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I
CONVEGNI DELL'OSSERVATORIO TUTTIMEDIA
Beyond
the Internet, bene ma beyond the computer?
Pierluigi Ridolfi
Presidente ERRESOFT
Ogni studente uscirà al mattino di casa con il proprio PC portatile, leggerissimo. Non avrà né cartelle né libri: al limite non avrà neanche quaderni. Disporrà invece di alcuni piccolissimi DVD che staranno in tasca
1. L'orizzonte
temporale (Quando) Vi sono due modi per immaginare come sarà
il nostro futuro: il primo si basa sulla previsione di come evolveranno
alcuni fattori tecnici, economici o sociali già presenti in nuce nella
realtà odierna; il secondo vive sull'ipotesi che domani disporremo di
"novità" che oggi esistono solo nella nostra mente. Nel primo modo chi
fa le previsioni deve avere la fantasia necessaria per individuare il
probabile trend dello sviluppo di "cose" che oggi hanno già un proprio
spazio, nel secondo si entra nella dimensione del futuribile, dove tutto
è lecito, e si fa della fantascienza. Nell'un caso per guardare lontano
occorre un cannocchiale, nell'altro basta una sfera di cristallo. Una
regola fondamentale per evitare di entrare in quest'ultima categoria,
la cui utilità è nulla, consiste nel limitarsi a un orizzonte temporale
corto: nel nostro tema, che abbraccia la più dinamica delle tecnologie,
quella dell'informazione, e il più variegato dei mondi sociali, quello
dei giovani, un arco di otto anni sembra il massimo possibile. Fra otto
anni la maggior dei prodotti attualmente in corso di sviluppo nei laboratori
o saranno usciti sul mercato o saranno morti, mentre gli studenti avranno
mediamente percorso una metà del loro ciclo di studi. Nulla possiamo dire
dei prodotti che verranno dopo e ben poco della capacità di reazione delle
generazioni di studenti che seguiranno. Il nostro obiettivo pertanto è
il 2010: alla nostra immaginazione sarà dunque consentita la fantasia,
ma vietata la sfera di cristallo.
2. La tecnologia (Che cosa)
L'oggetto base della nostra previsione è il computer nell'anno 2010. Il
collegamento a Internet sarà standard, per cui parlare di computer oppure
di Internet sarà in sostanza la stessa cosa. Seguendo il criterio appena
stabilito, cominceremo con una fotografia della situazione attuale; poiché
il campo di riferimento è la scuola, ci limiteremo ai computer "piccoli",
quelli per uso personale. Si può notare, innanzi tutto, che la classica
distinzione tra "desk-top" e "portatili" si va attenuando, a vantaggio
di questi ultimi. Nel campo dei portatili stanno poi emergendo due tendenze:
la prima mira a concentrare in un unico sistema tutti i dispositivi possibili,
creando pertanto dei "portatili super"; la seconda privilegia invece la
semplicità e la leggerezza. Vi sono ad esempio dei sistemi che in poco
più di tre chili concentrano un processore da 2 GHz, uno schermo di 15
pollici, un lettore DVD, il collegamento a Internet via cavo o GSM, delle
ottime capacità audio incluso un masterizzatore di CD; nel campo del semplice
e del piccolo, invece, si stanno affermando portatili che pesano appena
un chilo e mezzo. E' probabile che nell'arco dei prossimi otto anni le
due tendenze convergeranno verso un unico sistema completo, potente ma
leggerissimo: sarà questo il prodotto più interessante per la scuola.
