del Wireless Museum e a ogni ulteriore informazione resa disponibile nell'ambiente circostante.
Tramite la rete sperimentale Reseau, è stato realizzato in collaborazione con TILAB il Laboratorio sul Cinema del Futuro, uno spazio sperimentale attraverso il quale esplorare alcune "interpretazioni digitali" delle linguaggio cinematografico del montaggio.
Il contributo di Telecom Italia Lab è stato incentrato sulla possibilità di realizzare un modello dinamico, che preveda, dal lato utente, infinite possibilità di fruizione di contenuti e, dal lato museo, una flessibile e continua riorganizzazione e diffusione delle informazioni in formato digitale.
Nel corso del 2003, la collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema prosegue, con la pianificazione congiunta di diverse attività fra cui l'estensione da parte Telecom Italia della LAN/WLAN e lo sviluppo delle soluzioni per la nuova area di reception.
E' inoltre previsto un contributo al progetto del nuovo Corso di Laurea in Ingegneria del Cinema e dei Mezzi di Comunicazione recentemente annunciato dal Politecnico e dal Museo Nazionale del Cinema. Sia il Museo, sia il Politecnico sono tra i primi utilizzatori della rete sperimentale Reseau, base per applicazioni e sperimentazioni avanzate.
Reseau rappresenta l'Internet del futuro, utilizza trasmissione ottica e protocolli Internet di nuova generazione, ed è la base su cui sperimentare nuove forme di fruizione per i contenuti del Museo Nazionale del Cinema.
Laboratorio Digitale di Comunicazione Telecom Italia
Nell'ambito di Progetto Italia, è stata poi sviluppata un'iniziativa che ha l'obiettivo di sperimentare forme di integrazione/interazione tra TV, reti broadband fisse e mobili, e applicazioni multimediali avanzate: coniugare creatività e tecnologia per sperimentare cosa significhi produrre contenuti multimediali innovativi sia nella forma sia nelle modalità di distribuzione. Questo progetto didattico innovativo consente a studenti e neo-laureati in Scienze della Comunicazione selezionati tramite un bando dell'università La Sapienza di Roma di sviluppare progetti all'interno di un laboratorio ubicato presso gli studi di Mediaset RTI ed attrezzato con tecnologie fornite da Telecom Italia.
I tools installati da TILAB nel laboratorio consentono di produrre filmati e di visualizzarli su terminali wired e wireless, costruire personaggi virtuali animati, generare videomessaggi, inviare questi contenuti verso trasmissioni TV, costruire scene multiscreen, produrre flussi multimediali interattivi.
 Nella prima fase di attività si è concentrata sull'estensione dei format televisivi esistenti che vengono arricchiti grazie a collegamenti e applicazioni di nuove tecnologie e servizi di comunicazione.
I progetti selezionati hanno sviluppato le seguenti tematiche:
WI-Casting
Parte dall'idea di base che chiunque sia in possesso di un telefono cellulare di nuova generazione o di un personal computer con telecamera ed accesso ad Internet ha la possibilità di proporsi nel mondo dello spettacolo. I provini, inviati sotto forma di clip, possono essere utilizzati per partecipare a casting on line e per essere inseriti in strisce televisive da mandare in onda nel corso della giornata.
Spuntini di svago
L'intrattenimento sempre a portata di mano. Piccoli "spuntini" di cinema, televisione, libri e musica, da consumare su dispositivi mobili, in TV o sul WEB, grazie ad un'interfaccia semplice e accattivante. Grazie ai telefoni cellulari di nuova generazione sarà inoltre possibile partecipare a video-community tematiche e usufruire di servizi che rendono la vita più facile e più piacevole: dal mobile ticketing alle info mobility.
MULTV
La finalità del progetto "Multv" è l'implementazione della tecnica del multiscreen su piattaforme televisive e WEB, individuando sia applicazioni realizzabili nell'immediato sia nuove direttrici strategiche e di contenuto, strutturando un nuovo linguaggio visuale che faccia dell'interattività la propria caratteristica vincente.
Una delle note più interessanti è senza dubbio l'introduzione delle "soggettive", ovvero riprese che attraverso le microcamere consentono letteralmente di entrare nell'occhio di chi guarda. 
Avatar games
I nostri progetti puntano a proporre un originale uso degli Avatar costruiti con la tecnologia JoeXpress, fornita dal Telecom Italia Lab.
Nel primo game l'Avatar ha la funzione di mascherare l'identità del concorrente. Nel secondo game invece l'Avatar rappresenta un personaggio di una serie TV che deve essere animato da ogni giocatore. I principali devices utilizzati sono i cellulari di terza generazione ed Internet. Anche questo game può rivelarsi un ottimo strumento di fidelizzazione dell'audience riferito a prodotti nuovi o già affermati e, soprattutto, può indurre a coinvolgere con maggiore facilità un pubblico giovane.
SitCom
La TV che segue il quotidiano: produzione di contenuti realizzati per essere fruiti da dispositivi mobili di nuova generazione specifici per fasce orarie.
Videocomunicazione, videointervento e altri servizi da Internet per la TV
I format di diverse trasmissioni televisive di successo includono già l'interazione con il telespettatore prima, durante e dopo la trasmissione realizzata mediante servizi di telecomunicazioni: dalle telefonate alle e-mail, agli SMS.
Con i nuovi servizi disponibili per chi si collega sia da rete fissa sia da rete mobile, già oggi è possibile arricchire l'interazione con fasce importanti di pubblico.
Una prima forma di evoluzione sviluppata nei nostri laboratori è quella del videointervento. Questa soluzione consente interventi video registrati a telespettatori equipaggiati con un personal computer dotato di webcam e collegato ad Internet.
L'interfaccia dell'applicativo client, scaricabile dal web, è stata sviluppata con particolare attenzione alla facilità d'uso. Prevede infatti solo quattro pulsanti (registra, rivedi, invia, esci) e consente operazioni semplici ma di pieno controllo del contributo video da inviare alla redazione.
La soluzione server installata presso la redazione del programma televisivo consente di visionare, gestire e selezionare in modo efficace i contributi prima della messa in onda.
Sperimentata con un'importante trasmissione sportiva, la soluzione si presta ad essere adattata a diverse esigenze applicative e a possibili integrazioni con altre forme di raccolta dei contributi, ad esempio da cellulare oltre che da Internet.
Ulteriori soluzioni in fase di studio consento inoltre di estendere questo stesso concetto grazie alla possibilità di realizzare delle video-chat, ovvero delle sessioni in cui sia telespettatori sia commentatori interpellati dalla trasmissione, intervengono in onda da remoto tramite l'apertura di diverse finestre presentabili con opzioni diverse, gestibili dalla regia, in funzione delle esigenze dei diversi programmi.
Mobile
Nel settore mobile una delle soluzioni più innovative in fase di test nei nostri laboratori è rappresentata dalla TV su cellulare. Dal terminale mobile si potrà infatti scegliere un canale televisivo tra quelli disponibili, visualizzabile in streaming, con un ritardo inferiore ai 30" rispetto alla messa in onda. Questa tipologia di servizio verrà molto probabilmente offerta all'utenza dall'operatore mobile con il concetto del pay per view televisivo, ovvero sarà possibile abbonarsi ad una data trasmissione e ricevere nell'ora della diretta televisiva un messaggio di avviso che consentirà al cliente di iniziare lo streaming del contenuto.
La televisione Digitale Terrestre
 Le attività di ricerca su servizi interattivi per la TV digitale terrestre perseguono l'approfondimento delle opportunità legate all'introduzione della DTT sul mercato italiano in un'ottica di medio periodo. Lo studio nei nostri laboratori di ricerca si sta concentrando principalmente sullo sviluppo e la sperimentazione in campo di servizi interattivi abilitati dall'uso integrato delle piattaforme DTT e ADSL (ed in prospettiva anche quella mobile) e le relative soluzioni applicative; e sulla definizione di architetture end-to-end necessarie all'erogazione dei servizi.
Gli elementi chiave che si ritiene debbano essere assicurati per la realizzazione dello scenario di convergenza TV e TLC sono:
L'introduzione di modelli di business basati bandwidth-on-demand e pay-per-use per abbassare le barriere di prezzo all'adozione di servizi evoluti (VOD, PVR) ed "educare" il cliente all'utilizzo del broadband.
La disponibilità del servizio (ridotti tempi di set up) che ha una importanza prevalente rispetto alla banda disponibile.
La diffusione di applicazioni evolute, che utilizzino TV e collegamenti dati per fruire di servizi innovativi di comunicazione (videocomuncazione, teleassistenza, messaging, e-learning on TV, gaming).
La connessione always on potrebbe consentire di moltiplicare le occasioni di utilizzo del collegamento dati, raggiungere nuovi segmenti di clientela e ampliare il portafoglio di servizi.
Un punto centrale delle attività ricerca TILAB è finalizzato allo sviluppo di un modello di mercato "orizzontale" (contrapposto a quello "verticale" tipico del satellite) in cui tutti gli operatori avranno accesso all'intera audience disponibile e la possibilità di ricorrere a soluzioni multivendor che evitino il rischio di vendor lock-in.
Non meno importante, anzi elemento chiave per l'affermazione di nuovi servizi interattivi su TV, è l'attività di ricerca sulla user experience e sui nuovi paradigmi. La definizione di servizi che trasferiscano la ricchezza delle applicazioni di TLC nell'ambiente semplice e familiare della TV è un elemento fondamentale del processo di convergenza.
Per raggiungere questo obiettivo è necessario sviluppare una stretta collaborazione tra creativi e esperti di tecnologia, competenze di design dell'interfaccia con l'utilizzatore e competenze sui nuovi device e piattaforme.
TILAB con il Service Lab ha un'esperienza pluriennale nella prototipazione di servizi innovativi che vengono provati con gli utilizzatori finali e messi a punto per una migliore usabilità. Sono inoltre state maturate competenze in paradigmi di comunicazione propri del mondo delle comunità e nella usabilità. TILAB intende investire ulteriormente sia nella definizione di una GUI (Graphic User Interface) con modalità di interazione standard e semplificate (tramite telecomando) con servizi interattivi, sia in nuovi paradigmi che possono emergere dalla contaminazione della esperienza Internet e mobile con il mondo TV.



