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I
CONVEGNI DELL'OSSERVATORIO TUTTIMEDIA
Sì, l'esplosione della tecnologia, ma quali vantaggi per l'uomo
e per la società?
Francesco
Silvano
già A.D. di STET
Non è facile
in questo periodo così tormentato nel mondo dell'ITC individuare fattori
di ottimismo, ma la ragione concorre a ricercare nuove speranze e nuovi
euilibri, solo che ci si liberi dalle costrizioni del calcolo economico
e dalle sovrastrutture convenzionali
La seconda
metà del secolo scorso, connotata dalla celerità dei processi di trasformazione
del sistema produttivo e della distribuzione del reddito ai fattori produttivi,
ha creato una spirale quanto mai interessante sotto il profilo della generazione
di elementi innovativi via via sempre più invasivi e sempre meno dominabili
dai creatori delle innovazioni tecnologiche per l'evidente sproporzione
che si è andata producendo tra le capacità adattative di controllo dei
fenomeni e l'incalzare dei processi tecnologici.
Una spinta dettata dal "sempre più in là, sempre oltre", nuova generazione
di Ulisse che non sa arrestarsi, che vuole valicare le frontiere dell'ignoto
e che al tempo stesso col passare del tempo sente, avverte che la risposta
non è l'ignoto, ma la certezza di una dimensione più umana: il ritorno
a casa.
E così la prima cosa che emerge gettando lo sguardo al futuro è l'esigenza
di controllare l'inquietudine che genera cose nuove, cose che per corrispondere
al significato del termine debbono essere fattuali e reali, non mere ipotesi
e proiezioni dettate dall'ansia di non poter crescere se non nella dimensione
di una fase rivoluzionaria quale è stata quella degli ultimi decenni.
Ritengo allora che non si possa guardare al futuro senza prima aver compiuto
uno sforzo sereno e distaccato per interpretare l'esperienza vissuta in
passato; molti di noi - ed immeritatamente mi sento di appartenere al
non grande numero di coloro che hanno intuito le dinamiche evolutive collegate
all'ITC - hanno commesso l'errore di essere profeti fuori dal tempo, ideando
ipotesi di sistemi che - se pur corrette - presentavano il grave difetto
di non considerare la totalità dei fattori in gioco.
Un passato fatto di accelerazioni improvvise, di esplosione di servizi,
di trasformazioni organizzative nei processi produttivi, di discontinuità
nel recepire le innovazioni, di limitati successi e di molte delusioni;
per un non breve periodo si è avvertita la realtà di un motus in fine
velocior e ci si è posti la domanda se un siffatto moto fosse davvero
assimilabile dai diversi ambiti di riferimento; ma la domanda sostanzialmente
si presentava debole ed incerta a fronte dell'incalzare degli eventi,
della generazione di imprese aziendali di dimensioni mondiali, del circuito
promozionale fondato sulla obliterazione delle possibili sorgenti di difficoltà
e sulla proposizione di modelli di comportamento che garantivano l'ingresso
in una nuova forma di civiltà, basata sullo scambio di informazioni.
Forse ora è giunto il momento di verificare la validità delle predette
accelerazioni e di stabilire, se pur ancora in una forma meramente speculativa,
se non si stia aprendo una fase radicalmente diversa, poiché appare sempre
più evidente come le tecnologie, anche quelle che si profilano tra le
più avanzate, non siano in grado di aprire orizzonti nuovi. Ricorrendo
ad un'immagine sportiva, si possono correre i cento metri in apnea, ma
non i duecento, si può portare l'asticella a 2.40 metri, ma non a 2.80,
poiché esiste nella felice condizione umana un fattore dominante espresso
dal limite che più si presenta invalicabile tanto più si intende esasperare
il risultato. Ed è quasi stucchevole citare il fenomeno internet in termini
di basi di informazione, poiché tanto più ricco è il panorama, tanto più
appare contraddittorio il principio della facilità di ricerca dell'informazione.
