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CONVEGNO
SCIENZA E MASS MEDIA
PRIMO COMPITO DEL DIVULGATORE:
PARLARE FACILE
Intervento di Carlo Bernardini
Direttore di “Sapere”
Il compito del giornalista
scientifico? Tradurre dall’italiano all’italiano. Quando uno scienziato
racconta il senso del suo lavoro, quasi sempre lo fa in modo incomprensibile ai
più. Dal punto di vista formale, niente da dire: usa i termini giusti, peccato
che risultino essere parole italiane poco chiare alla maggior parte degli
ascoltatori. Se si vuol fare divulgazione scientifica (ovvero portare al volgo
i progressi della scienza) il primo compito del giornalista è quello di tradurre
dall’italiano tecnico, specialistico, astruso dei ricercatori, dei docenti
universitari, degli accademici all’italiano “normale” parlato per strada dal
lattaio e dall’impiegato. Certo, il rischio di essere superficiali o imprecisi è
in agguato, ma qui sta la seconda abilità del giornalista scientifico:
coniugare la rigorosità dei contenuti con la chiarezza del linguaggio usato.
Compito non facile per i
giornalisti italiani perché la lingua di Dante poco si presta alla descrizione
dei fatti di scienza. Mentre l’inglese è sicuramente più flessibile, più
immediato, a volte anche onomatopeico nel descrivere un esperimento di fisica o
di chimica, l’italiano non è sicuramente adeguato, e solo quando si parla di
medicina, scienze naturali o scienze sociali riesce ad essere all’altezza del
suo compito. Nel 1969, durante lo sbarco del primo uomo sulla Luna, feci un
esperimento e provai a tradurre in leccese (il mio dialetto) ciò che man mano veniva
descritto dal telecronista e dalle immagini. Mi risultò impossibile: in leccese
l’uomo non può sbarcare sulla Luna perché mancano i vocaboli per descrivere
buona parte di quello che accade durante un allunaggio. Anche se in misura
minore, l’italiano soffre del medesimo problema.
L’altra grande responsabilità
della divulgazione scientifica riguarda l’onere della ri-affermazione
del pensiero razionale. Il pensiero scientifico, basato sulla razionalità
delle considerazioni da fare di fronte al fenomeno che si sta osservando,
non solo è precario, bensì rischia di scomparire, di essere sopraffatto
dal pensiero irrazionale. Non a caso, il pensiero razionale è nato nell’antica
Grecia, in un contesto tutto particolare: quelle comunità non erano “afflitte”
da re o dinastie (e potevano essere guidate via via dagli uomini migliori),
non avevano una religione unica o predominante, intrattenevano commerci
e buone relazioni con le popolazioni vicine, credevano profondamente nella
scuola e nel dialogo per risolvere i conflitti. Tant’è che il pensiero
scientifico da loro sviluppato (pensate alla matematica e alla fisica)
è rimasto “validi” per quasi 20 secoli: solo con il Rinascimento c’è stato
un nuovo – ma momentaneo!- contesto favorevole alla ripresa e al necessario
sviluppo di quelle teorie.
Che la società prediliga il
pensiero irrazionale lo si può constatare tutti i giorni: basta vedere quante
persone si affidano agli oroscopi, quanti credono nella superstizione o nelle
presunte capacità dei maghi-cialtroni che affollano le televisioni. O anche
solo osservare come la società civile (ovvero tutti noi) affronta e prende
posizione su alcuni argomenti tipicamente scientifici: quanto pensiero
razionale si può trovare nel dibattito intorno all’inquinamento
elettromagnetico o agli Ogm? Dunque la funzione del giornalista scientifico o
dello scrittore di scienza (figura ancora rara in Italia, ma diffusa nei Paesi
anglosassoni) è quella di educare, ex-ducere, tirar fuori le persone dalle
secche della irrazionalità dei loro pensieri.
Un terzo tema che vorrei
affrontare in questo mio intervento è la mancanza, non solo in Italia, ma in
tutto l’Occidente, di una Storia delle idee. Spesso gli storici della scienza
si limitano a scartabellare negli archivi per ricostruire le fasi salienti di
una scoperta o di una invenzione; poi ci mettono accanto qualche aneddoto
curioso o pepato e tutto finisce lì. Così nascano gli stereotipi: Galilei è “l’eretico
che ha abiurato le sue scoperte”, Fermi è il “padre della bomba atomica”, Pierre
Curie è “il marito di Marie”, Majorana è “scomparso perché suicidato o ritiratosi
in convento”. E le loro idee? Cosa si sa delle loro idee? Enrico Fermi ha
meritato il premio Nobel per dei lavori scientifici che solo marginalmente
c’entrano con il progetto Manhattan. Il progresso del pensiero scientifico è
una concatenazione di idee brillanti che innescano altre idee brillanti, ma
nessuno è stato ancora capace di realizzare una “storia” di queste idee.
Infine una raccomandazione:
usate le figure. Data la difficoltà di esprimere in italiano certi concetti
scientifici e vista l’abitudine a comunicare per immagini, per simboli (e la
facilità con cui oggigiorno si può ricorrere alla grafica, vedi Internet),
perché molti articoli che parlano di scienza e nuove tecnologie sono ancora
poco illustrati o, addirittura, male illustrati? Eppure molti fenomeni della
fisica sono così comprensibili se spiegati dal disegno appropriato.
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