Andrea Granelli
Direttore Telecom Italia Lab

"Dobbiamo fare in modo di avvicinare la tecnologia ai contenuti, al fine di far dialogare ingegneri, tecnologici, comunicatori, estetologi, designer. Se non creiamo una koinè, un gruppo multidisciplinare coeso non riusciremo a fare innovazione, con l'ineluttabile risultato di perdere la partita del futuro".
Il messaggio di Andrea Granelli, direttore di Telecom Italia Lab è chiaro. Più che "convergenza", una parola statica, che rispecchia il primo momento di sviluppo delle tecnologie informatiche e telematiche, il manager preferisce parlare di contaminazione, di ibridazione, "perché - spiega - l'orizzonte della ricerca è così frastagliato da non prestarsi a definizioni rigide".
Granelli ha saputo interpretare la "difesa d'ufficio" degli ingegneri, in una chiave argomentativa originale ed efficace. "Assistiamo all'esplosione della tecnologia - ha esordito - meravigliati, attoniti, quando non sconvolti dal ritmo impressionante con cui avanza la ricerca e la sperimentazione. Questo succede perché non pensiamo che l'asimmetria tra l'evoluzione dei sistemi e degli apparati hi - tech e la capacità di elaborare contenuti e di controllare le stesse macchine dell'informazione, è un fatto naturale che ha attraversato la storia dell'umanità. Lo sviluppo della scienza non ha un cammino lineare. Non dimentichiamo che Einstein prese inconsapevolmente a prestito delle formule matematiche che non avevano niente a che fare con la teoria della relatività, approdo rivoluzionario destinato a sconvolgere la cosmologia e la fisica newtoniana".  
Le parole di Granelli rievocano, in maniera evidente le teorie di Popper, del Nobel recentemente scomparso Ilya Prigogine, oltre che quelle di Monod e Schumpeter. Tutti riferimenti impliciti che non appesantiscono, ma che danno sostanza alla visione probabilistica dello sviluppo della scienza, sostenuta dal manager in più occasioni: "Dal rapporto capriccioso tra caso e necessità è iniziata la nostra avventura biologica sulla terra, da questa stessa diade traggono origine le scoperte che hanno cambiato il volto della civiltà. Non possiamo ignorare la forza di questa legge. Nella scienza non c'è certezza".
A Granelli piace applicare l'affermazione popperiana all'innovazione tecnologica nel campo bollente dell'Information Society: "In campi come l'informatica, che potrebbero sembrare i più neutri, non dobbiamo stupirci se le barriere culturali giocano un ruolo determinante. Pensiamo al successo degli SMS, dovevano servire come scambio di informazioni tra tecnici e addetti ai lavori, sono diventati il fenomeno più eclatante di questo inizio di millennio, un'autentica killer application destinata a mutare tempi, stili e modi della comunicazione. Questo succede perché l'ICT tocca la parte soft dell'uomo, la sua sensibilità, il modo di ragionare, di creare connessioni tra le parole e le cose. Non a caso si parla in Giappone di generazione del pollice, volendosi riferire a quel mondo giovanile che ha imparato a convivere con il telefonino, divenuto la protesi costante, il ponte di collegamento tra l'io e il tu. Sono, infatti, le tecnologie che descrivono il nostro modo di essere nel mondo, in un flusso magmatico di distruzione creatrice".
Informatica, telematica e neuroscienze
Oltre alla complessità scientifica ed epistemologica, il fitto intreccio che oggi intercorre tra informatica, tlc, biologia e neuroscienze è stato l'altro aspetto su cui più ha insisto il direttore di TILAB. "Da alcune recenti ricerche - ha precisato - risulta che una parte del lobo parietale del cervello stia subendo delle modificazioni, proprio in virtù degli stimoli nuovi cui siamo giornalmente sottoposti, quando utilizziamo il pollice sulla tastiera del telefonino e con movimenti piccoli, veloci ed estremamente precisi governiamo il funzionamento dell'apparecchio.
Il fattore tecnologico si "sublima", fino a superare la dimensione strettamente utilitaristica, divenendo, secondo Granelli, un momento del racconto della nostra vita, una narrazione del nostro cambiamento in tutti gli aspetti: sentimentali, relazionali, culturali, professionali. "Per il marketing del futuro avremo bisogno di narratori non tanto di economisti, di figure che sappiano valorizzare i momenti di integrazione e non di separazioni tra campi diversi del sapere".
Ma non si può parlare di ricerca e sviluppo senza tenere conto della politica, cui compete il momento della scelta, che è sempre connessa alla risoluzione di un dilemma, allo scioglimento di un'alternativa. "Lo sviluppo futuro della televisione digitale, giustamente al centro di questo dibattito, è fortemente connesso agli intendimenti del governo, in un momento in cui è in discussione al Senato la legge Gasparri di riordino del sistema radiotelevisivo. La crescita di nuove opportunità nel settore non sarà il frutto di una cieca necessità.
 La televisione digitale interattiva, così come la diffusione della larga banda potranno diventare un modello, un paradigma, se imprenditori, ricercatori e politici sapranno elaborare un progetto valido. Allora l'infrastruttura tecnologica si potrà tramutare in uno straordinario cavallo di Troia, attraverso cui sarà possibile alfabetizzare gli utenti alle nuove tecnologie. Ma per far questo occorrono volontà e investimenti".
L'utente è il contenuto
La parola chiave del futuro non sarà solo l'interattività, ma la personalizzazione dei servizi, la personal customization. "Avere una consolle o un pc wi - fi, metterlo davanti alla tv, può originare uno scambio con la sorgente del messaggio, che consente un ripensamento del prodotto televisivo o del servizio, che oggi può essere adattato a misura dell'utente - spettatore. Solo a questa condizione l'utente - questa volta Granelli rispolvera Mc Luhan - diventa il vero contenuto della comunicazione. Scatta l'ibridazione, la contaminazione tra la spinta verso la personalizzazione propria dell'ambiente informatico e la massificazione tipica della televisione e di ogni sistema broadcast di diffusione dell'informazione".
"Sembra che ci sia troppa fretta e che l'orologio del progresso debba segnare in termini di quantità le conquiste della scienza. Ma la storia - ha concluso Granelli - non può essere misurata in pochi anni. Non si può parlare di flop e giudicare un fenomeno complesso come Internet nel brevissimo periodo. C'e' stata l'esperienza di alcuni portali nati nel periodo dell'euforia Internettiana, che si sono rivelati architetture vuote, fine a se stesse, ricorsive, bilanciata però dalla vitalità delle convention di navigatori, delle comunità virtuali, capaci di esprimere una dimensione di gruppo, animata di cultura, interessi, curiosità.
La scommessa del futuro sarà quella di rendere accessibile lo strumento multimediale ad una fascia sempre più ampia di persone, perché la democrazia è sempre più partecipazione, nell'era dei satelliti e di Internet. Di troppa informazione - ha dimostrato un recente studio della Società Italiana di Psichiatria - si può anche morire, anche i bit possono far male, se schiacciano l'individuo, se soprattutto non contribuiscono ad illuminare la costante sete di verità che contraddistingue la natura dell'uomo".



