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Lucio Bianco Presidente CNR "La divulgazione scientifica è un fatto centrale. Per favorirla abbiamo istituito una commissione al Cnr al fine di valutare proposte e idee. E di idee e proposte c’è molto bisogno soprattutto in un momento in cui si è diffusa inspiegabilmente una sorta di paura della scienza". Il presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, ing. Lucio Bianco, guarda con preoccupazione al clima di sfiducia e paura che circonda la scienza. "Siamo passati in pochi decenni – osserva l’ing. Bianco – dall’euforia alla paura. Ricordiamo tutti negli anni ’70 l’euforia per le conquiste spaziali e tecnologiche e l’enfasi sulle scoperte nel campo delle ricerche sulla materia. Da quell’epoca- non lontanissima- di grande fiducia nella scienza siamo passati negli anni ’90 ai dubbi e alle paure legati agli organismi geneticamente modificati o a "favole" come quella dell’elettrosmog. Tutto questo ha ingenerato timori spesso infondati per allontanare i quali diventa fondamentale una corretta divulgazione scientifica, in modo tale che la gente sia giustamente e correttaemnte informata sulle potenzialità e anche sui rischi della scienza. Perchè qualche rischio c’è, non c’è dubbio". "Casi come quello della "mucca pazza" - dice Bianco, tanto per citare uno die più recenti – inducono paura piuttosto che fiducia nella scienza; mentre credo che bisognerebbe affrontare in modo più razionale il problema. Proprio perchè non si capisce bene qual’è il meccanismo in base al quale questa proteina "impazzisce", c’è bisogno di più ricerca. C’è bisogno di fare più scienza per capire i meccanismi che portano a questo come ad altri fenomeni. E c’è bisogno di una maggiore vicinanza tra scienziati e giornalisti". D. Ma é stata colpevole l’euforia degli anni ’70? R. "Non direi che è stata colpevole l’euforia. Il problema è un altro: che di divulgazione scientifica se ne fa - e se n’è fatta – comunque poca. Il compianto Ruberti si è battutto per questa legge per la divulgazione scientifica, ma ci hanno messo quattro lire. Mi pare che siano in tutto 10 miliardi, a fronte di quello che fanno in Francia e Germania e che rappresenta 10 volte di più. D. Di chi è principalmente il compito di fare divulgazione scientifica? R. Certamente dei giornalisti. Ma non basta. Ci vogliono anche iniziative supportate finanziariamente. Penso a iniziative organizzate nelle scuole, nei musei e quant’altro. C’è tutto un tessuto da costruire. Va bene Piero Angela, va bene SuperQuark, ma non basta. C’è un problema di diffusione della cultura e dell’informazione scientifica. Viviamo in un mondo in cui la scienza condiziona tutto Tutta la tecnologia che pervade la nostra vita moderna è frutto della ricerca scientifica: dai cd ai telefonini. D. E Internet? R. .Internet è uno strumento sicuramente di grande utilità che è nata come infrastruttura del mondo scientifico ed è diventata infrastruttura del mondo civile. Ormai non se ne può fare meno perchè è diventato un veicolo primario di trasmissione delle informazioni. Si tratta di metterci dentro dei contenuti corretti. I vari siti che si pubblicano e che poi possono essere consultati possono essere un nuovo modo di diffusione della cultura scientifica insieme alle trasmissioni televisive e alle pagine di scienza su quotidiani e settimanali.
D. Vi siete posti il problema del controllo delle informazioni sbagliate? E’ possibile correggere un’informazione sbagliata? R. Certo quando ci accorgiamo che un’informazione è errata o fuorviante interveniamo con i classici strumenti delle precisazioni e delle rettifiche. Ma è dura, anche per lo spazio assolutamente marginale che viene dato alla rettifica rispetto alla notizia imprecisa che magari è stata "sparata" il giorno prima con grande enfasi e rilievo. Comunque le assicuro che quando un’informazione arriva sbagliata sui giornali e in televisione è molto difficile correggerla. D. Ma è colpa dei giornalisti o degli scienziati? R. A volte è colpa degli scienziati. Spesso si è portati a dare immediata risonanza – attraverso la stampa - a risultati ancora preliminari e non sufficientemente accertati. E’ un problema non solo italiano. Capita sempre più spesso, per esempio, nel mondo frenetico della ricerca genetica e del biotech che le notizie non passimo al vaglio delle riviste sceintifiche più accreditate (Nature, Science, Lancet, Cell) ma a arrivino direttamente ai giornali come comunicati stampa delle aziende. Proprio poche settimane fa il Wall Street Journal citava alcuni clamorosi esempi dell’ultimo periodo. Uno riguarda la PPL Therapeutics, l’azienda che detiene i diritti di clonazione da cui è nata la pecora Dolly, che qualche mese fa diede la notizia di aver messo a punto una tecnica in grado di riportare indietro l’orologio cellulare. Nel comunicato stampa – ripreso integralmente dai giornali – si diceva che cellule della pelle sarebbero state riportate allo stadio staminale per essere poi trasformate in cellule cardiache. Un risultato fondamentale che ha fatto guaadagnare alle azioni della compagnia circa l’11 per cento in un giorno. Ebbene al comunicato stampa non è mai seguita alcuna pubblicazione scientifica e Alan Colman, direttore di ricerca della PPL, ha spiegato di aver avuto "problemi nel mantenere in vita le cellule". Lo scorso novembre, poi, la notizia scientifica che ha dominato la scena è stata l’annuncio della Advanced Cell Technology della creazione del primo embrione umano per la clonazione. La Advanced Cell ha pubblicato lo studio su una rivista giovane e poco conosciuta, evento insolito per un risultato così eclatante. E molti esperti hanno puntualizzato i difetti del risultato ottenuto, fra cui il fatto che l’embrione sarebbe arrivato solo a 6 cellule, uno sviluppo troppo limitato per parlare di successo e per poter estrarre quelle cellule totipotenti con alte funzionalità terapeutiche.