Si, è vero, la larga banda offre prospettive di sicuro interesse, l'UMTS,
pur avvolto ancora nel mistero della sua reale utilità, può trasformare
radicalmente il settore della comunicazione, ma a fronte di quali contenuti,
di quali vantaggi, di quali possibili trasformazioni di natura operativa,
familiare, sociale? Ad oggi è difficile trovare una risposta ed ancora
più scandagliare un futuro prossimo venturo che non può peraltro ignorare
quanto sinora è avvenuto (un esempio tra i mille: perché sulla trasmissione
dati, sui suoi costi e sulla sua negativa redditività è sceso un complice
silenzio?).
Occorre comunque verificare se le molte attese generate dall'ITC siano
realmente traducibili in fattori positivi di miglioramento del sistema
economico-sociale a livello globale. Due anni fa, in una delle tante conferenze
mondiali, si giunse alla illusoria conclusione che il web avrebbe consentito
di avvicinare il livello di vita dei Paesi in via di sviluppo a quelli
occidentali; vennero suscitate inutili speranze, di fatto conseguendo
come unico risultato quello di tacitare le coscienze turbate (?) dai milioni
di essere umani che muoiono ogni anno a causa delle privazioni delle malattie,
dei dissesti alimentari.
I saggi propositori del futuro benessere tecnologico non sapevano o non
volevano sapere che il primo problema di un Paese africano è quello di
saper produrre dei mattoni o di poter scavare pozzi e distribuire acqua
potabile; così come interpretando la realtà virtuale, non sapevano che
il villaggio globale - immagine tanto cara ai mass media - resta tuttora
un fatto illusorio, se solo si considera, e non è che un esempio, che
in Congo, paese dalla superficie vasta come quella dell'Europa con 50
ML di abitanti, non v'è possibilità di stabilire una connessione con la
rete Internet, perché non dispone di alimentazione elettrica continua.
Perché allora non guardare a queste inquietanti realtà e concentrare risorse
ed energie per creare condizioni di vita più umane? (vivendo nel mondo
della sanità mi viene spontaneo far riferimento a quanto il web potrebbe
assicurare in termini di formazione medica e sanitaria a distanza, per
tutti i Paesi che restano estranei alla dinamica del processo di assistenza).
Oppure è preferibile "giocare" nel campo della generazione dei nuovi servizi
così da consentire al privato cittadino di tenere sotto controllo a distanza
il funzionamento del frigorifero?
E' possibile nutrire speranza che una visione più aperta ai bisogni di
un'umanità sempre più problematica favorisca lo sviluppo di orientamenti
meno fondati sulla speculazione e sul profitto e più consapevoli che le
generazioni future dovranno fare i conti con realtà non confinabili nella
tecnologia? Quando si ricorda cosa venne scritto anni fa nell'enciclica
"Centesimus Annus" si avverte che è trascorso un ampio arco di tempo senza
che un solo appello sia stato raccolto, senza che un solo problema sia
stato affrontato. Ci salveremo col web?
Merita poi ricordare che i processi di trasformazione delle strutture
produttive, degli stili di vita, dei comportamenti individuali hanno avuto
sviluppi quanto mai tra loro differenziati. Per le aziende si è aperta
la prospettiva di sostituire alle strutture di vendita e di commercalizzazione
il web call center (e così il ragioniere neodiplomato di Caltanissetta
siede davanti ad un terminale ed offre al titolare di un'impresa di Udine
i servizi innovativi di Telecom, distruggendo il principio del dialogo
personale basato sulla simpatia, sull'empatia e sulla fantasia); si è
aperta la prospettiva dell'e-commerce, fattore di potenziale moltiplicazione
delle vendite, ignorando che la chiave del successo non sta nella richiesta
elettronica, ma nella ristrutturazione integrale della logistica (dalla
produzione allo stoccaggio, alla gestione dei magazzini, ai sistemi di
trasporto); sono nati i portali verticali ed orizzontali con improvvisazioni
paradossali. Grandi fiammate di entusiasmo, corsa affannosa ad essere
presenti nei sistemi, esigenza di visibilità e scarse radici, talchè sono
adattabili a questa situazione le parole del salmo "Al mattino l'erba
è rigogliosa, ma alla sera è falciata e dissecca", ma non così è l'olivo
che ha profonde radici.