Aldo Grasso
Editorialista Corriere della Sera

Oggi stiamo vivendo uno sviluppo asimmetrico: da un lato assistiamo a grandi investimenti per lo sviluppo delle tecnologie legate alle telecomunicazioni (di cui il digitale terrestre e la larga banda non sono che la punta dell'iceberg) dall'altro da alcuni anni è incontrovertibile la stagnazione dei contenuti. Dove i contenuti non sono solo i programmi della tv generalista, ma anche tutto ciò che riempie i servizi legati alla telefonia mobile o al satellite o a Internet. Sembra che tutti si fidino ciecamente di McLuhan: se il mezzo è il messaggio, allora investiamo su un mezzo tecnologicamente perfetto e dalle straordinarie potenzialità; tanto il messaggio verrà di conseguenza. Invece non è vero: i mezzi di oggi sono sempre più vuoti e poveri perché non si investe sulle risorse umane capaci di pensare contenuti adeguati ai nuovi media.
Tutta questa interattività che oggi offre Internet e che domani sarà disponibile anche tramite il digitale terrestre mi preoccupa. Mi domando, per esempio, cose avrebbe pensato Federico Fellini se al pubblico fosse stata data la possibilità di scegliere il finale di un suo film o di decidere se un tal personaggio fosse da eliminare o da trasformare in protagonista assoluto.
Condivido pienamente le acute osservazioni fatte dal prof. Ricciardi, specie per ciò che riguarda il libero accesso agli archivi. Chiunque, a prescindere dal buonsenso e dal grado di intelligenza, ha bisogno di essere preparato per apprezzare in pieno la tradizione culturale di un popolo o di un epoca. Senza una minima preparazione la Tragedia greca può sembrare incomprensibile così come c'è il rischio che Shakespeare sia ridotto a uno scrittore di avventure romantiche o di intrighi di corte e si perda tutta la profondità e la poeticità delle sue opere.



Gina Nieri
Consigliere d'amministrazione Mediaset

Negli ultimi mesi incontro sempre più persone preoccupate dall'avvento della tv digitale terrestre che mi chiedono "cosa dobbiamo aspettarci" dal digitale terrestre? Io credo che occorra mettere da parte i timori preconcetti. Il digitale terrestre è una evoluzione tecnica di un mezzo (la tv) che permetterà a questo mezzo di offrire al pubblico nuove opportunità.
Innanzitutto la multicanalità: ovvero dove prima "passava" un canale tv, nella stessa "fetta" di etere ora ce ne stanno cinque. E questo vantaggio risolve alla radice il problema della scarsità di frequenze televisive che affligge da sempre il nostro Paese, permettendo inoltre di superare certe beghe giudiziarie sull'assegnazione delle frequenze stesse e una parte del dibattito sul duopolio televisivo.
Il secondo vantaggio, che sarà il più tangibile per il pubblico, riguarda l'interattività. Con il digitale terrestre la tv si avvicina a Internet permettendo al telespettatore di avere da televisore di casa nuovi servizi e di "partecipare" con più agilità alle trasmissioni tv. Il che ha due immediate ricadute. Da un lato la tv digitale terrestre potrà riguadagnare quella fetta di pubblico giovane che, trovando le trasmissioni sempre più "piatte" e ordinarie, aveva abbandonato il televisore in favore del computer e di Internet. Dall'altro permetterà a quel pubblico di adulti e anziani non tecnologicamente e culturalmente attrezzato all'uso del Web di avvicinarsi a Internet attraverso uno strumento (il televisore, il telecomando) con cui sono assolutamente in confidenza.
Capisco le preoccupazioni espresse dal prof. Ricciardi su un uso maldestro della convergenza, ma ridimensionerei il rischio: per quanto una persona possa attrezzarsi in casa con tutti gli ultimi ritrovati dell'home theater, un film visto al cinema dà delle sensazioni che è impossibile "riprodurre" nel salotto di casa.