Il PC sarà tanto più portatile quanto più le dimensioni e il peso saranno
ridotti. Le dimensioni dipendono dalla tastiera e dallo schermo: se la
tastiera è molto piccola, potrebbe risultare poco maneggevole l'uso dei
tasti. Per l'immissione dei dati e dei comandi esistono anche alternative
alla tastiera, come ad esempio l'input vocale, che già ora va molto bene
e che fra otto anni andrà ancora meglio. Altri tipi di input, come touch
screen e tavoletta grafica, presentano dei limiti operativi e probabilmente
non avranno una particolare diffusione. Al pari della tastiera, lo schermo
non può essere troppo piccolo, altrimenti i caratteri si confondono; vi
è comunque da notare che la leggibilità dello schermo, che già oggi è
molto elevata, è destinata a migliorare ancora. L'obiettivo della dimensione
dei futuri PC portatili è il formato B5, una via di mezzo tra l'A4 e l'A5,
cioè poco più di un libro tascabile. Il peso dipenderà dalle dimensioni
del portatile e soprattutto dalla batteria: il processo di alleggerimento
è iniziato da tempo e si pensa che possa proseguire ancora grazie a nuovi
tipi di batterie, di peso ridotto e di lunga durata. Si punta pertanto
a portatili dal peso contenuto in 600 grammi. Per quanto riguarda i dischi,
quelli rigidi saranno sempre più piccoli e vi sarà anche una versione
ridotta dei DVD. Memoria e velocità di calcolo saranno abbondantemente
sopra il livello massimo delle esigenze pratiche. Come già sottolineato,
il collegamento a Internet sarà standard, con una banda larga almeno 200
Kbit/sec e a costi accettabili. Saranno disponibili anche bande più larghe,
ma con costi superiori: è però opinione diffusa che una banda di 200 Kbit/sec
dovrebbe essere adeguata per la maggior parte delle applicazioni didattiche.
Il prezzo? Dipenderà da un'infinità di fattori, alcuni ancora incerti,
ma è ragionevole puntare a un obiettivo inferiore ai 1000 Euro. Al livello
di 500 Euro si posizioneranno invece i desk-top di domani, che, a parte
lo schermo, saranno anche loro piccoli e leggeri. Con questi prezzi la
diffusione dei PC sarà grandissima, fino ad arrivare nel 2010 a coprire
l'intera popolazione italiana, con una media di 2 unità per famiglia.
Si tratta più meno delle stesse previsioni che valgono per i telefoni
cellulari di nuova generazione e per i televisori.
La maggior parte degli studenti di domani vivrà in famiglie dotate di
almeno un personal computer collegato a Internet: probabilmente ogni studente
tenderà ad avere a casa un proprio computer, certamente portatile e leggero.
Se questo è il quadro familiare, lo scenario di riferimento attuale, che
prevede una scuola dotata di alcune aule laboratorio con tanti PC fissi,
è destinato a diventare presto obsoleto. Non ci saranno PC nella scuola
perché ogni studente andrà a scuola con il proprio PC, lo stesso che usa
a casa. Ma dove e come si potrà collegare a Internet?
3. L'aula (Dove)
Il PC stand alone non avrà più senso: tutti i computer della scuola saranno
collegati a Internet. E qui nasce un problema tecnico: come avverrà questo
collegamento?
Quando si parla di scuola bisogna distinguere il "contenitore" dal "contenuto".
Il contenitore è il luogo nel quale si esplica l'attività didattica, cioè
l'edificio scolastico, con il suo complesso di aule, laboratori, uffici
e servizi. Vi sono programmi ingenti per la riqualificazione dell'edilizia
scolastica che prevedono anche il cablaggio telematico generalizzato.
Mancano ancora progetti precisi, ma documenti provvisori, riportati in
parte anche dalla stampa, fanno però intravedere un'impostazione del problema
ben poco avanzata, riferita alla situazione tecnologica di oggi, o addirittura
di ieri. In realtà nell'arco di pochi anni, e certamente entro il 2010,
il cablaggio tradizionale, con cavi e prese, non esisterà più perché i
collegamenti avverranno con sistemi senza fili. Vi sono due tecnologie
in corsa: una basata sull'infrarosso, l'altra su onde elettromagnetiche.
Probabilmente vincerà quest'ultima tecnologia, che appare in prospettiva
più potente e più economica. Si tratta di dotare ogni aula di un ricetrasmettitore
che opera su frequenze nell'intorno di quelle dei cellulari, ma con potenze
molto ridotte, un ventesimo di quelle di un normale telefonino, e inoltre
con un'emissione non vicina all'orecchio. A questi livelli di potenza
il problema dell'inquinamento elettromagnetico non si pone neanche in
termini dubitativi. I PC e le altre apparecchiature all'interno dell'aula
saranno dotate di un dispositivo con antenna in grado di colloquiare con
il ricetrasmettitore centrale. Il flusso di traffico consentito è già
oggi di 11 Mbit/sec, ma all'immediato orizzonte sono in arrivo prestazioni
doppie. Con questi valori, ogni PC dell'aula potrebbe collegarsi a Internet
con modalità di larga banda. Il costo medio unitario di collegamento con
tecnologie senza fili risulta oggi di circa 150 Euro per postazione, pertanto
inferiore a quello di uno tradizionale: la semplicità e i tempi di installazione
sono però incomparabilmente diversi. In prospettiva, fra otto anni, il
costo di installazione potrebbe limitarsi alla sola centralina di aula,
in quanto tutti i PC avranno incorporato il dispositivo di collegamento
e la relativa antenna.