Purtroppo le conseguenze generate da approcci sommari si traducono in
onde reattive che annegano anche ciò che di buono e valido è presente,
negativo effetto di una globalizzazione che non sa differenziare le realtà,
né evidenziare gli errori ed i postulati correttamente fondanti i nuovi
strumenti operativi.
Del resto il combinato disposto della speculazione e della multiplazione
delle new-co in fase di start up ha generato uno dei fenomeni più irrazionali
che si siano prodotti nel nostro sistema economico, ricco di norme e di
fatto privo di strumenti valutativi.
Nell'ambito familiare non si è tenuto conto di quanto è avvenuto in termini
di radicale trasformazione della convivenza tradizionale, trasformazione
che ha abbracciato l'arco di 50 anni per effetto di un graduale processo
di traslazione di valori di base da quelli a contenuto affettivo a quelli
di impatto economico; l'istituto familiare si è sostanzialmente modificato,
con progressive differenziate chiusure al dialogo compensate dalla ricerca
di nuove forme di socializzazione spesso individuate nelle chat, nel ricorso
al PC, nei videogiochi. E' entrato in gioco anche l'effetto dello status
simbol (più marcato nel campo dei telefoni cellulari), è stata solleticata
l'esigenza di novità propria delle giovani generazioni che fanno dell'impazienza
e del confronto la molla dei loro interessi, ma forse non si è tenuto
conto del fatto che a grandi fiammate succedono spegnimenti di interesse
ed abbandoni. In questa realtà è difficile ipotizzare che si possano determinare
nuove significative esperienze cui la tecnologia sia in grado di dare
risposta.
Non è facile in questo periodo così tormentato nel mondo dell'ITC individuare
fattori di ottimismo, ma la ragione concorre a ricercare nuove speranze
e nuovi equilibri, solo che ci si liberi dalle costrizioni del calcolo
economico e dalle sovrastrutture convenzionali.
Invero in un sistema globale di gestione delle informazioni possono trovare
nuovo spazio e nuova linfa aspetti che sinora sono stati considerati marginali,
quali, ad esempio, la comunicazione dei valori etico-religiosi e la gestione
della salute; evidentemente gli esempi potrebbero moltiplicarsi per n,
ma è sufficiente in questa sede far cenno del fatto che la rete Internet
consente di realizzare siti differenziati in grado di diffondere i messaggi
pastorali della Chiesa Cattolica, così come quelli di altre confessioni
o aggregazioni religiose con prospettive inusitate di contatti e di colloqui.
Il concetto tradizionale di missione viene ad assumere un volto nuovo,
si creano nuove forme di adesione, di proselitismo, di generazione di
coscienze volte a respingere la tentazione individualistica di chiusura
per dare spazio ad un respiro fatto di comprensione del significato della
vita, di risposta ai quesiti esistenziali che nessun uomo può definitivamente
ed ultimamente ignorare.
Se si considerano fenomeni quali la diffusione della cultura e della religione
islamica che, attraverso le migrazioni o altre forme di penetrazione,
va via via estendendosi, appare evidente come le nuove proiezioni della
comunicazione consentano da un lato di non fare ricorso ad imposizioni
violente e dall'altro di sostenere e di alimentare le radici fideistiche
attraverso l'insegnamento, l'informazione ed il dialogo. Si è dunque in
presenza di una trasformazione profonda che genererà nuove forme di presenza,
modificando assetti storici, metodi comunicativi, forme di evoluzione
nel confronto con altre realtà culturali e sociali: una sfida nuova che
impone l'adeguamento della tradizione alle opportunità emergenti.
Nel settore della salute non meno rilevanti si prospettano le linee di
tendenza innovativa, poiché la evoluzione massiva dei processi di informazione
e di gestione già va proiettando l'immagine di un Ospedale del futuro
in grado di pilotare a distanza terapie e follow-up con ricadute di natura
economica e sociale di particolare rilievo.