Andrea Piersanti
Presidente Istituto Luce

"Nuovi contenuti per nuovi vettori" è un tema che ci costringe a pensare anche alle prospettive di mercato. Il settore dell'audiovisivo si merita ormai nuovi strumenti per il marketing e il commerciale. Insieme con la Fondazione Bordoni abbiamo avviato uno studio di fattibilità su un progetto che potrebbe servire per affrontare il problema. Ecco di cosa si tratta.
AIM (Audiovisual Interactive Market)
AIM (Audiovisual Interactive Market) è un progetto di valorizzazione e di sviluppo economico dell'industria cinematografica italiana. Lo scopo primario che si prefigge è quello di promuovere i prodotti filmici (fiction, documentari, corti, film, eccetera) sul mercato internazionale dell'audiovisivo raggiungendo i destinatari anche più remoti attraverso una piattaforma on line che funga da vetrina-archivio, con funzioni di compravendita elettronica dei diritti. AIM rivoluziona un mercato che oggi ha una pratica legata a pochissimi momenti temporali a cui ha accesso solo una parte del target potenziale e una porzione dell'offerta di audiovisivi. Ciò significa aprire il mercato della compravendita dei diritti anche e soprattutto al settore delle piccole e medie imprese dell'audiovisivo (produttori e distributori indipendenti, network televisivi locali, cable TV, eccetera, a livello mondiale).
AIM è primariamente un sistema digitale per la Content Syndication dell'audiovisivo, ma ciò che lo rende unico è la possibilità – esclusiva – di costituire il primo mercato telematico di settore dove vengono rappresentati modelli finanziari di stile borsistico.
Il beneficio si tramuta non solo in un allargamento del mercato e dell'offerta, ma anche in una valorizzazione più corretta degli asset in gioco, grazie a uno strumento di intermediazione costantemente disponibile e globalmente accessibile.
Un tale progetto comporta lo studio e l'utilizzo di tecnologie avanzate e, in alcuni casi, lo sviluppo di soluzioni innovative, al fine di rendere l'accesso alle risorse semplice, ma al tempo stesso sicuro e garantito dal punto di vista delle transazioni economiche.
Il tutto nell'ottica della creazione di nuovo sviluppo, di nuove professionalità e di ulteriore ricchezza culturale ed economica per il paese.
Il presente documento costituisce una proposta per uno studio di fattibilità del progetto AIM.
Il progetto AIM:
Mercati
1. Cinematografico
AIM riesce a promuovere, oltre alle produzioni delle cosiddette "Major", anche quella consistente parte di produzioni cinematografiche/documentaristiche/altre che a causa di budget limitati non riescono oggi ad essere adeguatamente
comunicate sul mercato. Ciò significa maggiori opportunità economiche, commerciali, di sviluppo culturale.
2. Televisivo
AIM rappresenta una formidabile piattaforma di selezione e risparmio d'acquisto per ogni broadcaster, sia esso di grandi dimensioni, oppure di ridotte possibilità economiche. Laddove occorre un contenuto audiovisivo di qualità per offrire un palinsesto opportuno, ecco il luogo (virtuale) dove accedere per ricercare, visionare, scegliere, decidere, acquistare, ricevere in tempo reale il prodotto desiderato.
3. Webcaster / Wirelesscaster
AIM è pronto per accogliere e offrire contenuti audiovisivi specifici per i New Media, essendo una piattaforma on line. La crescente capacità di banda e lo sviluppo della banda larga a livello planetario presagiscono un mercato di prodotti filmici specifici per il Web e il Wireless. Essendo il mercato dei diritti on line previsto in crescita, AIM è il luogo ideale per operare un'attività di richiesta/offerta di questo tipo di beni.
Tecnologie
A monte di ciò, il progetto AIM si prefigura come mirato a realizzare un sistema di digitalizzazione ad alto livello del contenuto filmico (e non solo), al fine di creare un database con accesso di tipo gerarchico. Per accesso gerarchico si intende, in questo contesto, la creazione di vari livelli di rappresentazione del campione originale convertito in forma digitale (ad altissima definizione e qualità) per i quali sia richiesta la disponibilità di sistemi di fruizione via via più semplici, fino a giungere all'accesso mediante dispositivi multimediali portatili di nuova generazione (PDA, telefoni cellulari evoluti, ecc.).
Un tale approccio richiede la creazione di una struttura di archivio complessa ed articolata, caratterizzata, fra le altre cose, da una attenta strategia di controllo dell'accesso alle risorse.
Ovvero, dato un film in formato digitale, immagazzinato insieme a migliaia di altri film in un server dotato di capacità adeguate, è necessario realizzare una struttura di ricerca e di accesso snella, veloce ed in grado di soddisfare le necessità di lessico e di costo di una gamma di potenziali utenti il più estesa possibile.
Un tale archivio dovrà pertanto essere strutturato in sezioni ben distinte seppure strettamente collegate fra loro: la sezione di archivio dei "master" ovvero delle copie di elevata qualità (realizzate una tantum a partire dall'originale su pellicola o nastro), la sezione di archivio delle copie a qualità alta (ovvero un qualità in grado di essere rappresentata su uno schermo di base superiore a 4 metri) la sezione di copie a qualità televisiva e la sezione di copie per accessi multimediali. Il tutto gestito da un database con accesso dapprima alfanumerico e in seguito orientato alla semantica del contenuto (strategie XMLlike). Una parte importante del sistema è rappresentata dall'interfaccia di accesso;
sia essa interna che riservata ad utenti esterni. La gestione dell'accesso ai contenuti dovrà essere, per la maggior parte dei casi, di tipo automatico, e quindi pilotata da un'interfaccia "WEB like" in grado di realizzare tutte le funzioni
necessarie all'identificazione alla scelta ed all'acquisto del prodotto desiderato.
In questo senso è importante realizzare una struttura che permetta di automatizzare al massimo il "browsing" fra le risorse del database, automatizzando l'accesso non solo sulla base di parole chiave ma anche sulla base di informazioni più generali: quali il nome di un attore, la categoria filmica (commedia, giallo, fantascienza ecc.) alcuni dati sulla trama ecc., fino ad arrivare ad essere in grado di individuare tutti i film in cui compare un cane con il pelo bianco e nero o un coniglio che esce da un cappello. Questi casi sono naturalmente meramente esemplificativi ma danno la dimensione del tipo di interfaccia utente da realizzare, fra le cui caratteristiche vi sia realmente la capacità di attrarre un utente anziché scoraggiarlo con procedure complesse.
Tutto ciò deve essere realizzato in modo rigoroso, senza penalizzare quindi gli accessi di tipo "colto" (studiosi) o specializzato (registi, direttori di fotografia).
Infine ogni accesso, fruizione o vendita di materiale sarà controllato da un sistema di gestione dei diritti di autore e di garanzia delle transazioni necessarie al pagamento dei materiali fruiti (Digital Rights Management).
Non ultimo in importanza sarà la definizione di una attenta strategia di "etichettatura" del materiale ceduto all'esterno, attraverso le più moderne tecniche di identificazione della provenienza del contenuto; ovvero attraverso la sovrimpressione di loghi visibili o di informazioni invisibili ad occhio umano (water-marking).
In questo modo viene scoraggiato l'uso fraudolento o comunque non autorizzato del materiale ceduto.
Film To Digital
Considerazioni generali