Un'altra novità consisterà nella presenza di un server in ogni scuola,
incardinato su Internet attraverso una rete metropolitana, pubblica o
privata. Al server andranno collegati i ricetrasmettitori delle varie
classi: questa è l'unica parte dell'impianto di comunicazione dove potrebbero
aver senso i cavi tradizionali. Si noti che in questo modo non occorre
realizzare particolari impianti di alimentazione elettrica per i PC, perché,
essendo portatili, non ne hanno bisogno: potrebbe essere sufficiente dotare
ogni aula di un banco comune per la ricarica delle batterie.
Riassumendo: ogni studente uscirà al mattino di casa con il proprio PC
portatile, leggerissimo. Non avrà né cartelle né libri: al limite non
avrà neanche quaderni. Invece di manuali, dizionari e testi vari disporrà
di alcuni piccolissimi DVD, che staranno in tasca. Avrà anche un cellulare,
capace di operare a larga banda. Arrivato nella propria aula, lo studente
metterà il PC sul banco e se lo vorrà collegare con la rete della scuola
sintonizzerà l'antenna con il ricetrasmettitore locale; altrimenti potrà
collegarsi a Internet con il proprio telefonino.
In ogni aula vi saranno impianti informatici comuni, come stampanti, scanner,
proiettori digitali; nell'istituto vi sarà una nuova funzione centralizzata,
dotata di personale tecnico, che gestisce il server e i suoi collegamenti.
4. Insegnanti e studenti (Chi)
Nella scuola operano insegnanti e studenti. Cosa cambierà per loro da
qui al 2010? Per quanto riguarda gli studenti, vedremo certamente aumentare
la loro attitudine verso le nuove tecnologie, che già oggi possiedono
in modo sorprendente, anche da giovanissimi. Ma lo stesso accadrà, ed
in modo ancora più rapido, per gli insegnanti, per via dell'ingresso delle
nuove generazioni. Se oggi la frazione di insegnanti che utilizzano normalmente
le nuove tecnologie, a casa o a scuola, si può stimare attorno al dieci
per cento, la quasi totalità delle future generazioni sarà familiare con
i PC e con Internet. Forse non è irrealistico pensare che nel 2010 questo
valore, per l'effetto combinato dei "nuovi" insegnanti e della formazione
dei "vecchi", arriverà al cinquanta per cento.
C'è chi prevede uno scontro ideologico e comportamentale tra insegnanti
e studenti, dovuto a un abisso incolmabile tra le conoscenze tecnologiche
delle due categorie: io non credo che andrà così, anzi. Sarà importante
però per ogni insegnante acquisire rapidamente quel nuovo bagaglio di
conoscenze tecniche - che non sono poi così drammaticamente difficili
- che gli consentiranno di non abdicare al ruolo di leader che gli è proprio.
5. La nuova didattica (Come)
Anche nel campo dell'istruzione ci troviamo davanti a grandi mutamenti.
Il Ministero, nel corso degli ultimi anni, ha incentivato in molti modi
la diffusione dell'informatica nelle diecimila scuole d'Italia che ora,
quasi tutte, hanno in dotazione dei PC e sono collegate a Internet, nelle
forme e nelle strutture più varie; le scuole completamente cablate sono
duecento, anche se con tecnologie tradizionali; cinquemila possiedono
una propria pagina web e un centinaio si sono trasformate addirittura
in Internet provider.
Come vengono utilizzati i PC e Internet nelle scuole? Per calcolare, per
prendere appunti, per i "compiti in classe", per comunicare con gli insegnanti
con altri studenti e altre scuole, per lavorare in gruppo senza confine,
per fare ricerche, per pubblicare, per reperire testi classici, per leggere
e-book, per consultare manuali e vocabolari. Non vi sono state finora
programmazioni ben definite, né ci potevano essere: ogni scuola ha un'esperienza
da raccontare, diversa da quella di qualunque altra, sempre legata all'iniziativa
personale di un preside o di un professore. E' evidente che abbiamo vissuto
in questi anni una fase eroica, forse la stiamo ancora vivendo, ma è giunto
il momento di ripensare in modo critico il modus operandi della didattica
con l'ausilio delle nuove tecnologie. Senza andare troppo a guardare oltre
oceano, un punto di riferimento sempre di grande valore è la Francia,
il cui modo di pensare è più vicino al nostro. Il ministro Lang, come
il suo predecessore Allègre, sono molto attivi nel difendere il primato
della cultura anche e soprattutto in presenza delle nuove tecnologie.