Non ci si riferisce alla telemedicina che sostanzialmente, dopo 15 anni,
deve ancora trovare una via, ma al fatto ben più rilevante che va sempre
più approfondendosi il divario tra quello che un medico deve sapere in
costante aggiornamento di tutti i fattori evolutivi e quello che in realtà
conosce attraverso gli studi compiuti.
E' ben noto che la programmazione pluriennale predisposta dal Ministero
della Sanità, attraverso piani triennali è caratterizzata da linee di
indirizzo che mirano a dare soluzioni concrete ai problemi più rilevanti
del mondo della salute e dell'assistenza sanitaria.
Da molti anni si legge in questi piani che il sistema sanitario deve trovare
nuovi equilibri, poiché si è prodotto il fenomeno di medici del territorio
che limitano il loro campo di intervento trasferendo i pazienti alle strutture
ospedaliere con la conseguente generazione di costi impropri e di lievitazione
della spesa sanitaria che oggi assorbe il 14% del PIL.
Il fenomeno affonda le sue radici non nel rifiuto dei medici di base di
svolgere il loro compito, ma nella realtà di una sostanziale impossibilità
di aggiornare le proprie conoscenze in funzione dell'evoluzione costante
e sempre più rapida della ricerca medica.
L'aggiornamento della conoscenza di base non può essere affidato alla
buona volontà del professionista, né all'abbonamento a due o più riviste
mediche, perché occorre un'opera preventiva di filtraggio e di interpretazione
svolta da esperti in grado di coniugare l'evoluzione del sapere alla casistica,
in modo da consentire alle decine di migliaia dei medici di base di non
essere tagliati fuori e di non correre il rischio di diagnosi errate.
Orbene si è in presenza di un sostanziale scollamento tra i programmi
e le azioni da intraprendere con l'ovvio risultato che nulla si modifica
od è orientato al cambiamento; vi sono postulati chiari e ragionevoli,
realtà definite nelle loro carenze, obiettivi certi da conseguire, vi
sono altresì mezzi adottabili, ma è venuta a mancare la spinta al cambiamento
e la visione delle soluzioni da adottare.
Su questo tema si potrebbero sviluppare molte considerazioni, si potrebbe
parlare a lungo dei costi impropri generati dal non saper apprendere,
della passività delle strutture pubbliche, dell'impropria distribuzione
delle risorse; qualcosa si sta muovendo e ne è una riprova il lancio del
primo portale sanitario pediatrico in Europa promosso dall'Ospedale Bambino
Gesù, portale che assicura, attraverso la costituzione di un Dipartimento
virtuale formato da specialisti, il servizio di second opinion nonché
l'accesso ai corsi di formazione a distanza, per non dire dell'assistenza
alle famiglie di pazienti cronici; ed è auspicabile che a questa realtà
operativa ne seguano altre così da ottenere un concerto di azioni, mirate
a far crescere i presidi del welfare della salute.
Le conclusioni di questo intervento sono quanto mai evidenti e conseguono
al profilo di una voce che vuol essere fuori del coro di un conformismo
acritico.
Il dopo Internet non costituirà l'oggetto di un'evoluzione ignota o indeterminabile.
Perderà sempre più peso l'aspetto tecnologico ed il vuoto verrà colmato
da un diverso approccio di mercato mirato ad assicurare servizi realmente
rispondenti ai bisogni delle aziende, delle famiglie e degli individui.
La fase dei sogni è tramontata e prenderà sempre più consistenza una capacità
di gestire la realtà in un progress basato sulla razionalità.
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Giovanni
Giovannini
Cesare
Mossotto
Fabrizio
Gagliardi
Angelo
Raffaele Meo
Marco
Somalvico
Ernesto
Hofmann
Pierluigi
Ridolfi
Pier
Giorgio Perotto
Paolo
Barberis
Francesco
Silvano
SLIDES:
Gagliardi
Meo
Mossotto
Hofmann
Ridolfi
Sordi
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