Un film su pellicola richiede una cauta ed accurata opera di acquisizione in forma digitale realizzata mediante dispositivi di tipo "telecinema". Detti dispositivi producono (nella maggior parte dei casi) un segnale di tipo televisivo analogico, perlopiù in formato "composito", ovvero PAL, SECAM o NTSC e vengono utilizzati per la realizzazione degli "home-video" (VHS). Questi formati, seppure al giorno d'oggi siano quelli più largamente diffusi e di largo utilizzo da parte della quasi totalità degli studi TV (anche quelli realizzati su architetture digitali), presentano tutti i difetti e le perdite di qualità tipiche del segnale televisivo analogico.
Altri telecinema eseguono una scansione in formato televisivo digitale (utile per la generazione di "home video" su DVD), permettendo così di ottenere una qualità priva degli "artefatti" tipici dei sistemi TV analogici Anche in questo caso rimane la struttura interallacciata del segnale televisivo, che risulta inaccettabile se si vuole preservare a pieno le caratteristiche di definizione della pellicola.
Nel nostro caso la scelta del tipo di digitalizzazione da eseguire dipenderà principalmente dai costi sostenibili, ma in alcuni casi potrà anche dipendere da motivazioni legate alla qualità ed al formato del materiale originale: per esempio
la digitalizzazione di un filmato in 16 mm eseguita con definizione simile a quella televisiva, fornisce gli stessi livelli di qualità di una acquisizione di un film in 35 mm eseguita a definizione decisamente superiore. Ovviamente il tutto è anche legato a strategie di convenienza economica, legate al valore dell'originale. Tanto per fare un esempio, una copia in buono stato (o perfettamente restaurata) della "Dolce vita" giustifica una digitalizzazione ai massimi livelli di definizione resi disponibili dalla tecnologia corrente (per esempio una scansione a 4000 punti per riga), o addirittura l'utilizzo del master digitale utilizzato per il restauro.
Tipologie di accesso all'archivio
Un database che si metta a disposizione di una larga base di utenza deve potere essere accessibile e fruibile in modo adeguato alle esigenze di chiede accesso alle risorse.
Quindi lo studente che voglia inserire in un suo lavoro dei fotogrammi di un film famoso, così come un insegnante che intenda utilizzare per scopi didattici un filmato, devono potere aver un accesso (a costi contenuti o, in alcuni casi,
senza costo alcuno) al database di tipo semplificato e guidato da procedure WEB-like. Altro caso è quello di un accesso di tipo commerciale per cui viene richiesta una qualità decisamente più elevata, a fronte della disponibilità contribuire con un ritorno economico adeguato. La differenza da altri siti, caratterizzati da architetture WEB di tipo classico (ed in cui viene fornito tutto meno che l'accesso al materiale filmico), consisterà nella disponibilità di fotogrammi significativi o addirittura di brevi filmati in un formato tale da essere facilmente fruibile da un utente collegato ad Internet. Per ovvi motivi di protezione dei contenuti, gli accessi di questo tipo devono essere limitati per quantità e qualità del materiale reperibile. Per cui, previa la registrazione come utente di categoria ben individuata, un utente di tipo "education" potrà accedere ai fotogrammi chiave del film o a brevi scene del film in formato Multimedia (p. es. CIF o QCIF). Quanto poi a scaricare le immagini e i video scelti, il tutto verrà regolato in base al profilo riconosciuto all'utente all'atto della registrazione.
Nel caso invece di utilizzo commerciale, e ad alto livello di qualità (p. es. agenzia pubblicitaria) devono essere affrontati problemi di disponibilità e di negoziazione delle risorse. Innanzi tutto il formato messo a disposizione dovrà essere adeguato alla qualità richiesta dall'utente, ed in ogni caso caratterizzato da dettaglio estremamente elevato.
Fra i due casi sopra citati possono essere previsti altri profili di accesso al database che verranno autorizzati solo in seguito ad una fase di registrazione dell'utente, a cui seguirà una accurata fase di validazione delle informazioni raccolte.
La creazione del database
Accessi del tipo prefigurato nel paragrafo precedente comportano la creazione di un database relazione ad oggetti, il cui contenuto venga replicato tante volte quanti sono i livelli di fruizione previsti, ed in cui vengano previsti due tipi di
accessi ben distinti: accessi di tipo gestionale interno, accessi dall'esterno di tipo automatico o guidato.
In ogni caso la creazione del database filmico deve prevedere la elaborazione del materiale archiviato in funzione dei livelli di fruizione.
La creazione di un database relazionale ad oggetti deve prevedere alcune fasi ben delimitate:
- creazione degli indici di accesso e delle informazioni in esse contenute (p.es. parole chiave, immagini, risultato dell'analisi semantica del contenuto ecc.);
- utilizzo di un linguaggio di accesso universalmente riconosciuto ed accettato (p. es. XML) che permetta l'interazione con altre realtà esterne ed anche la gestione di archivi per conto terzi;
- creazione di varie copie del file "originale" caratterizzate da diversi livelli di definizione;
- gestione della protezione da accessi indesiderati o da utilizzi non autorizzati, mediante controlli di accesso e marcatura del materiale ceduto (water-marking, loghi ecc.).
Livelli di definizione
Come già illustrato parlando delle tipologie di accesso all'archivio, è necessario definire dei livelli di definizione delle copie digitali conservate nell'archivio.
Infatti, accanto alla copia originale, a cui si accede solo per servire utenza caratterizzata da esigenze particolarmente elevate, è necessario realizzare un certo numero di copie di qualità inferiore.
Allo stato attuale è pensabile prefigurare una gerarchia del tipo riportato qui di seguito:
- HDTV a scansione progressiva (720p) non compressa o a compressione "senza perdita";
- HDTV a scansione progressiva (720p) a compressione "con perdita" (DVD-HD);
- TV digitale a scansione interallacciata, non compressa o a compressione "senza perdita";
- TV digitale a scansione interallacciata, a compressione "con perdita" (DVD);
- AVI, CIF e QCIF, con codifica compatibile con i più diffusi "player" multimediali (WMP, REAL, QUICKTIME).
In funzione della frequenza degli accessi e della struttura del database è possibile prevedere che, per alcuni materiali maggiormente richiesti, vengano resi disponibili più copie per ogni livello di definizione sopra elencato.
Creazione dei meta-data associati
Questo è sicuramente l'aspetto che avrà il compito di fornire un "valore aggiunto" al database.
Infatti negli accessi professionali il tempo di ricerca del materiale rappresenta un fattore critico e può determinare il successo di una iniziativa. Un'interfaccia web-like, semplice e performante, associata a procedure di "preview" efficaci e rappresentative del materiale disponibile, devono essere i punti di forza dell'archivio filmico interattivo.
Quindi la creazione dei meta-data associati al materiale archiviato risulta di importanza strategica.
Oltre a realizzare copie a differente definizione, il livello di definizione più basso dell'archivio, è necessario ad accompagnare l'utente nel processo di "browsing" fra le cartelle dell'archivio, permettendogli una verifica che quanto individuato fra i vari file disponibili nell'archivio, corrisponda effettivamente al materiale desiderato.
Quindi il livello di fruizione standard per un utente di tipo "consumer" o "didattico" (ovvero i filmati AVI in formato CIF o QCIF), rappresenta una fruizione di tipo "browse" per gli utenti professionali.
A tutto ciò deve essere associato un potente motore di ricerca che utilizzi anche le informazioni di tipo "semantico" estratte da ogni filmato all'atto della sua archiviazione.