D. In questo settore, tuttavia, arrivare sui giornali prima significa colpire due volte. R. Già, proprio così. Sempre il Wall Street Journal riportava il caso dello sgambetto della PPL alla Immerge Bio Therapeutics Inc., un’azienda del Massachussetts. La PPL ha diffuso alla stampa la notizia della nascita di mailiani clonati transegenici due giorni prima della pubblicazione su Science di un analogo risultato da parte della Immerge. L’effetto è stato di grande enfasi per i mailaini di PPL, e di quasi nessuno spazio per quelli di Immerge, che pure avevano avuto la validazione scientifica della pubblicazione su Science Alla PPL hanno spiegato di non essere a conoscenza della pubblicazione della Immerge, ma – rilevava il WSJ – è una tesi difficile da mandar giù, perchè le notizie embargate su Science sono disponibili per i giornalisti e addetti ai lavori con una settimana di anticipo. D. Giusto un anno fa i ricercatori scesero in piazza contro la "criminalizzazione" del loro lavoro, all’indomani delle polemiche sugli organismi geneticamente modificati e contro una restrittiva applicazione del cosiddetto "principio di precauzione". E nacque il "Manifesto dei Mille per la libertà della ricerca. Ora – a seguito delle polemiche sulle ricerche sul gene "Matusalemme" che ha coinvolto tutti i 270mila abitanti dell’Islanda, da Porto Alegre il Global Social Fourm chiede a gran voce un trattato internazionale per l’intangibilità del patrimonio genetico. R. "Sono giusti l’allarme, la prudenza, la precauzioni. Non gli allarmismi e il blocco della ricerca. E poi bisogna fare delle distinzioni. Quando parliamo di genetica umana, di embrioni, di problemi bioetici, dobbiamo avere molta prudenza. Nel campo della biologia vegetale è tutto un’altro discorso e trovo che ci sia molta disinformazione. Sicuramente ci vogliono delle cautele, soprattutto quando si sperimenta in campi nuovi e su organismi che non sono ben noti. Ma ci sono organismi geneticamente modificati che si usano da vent’anni e non solo non hanno dato problemi, ma hanno curato le piaghe endemiche della sottoalimentazione e dello sviluppo agricolo in molte parti del cosiddetto Terzo Mondo. In questi casi la criminalizzazione è assolutamente fuori luogo. Anzitutto il mondo scientifico deve dire grazie a uomini come Ingo Potrykus, il padre del "golden rice" – su cui si è fatta tanta disinformazione - o Channapatna Pakash, membro dell’Agricultural Biotechnology Advisory Committe dell’USDA e grande sostenitore delle applicazioni delle ricerche biologiche in agricoltura, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. D. Ma le preoccupazioni di cui si è fatto interprete il mondo ambientalista sono diffuse. E’ in gioco il futuro dei nostri figli. Le conseguenze di ciò che abbbiamo fatto oggi – vedi farine animali dell’alimentazione bovina – si vedono a distanza di anni. Ed anche la tecnologia fa paura, come dimostrano le preoccupazioni per il cosiddetto "elettrosmog". R. "L’esperienza di questi anni ci ha dimostrato che molte di queste paure sono infondate, o fondate più su leggende metropolitane o fatti emotivi che su fatti scientifici. E’ proprio il caso dell’elettrosmog, che come termine scientifico è addirittura inesistente. Certo quando si vanno a fare sperimentazioni scientifiche in campi nuovi occorre adottare tutte le cautele del caso. Ma quando, adottate le cautele del caso, si ottengono risultati scientifici certi, non si può bloccare tutto. Il "principio di precauzione" deve essere usato con precauzione, appunto. Non deve significare che non si fa nulla. La storia ci insegna che la scienza non si può fermare. Il mio messaggio è di avere fiducia nella ricerca, per dare risposte più esaurienti e fondate su basi rigorose. Purtroppo nel nostro paese non se ne fa abbastanza. Anzi manca, e non da oggi, nel nostro paese una politica della ricerca. D. Problema di soldi o di uomini? R. "C’è una debolezza strutturale nel nostro paese che riguarda in modo correlato risorse umane e risorse finanziarie. Noi investiamo la metà della media europea , l’1% circa del prodotto interno lordo, rispetto alla media europea che è intorno al 2%; e comunque una percentuale neppure comparabile con il 3,5-4% dei paesi nordici come Finlandia e Svezia. Noi siamo molto indietro anche rispetto a paesi analoghi all’Italia per popolazione e reddito, come la Francia e la Germania. Abbiamo la metà dei ricercatori. Non basta aiumentare le risorse finanziarie, bisogna aumentare i ricercatori. IL CNR ha un equivalente in Francia che è il CNRS: ebbene noi al Cnr siamo 7.500 persone e loro sono 26.000. Io dico che siamo alla frutta : lo sviluppo nella società postindustriale si basa sull’innovazione e sulla qualità dei prodotti e non si va da nessuna parte se non si investe in ricerca e formazione. D. Rischiamo di restare ai margini dell’Europa, allora? R. "Senza adeguati programmi di ricerca, senza un adeguato numero di ricercatori... in Europa ci staremo, continueremo a starci; ma saremo sudditi e non partner. Sudditi della Germania e della Francia. Ed è un controsenso perchè l’Italia è il paese dove è nata la scienza moderna, dove è nato Galileo Galilei. Ed è ben triste vedere che il paese dove è nata la scienza moderna non dà il giusto peso alla ricerca scientifica. Cesare Protettì |
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