Mario Ricciardi
Presidente Museo Nazionale del Cinema

Prima di occuparmi del museo Nazionale del Cinema di Torino per molti anni ho fatto l'italianista e, posto dinnanzi al titolo di questo convegno, «Nuovi contenuti per nuovi vettori», il mio retroterra mi porta a interrogarmi su cosa siano i "contenuti". Probabilmente questo termine, "contenuti", è diventata una di quelle "parole-feticcio" che usiamo in ogni occasione, spesso a sproposito. I contenuti sono certo quella componente culturale che arricchisce un programma televisivo, ma in molti casi mi sembra che il termine "contenuti" sia diventato un sinonimo di "informazioni", di "dati". Ovvero si scambia per contenuto quella mole di news e servizi (dall'elenco dei ristoranti alla mappa per raggiungerlo) che sono utili e comodi, ma nulla hanno a che fare con la cultura, la storia, la tradizione.
C'è poi un'altra parola che è sempre più usata nel mondo dei nuovi media e chi mi spaventa un poco: "convergenza". La convergenza è la possibilità di mescolare, di ibridare di raggiungere il cosiddetto "personal media" in cui ciascuno si costruisce il suo palinsesto ideale andando a pescare un po' qua e un po' là. Anche perché proprio la digitalizzazione dei contenuti rende disponibili archivi di ogni tipo: penso alle Teche Rai, alle Enciclopedie più famose, ai Musei e agli istituti di ricerca... il nostro stesso Museo del Cinema, con il suo sito, mette a disposizione un vasto archivio.
Ma siamo culturalmente attrezzati per gestire con sapienza la convergenza? In passato la tradizione culturale di un popolo era certamente più vincolata perché i sistemi per renderla accessibile erano complessi da gestire e non certo aperti a tutti: bisognava studiare, scartabellare negli archivi, muoversi da una città all'altra, partecipare ai convegni... Questo significa che il patrimonio culturale di un popolo era realmente accessibile a pochi, ma anche che quei pochi, per poterlo maneggiare con padronanza dovevano studiare a lungo, capirlo fino in fondo, fare fatica e impiegare del tempo. Un sistema forse non democratico, che aveva le sue "gerarchie" e le sue rigidità, però ha avuto il vantaggio si preservare la Tradizione. Dove Tradizione è quel sistema che permette ai contenuti di mantenersi immoti e fissi negli anni o nei secoli, giungendo alle nuove generazioni senza perdere le loro caratteristiche iniziali. Ed è solo grazie alla tradizione che i contenuti più remoti, i contenuti più lontani e diversi dal nostro attuale modo di vivere, possono rimanere fedeli testimoni del loro tempo.
Con la convergenza, invece, c'è il rischio che a forza di mescolare, di ibridare, di pacioccare liberamente con i contenuti del passato (ora più che mai veramente accessibili a tutti), si vada progressivamente ad intaccare la tradizione culturale di un popolo. Oggi si accetta pacificamente che la tecnologia permetta un libero accesso a ogni archivio, ma il pubblico è educato a tutto ciò?



Tonio Di Stefano
Capostruttura Analisi di Scenario Direzione Strategie e Sviluppo Business RAI

In Europa la televisione digitale terrestre è in fase di avvio: Regno Unito (1998), Svezia (1999), Spagna (1999) e Finlandia (2001) sono partiti con servizi con caratteristiche commerciali. Con l'esclusione di quest'ultima, in tutti gli altri Paesi le proposte di televisione digitale terrestre sono state caratterizzate da offerte a pagamento che ben presto, però, si sono rivelate fallimentari (si vedano in proposito i casi di Quiero TV in Spagna e di ITV-Ondigital in UK). Nel Regno Unito da luglio 2002 il Governo ha assegnato 3 multiplex ad un consorzio formato da BBC, Crown Castle e BSkyB (Freeview) per creare una offerta free-to-air a supporto della televisione digitale terrestre, che trasmette circa trenta canali TV in chiaro, più servizi radio, con 1,5 milioni di abbonati ed il prezzo del decoder base portato di recente a 60£.
Nell'assegnazione della nuova licenza, l'ITC ha tenuto in particolare considerazione l'impegno del consorzio vincitore ad aumentare la copertura del segnale e la diffusione dei set-top-box, la varietà e la qualità dei servizi proposti e la disponibilità a garantire ad altri content provider un accesso non discriminatorio alla piattaforma.
La copertura attualmente garantita con 80 siti attivati è del 70% circa della popolazione.
Con la ri-assegnazione al consorzio Freeview delle frequenze un tempo di ITV Digital, il Governo britannico ha pertanto dimostrato di ritenere che il modello free-to-air sia quello in grado di assicurare le più elevate garanzie di successo presso i consumatori ed ha valutato in maniera particolarmente positiva l'impegno dell'operatore televisivo pubblico, la BBC, ad estendere la TV digitale a quanti finora ne sono rimasti esclusi, abbassando le barriere di accesso al nuovo mercato sia dal lato degli operatori che da quello degli utenti e contribuendo ad accelerare i piani per lo spegnimento dell'analogico.
È stato previsto un aumento del canone pubblico pari a 48 Euro in tre anni.
Scenario nazionale
L'Italia vuole essere all'avanguardia nel processo di transizione alla televisione digitale terrestre. Infatti, per la chiusura delle trasmissioni analogiche si è allineata a quanto previsto negli Stati Uniti, ovvero al 2006. Ma in Italia, la particolare conformazione orografica e l'assoluta saturazione dello spettro elettromagnetico per la televisione analogica potrebbero rendere il problema del reperimento delle frequenze addirittura prevalente rispetto a quello dell'entità degli investimenti. Pochissime sono infatti le frequenze libere ed in genere sono disponibili in fasce di territorio che per disponibilità economica e propensione all'innovazione non risultano tra quelle più idonee per la sperimentazione. Né sono stati liberati i tre canali che il Piano Nazionale di Assegnazione delle Frequenze in tecnica analogica riservava alla sperimentazione digitale.
A tutto ciò si aggiunga che l'attuale servizio analogico risulta ricchissimo di utenti e difficile da disattivare.
Il ruolo determinante nella determinazione del processo di migrazione verso il digitale è svolto dal disegno di legge "Gasparri" che, nel recare le norme di principio in materia di riassetto del sistema radiotelevisivo, definisce con precisione modalità e tempi di realizzazione per la trasmissione in digitale terrestre dei canali pubblici. Gli aspetti di principale interesse per RAI sono i seguenti:
La realizzazione di almeno due blocchi di diffusione DTT per una copertura del territorio nazionale che raggiunga: entro il 1 gennaio 2004 il 50% della popolazione ed entro il 1 gennaio 2005 il 70% della popolazione.
La completa conversione al digitale di alcune aree da individuare di concerto con il Ministero delle Comunicazioni entro il 1 gennaio 2005.
Nella fase di transizione alla trasmissione digitale la RAI dovrà continuare ad assicurare comunque la trasmissione di tre programmi televisivi in tecnica analogica in chiaro e, nei suddetti tempi e modi, di tre programmi televisivi in tecnica digitale.
La sperimentazione RAI
La sperimentazione RAI sulla DTT è stata la prima in Italia e fra le prime in Europa. Il Centro Ricerche e Raiway hanno attivato a partire dal 1998 i trasmettitori di Torino, Roma e Palermo.
La sperimentazione DTT coinvolge le strutture tecniche, quelle editoriali/creative e di marketing. Scopo della sperimentazione è mettere a fuoco le potenzialità e le criticità di natura tecnologica in materia di produzione e trasmissione in tecnica digitale di programmi televisivi e servizi correlati; testare i ricevitori d'utente; dare inizio a sperimentazioni di contenuti.



Guido Salerno
Direttore Generale Fondazione Ugo Bordoni

Nella rivoluzione digitale in atto, uno dei fenomeni principali è la multicanalità nell'accesso ai servizi. Reti pensate per un servizio base si adattano – grazie alle tecnologie digitali – a portare e fornire altri servizi. Apparati di utente pensati per reti diverse (TV, telefono, computer) oppure per diversi contesti di utilizzo (telefono fisso/cellulare; desktop/ palmare; Tv a casa/Tv portatile) si adattano a ricevere gli stessi servizi. Pertanto, sempre più spesso, i servizi vengono progettati con vari paradigmi di fruizione, specifici per rete di accesso e per terminale. Conseguenza della multicanalità dei servizi è il frazionamento della catena del valore tra produttori di contenuti, soggetti con responsabilità editoriale, fornitori di rete a livello di trasporto dorsale e soggetti fornitori di accesso. Il processo di fornitura deve essere remunerativo per tutti gli attori della catena. Sembra naturale, ma non sempre accade. Emblematico è il paradigma free di Internet, che fattura solo l'accesso, tramite corresponsione di una tariffa suddivisa tra l'ISP (Internet Service Provider) e il gestore dell'ultimo miglio. Tutti gli altri attori vengono ignorati. I contenuti risultano "scaricabili" a fruizione gratuita oppure offerti, da parte del fornitore di contenuti, ad una tariffazione "premium" all'insaputa degli altri attori. La disponibilità di contenuti gratuiti (più o meno destabilizzanti per il sistema di protezione della proprietà intellettuale, come dimostrano i fenomeni Napster e Kazaa), genera un bisogno sempre maggiore di banda in una spirale senza fine e in un contesto privo di sostenibilità economica. D'altro canto, il pagamento di contenuti a tariffe premium risulta immotivato per la stragrande maggioranza degli utenti. Stando così le cose, si rischia che il "non-business model" di Internet contagi tutte le nuove reti, quanto meno per l'aspettativa di gratuità da parte degli utenti. Per sostenere la creatività e l'innovazione dei contenuti digitali, un possibile approccio virtuoso dovrebbe:
(a) orientare la tariffazione verso il servizio, non verso il mezzo di accesso, per il quale è tollerabile solo un modesto importo aggiuntivo;
(b) orientare la tariffazione al valore che l'utenza attribuisce alle transazioni, genericamente intese come singole occasioni di utilizzo del servizio (ad esempio, se risulta accettabile il prezzo di un SMS, l'invio di una foto digitale può non valere dieci volte tanto!);
(c) puntare a transazioni con micropagamenti, dell'ordine di pochi centesimi di Euro o anche inferiori;
(d) non rinunciare alla fatturabilità dei contenuti, per mera analogia con Internet, in quelle reti dove è semplice identificare l'originatore di una transazione, in modo trasparente per tutti gli attori della catena;
(e) introdurre modelli "prepagati" anche su Internet, con carte emesse da istituti finanziari in grado di remunerare i vari attori della filiera.
Le Pubbliche Amministrazioni, nell'introdurre procedure di e-government, possono dare un impulso ad un business model come sopra delineato. Se, ad esempio, ci si orienta a "digitalizzare" le tradizionali nozioni di "diritti di segreteria", "marca da bollo", ecc. eventualmente rimodulandone gli importi verso micropagamenti, si potrà conseguire un equilibrio del conto economico relativo alla fornitura dei servizi senza sensibili aggravi per i cittadini. In questo contesto, la Fondazione Ugo Bordoni ha intrapreso un percorso, con la Fondazione Rosselli e la Luiss, per studiare un quadro di riferimento per la protezione della proprietà intellettuale dei contenuti distribuiti attraverso le reti digitali. Il semestre di presidenza italiana della Unione Europea è considerato un'ottima opportunità per promuovere una politica europea sul tema.


Vittorio Zambardino
Responsabile strategie Internet e Multimedia Gruppo Editoriale L'Espresso

Il panorama dei mezzi è attualmente caratterizzato da due sfere: l'area della maturità e quella dei mezzi in via di sviluppo. Il dibattito attuale non sempre coglie con precisione il "focus" della situazione, il punto dove il cambiamento è più veloce e significativo.
E' un fenomeno che si è già verificato negli anni ‘90. Tutto il mondo parlava di Internet – cioè di un mezzo che avrebbe dovuto far comunicare le persone in modo rapido ed efficiente, dovunque queste fossero, garantendo addirittura l'infrastruttura per una nuova economia. Promesse in parte anche mantenute – tutti oggi usiamo infatti la posta elettronica per spedirci documenti e sentimenti – ma il focus della situazione, soprattutto il focus dei ricavi economici stava su un altro mezzo in rapido sviluppo. Il telefono mobile. Mentre l'Europa parlava solo di Internet, il telefono cellulare è entrato nelle tasche di tutti gli europei, togliendone denaro ma portandovi comunicazione.

Come può ripetersi oggi questo fenomeno? In parte è il rischio che si corre con il cosiddetto digitale terrestre. Si moltiplicano i convegni nei quali si prevede un generale diritto di accesso per tutti i produttori di informazione, una sorta di liberazione dalle catene dell'attuale organizzazione televisiva (e anzi, si prevede che il digitale porterà con sé una integrazione nuova tra i mezzi in modo tale da permettere una nuova partenza anche per Internet).
Permettete qualche dubbio su questo orizzonte così felice. E' già accaduto che potenzialità tecnologiche vengano scambiate per realtà politica, per economia che gira e guadagna. Lo si è visto con Internet, stiamo ripetendo la svista col digitale terrestre.
Lo scenario immaginato tende già a discostarsi, a livello internazionale non italiano, da quello reale e possibile. Vi sono Paesi – come la Gran Bretagna – dove si sperimenta in modo serio il digitale terrestre ma dove la televisione via cavo ha già una sua consistenza: eppure anche su quel mercato c'è chi lamenta la forza della televisione tradizionale e dei media maturi in generale, nel cedere quote di torta pubblicitaria.
Vi sono altri Paesi europei – l'Olanda, i Paesi scandinavi, dove sono in corso sperimentazioni interessanti e un po' estremistiche. Ci sono Paesi che arrancano o non ci sono proprio: è il caso della Spagna (che arranca) e l'Italia dove la situazione pare così delineata e tento qui di delineare tutto il quadro dei canali e dei produttori di contenuto.
La televisione analogica, via etere, va che è una meraviglia. Su questo mercato, già non povero, sta per cadere il protagonismo di un editore televisivo che certo non è abituato ad occupare quote marginali dello spazio di mercato. Peraltro – ed ecco gli altri elementi dello scenario – il grande sviluppo della base "installata" di telefoni cellulari, e le potenzialità di un mercato di sostituzione che si annuncia fortissimo, ci fanno capire che presto avremo un mercato del contenuto e dell'informazione via telefono di nuova generazione. Se parliamo di contenuto e informazione, non intendiamo necessariamente le news e l'informazione dura: l'azione di un goal, una sfilata di moda, un trailer cinematografico sono informazione.
Guardiamo un po' più da lontano questo scenario, sotto la lente dell'andamento pubblicitario e degli interessi degli editori, quelli che in un altro gergo si chiamano i produttori di contenuto.
Non pare che la televisione tradizionale si prepari a cedere quote di mercato. La crescita di un protagonista nel campo del satellitare potrebbe incidere su quella quota, ma non ci sono fili spinati che difendano le quote degli altri soggetti. Mi pare una situazione in forte movimento. Potrebbe esserci uno spazio per i "produttori di contenuto" una volta che avessero avuto accesso al mercato televisivo quali produttori di singoli programmi o canali di nicchia. Avranno pubblicità? Mi pare arduo rispondere di sì.
Veniamo all'altra possibilità di ricavo e di spazio operativo per gli editori. I guadagni che possono provenire dal vendere i loro contenuti distribuendo il loro prodotto su telefono cellulare di nuova generazione: sotto forma di testo, immagine fissa, in movimento, di prodotto confezionato in forma audio visuale. Anche qui ci sono problemi: le grandi compagni e di telecomunicazioni sono i soggetti che hanno investito e orgogliosamente rivendicano il possesso del canale. Possono permettere a un produttore di contenuto di far parte delle loro offerte o no. Possono determinare chi vince e chi perde. Forse dovrebbero, nel loro stesso interesse, avere un approccio più ugualitario, dare a tutti la possibilità di competere, e poi vinca il migliore. Forse oggi verranno a dirci questo, siano i benvenuti.
E in tutto questo che ne sarà di Internet?
Dell'Internet legata al consumo via computer sappiamo che oggi il 30 per cento degli italiani fa un uso moderatamente buono. Funzionano i servizi – fra tutti l'home banking -, cominciano a funzionare le attività di commercio elettronico, funziona tutto ciò che appartiene alla sfera dei servizi pubblici: non c'è regione italiana che non stia investendo nell'ammodernamento dei suoi servizi e lo stesso governo ha fatto passi significativi nel campo dell'innovazione tecnologica. Che questo possa bastare a vincere le sfide della modernizzazione, è cosa da vedere, ma l'impegno c'è. In particolare su Internet vanno bene  i giornali on line. Nei giorni della guerra in Iraq milioni di italiani si sono affollati davanti ai computer per leggere quello che succedeva al di fuori degli orari televisivi. Ecco il punto l'utenza Internet da noi è un'utenza professionale, che accede dal luogo di lavoro, e questo una volta veniva riguardato come un limite per lo sviluppo del mercato pubblicitario. La verità è che è un pregio: i giornali on line offrono oggi agli investitori pubblicitari un pubblico selezionato, di alto livello culturale, disposto a spendere in consumi importanti.
Ma oggi Internet è anche altro: gli stessi telefoni cellulari di nuove generazione si servono di tecnologia Internet per trasmettere gran parte dei loro contenuti. Il Wi-Fi, cioè la copertura territoriale da parte di una rete invisibile di antenne che permetterà di collegarsi senza modem e cavi è orami una realtà in crescita. La domanda è: tutto questo sarà solo un grande vantaggio per le aziende o permetterà lo sviluppo di un mercato per i media? Un mercato nel quale chi offre informazione trova utenti paganti e pubblicità?
L'utente pagante in Internet esiste, c'è, anche se rappresenta ancora una "rara avis". La pubblicità, oltreoceano, ha ormai capito come va usato Internet: integrando le campagne Internet con il resto della comunicazione, quella che avviene per strada, in televisione e sui giornali. Ci sono le possibilità aperte dal mail marketing, anche se sembrano destare grandi allergie nel pubblico europeo che tiene alla sua privacy.
Qual è il punto?
Il punto è che il mestiere di editori e di giornalista piace a tutti: anche se si è molto detto che, finite le illusioni delle new economy, ognuno doveva tornare al suo posto e a fare il mestiere d'origine, quello che si sa fare davvero, questo non è successo per l'informazione. Ma ci sono esempi ormai famosi, anche in Italia, di fallimenti nel campo dell'informazione. C'è stato chi ha voluto inseguire gli editori per scalzarli creando brand on line che competessero con quelli dei giornali tradizionali. Non è andata bene e le stesse aziende di telecomunicazione oggi dicono di voler essere aggregatori e non produttori di contenuto.
Questo è un bene: significa che tutti hanno capito che produrre informazione è un'impresa intellettuale prima che economica, cui vanno dedicate risorse qualificate, nella quale contano una cultura aziendale specifica e – diciamola la parolaccia – una certa tradizione.
Questa è la cultura degli editori. Il punto è che al loro diritto di stare sul mercato si portano e si sono portati attacchi tremendi.
Il primo è stato quello del "tutto gratis", al quale gli stessi editori – parlo a livello mondiale hanno ceduto per qualche tempo, facendo poi un significativo macchina indietro: l'anno scorso 378 milioni di dollari sono stati incassati dagli editori USA per contenuti venduti sulla rete. E il trend cresce. Bisognerà col tempo introdurre nuovi prodotti e abituare la gente a pagare in forme nuove.
La pubblicità è il secondo attacco. O meglio una certa mentalità che domina i "Media planner" e i "Media Buyer". C'è una idea spregiativa del prodotto editoriale in sé, una preferenza per ambienti dove conta la quantità del contatto, che non ha fondamento neanche tecnologico (questa posizione si nasconde dietro argomentazioni tecnologiche dicendo che Internet è un ambiente e non un medium). Internet è un mezzo col quale ogni giorno in questo paese alcuni milioni di persone, più di cinque, cercano e ottengono  informazione. E' gente adulta, in parte giovane, che ha potenzialità economiche, ma un mondo pubblicitario col tic della televisione non se ne è ancora accorto. E quando se ne accorge pensa di ragionare in termini di numeri di teste. Eppure conoscono tutti l'inglese, se leggessero quello che sta succedendo a mezzi come Yahoo, per esempio, si renderebbero conto che oggi si lavora a stretto contatto con le agenzie e i clienti per creare su Internet e sui mezzi tradizionali, campagne integrate che abbiano ritorni immediati.
Non mi pare che il panorama sia pessimo. E' certamente disordinato, ma non pessimo. Quello che manca è di certo il giusto peso dell'informazione. Non vorremmo che in un paese nel quale i giornali non hanno mai sfondato certe soglie di vendita, si determinasse una situazione nella quale leggono solo pochi privilegiati.
Ci pensino bene, tutti.



 
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