Tre le iniziative degne di nota: 10 milioni di Euro per un progetto di
"campus numérique" per promuovere un'offerta di formazione superiore a
distanza, competitiva a livello internazionale; la creazione di un certificato
di competenza in informatica e Internet, che tutti gli studenti dovranno
conseguire entro il 2003, con una campagna di stampa volta a convincere
anche tutta la popolazione a ottenerlo; la creazione di una "Villa Medici
multimediale", un "luogo di creazione, riflessione, ricerca, incontro
e formazione sulle nuovi arti d'apprendere e insegnare". Come quella celebre
di Roma dedicata alle arti figurative, che ha due secoli di vita, questa
nuova Accademia, che avrà sede a Grenoble, costituirà uno straordinario
punto di agglomerazione. Anche in Italia, qualche anno fa, ci fu l'idea
di realizzare a Frascati qualche cosa di simile. Poi non se ne fece niente:
peccato!
Una Villa Medici italiana, un Forum per confrontare e diffondere le idee
e le realizzazioni della didattica multimediale, avrebbe una grande valenza
strategica. Il futuro non si costruisce gratis: le fasi eroiche sono importanti,
anzi indispensabili: poi occorre far seguire quelle della sintesi, del
confronto, della valutazione. Chi fa questa sintesi? E dove? Ad esempio,
come valutare l'uso che dei PC e di Internet si fa o si potrebbe fare
nella scuola? Una recente ricerca dell'Università Cattolica di Milano,
svolta su un campione di 500 studenti lombardi provenienti da famiglie
tecnologicamente avanzate (cioè tutte dotate di PC e Internet), rivela
che l'uso del computer in classe è a un livello molto modesto: un uso
banale di Internet - solo per vedere ricerche fatte da altri -, ma nessuna
"cultura di rete". Io non sarei così catastrofico: in realtà vi sono qua
e là in Italia, per iniziativa di qualche attivissimo insegnante, delle
bellissime realizzazioni che dimostrano capacità di ricerca e costruzione
di soluzioni. Ad esempio, a me è capitato spesso, attivando un motore
di ricerca con parole chiave di storia e geografia, ottenere la segnalazione
di siti realizzati da qualche scuola, su argomenti specifici, magari di
valore locale, ben fatti ed efficaci. Sta anche lavorando con passione
un gruppo di lavoro, guidato dal Liceo Virgilio di Roma, che cerca di
individuare nuovi modi di insegnare il latino e il greco, disponendo in
Internet di una massa sterminata di opere classiche, spesso con testo
a fronte. Ad esempio, comincia a farsi strada l'idea che per le traduzioni
dal greco e dal latino possa essere utile per lo studente, da un punto
di vista formativo, consultare il testo a fronte piuttosto che tentare
di decifrare da solo dei rebus grammaticali, perdendo di vista il valore
del contenuto.
Poi c'è il telefonino: anche questo consentirà l'accesso a delle forme
speciali di Internet per diventare uno strumento di informazione e potenzialmente
di formazione. Si può accedere con degli SMS a delle minienciclopedie,
si può comunicare, si può chiedere aiuto, si può copiare. Bisogna allora
vietare l'uso del telefonino in aula? E' irrealistico: non si ottiene
nulla vietando. Il problema è completamente diverso: bisogna far diventare
anche il telefonino uno strumento didattico, al limite bisogna insegnare
a chiedere aiuto, a comunicare, a copiare. D'altra parte, nella vita di
tutti i giorni, non facciamo così? E qui occorre inventiva e fantasia.
6. La gestione delle priorità (Perché)
Nelle nostre previsioni occorre anche tener conto di due variabili fondamentali:
il tempo e i costi. I giovani sono impegnati oggi con le tecnologie -
televisione, high-fi, telefonino, computer, Internet - per un tempo molto
superiore a quanto non accadeva appena mezza generazione fa: che cosa
succederà nei prossimi otto anni? Questo tempo aumenterà ancora? Non ci
potrebbe essere un effetto di "saturazione" o addirittura di "rifiuto"?
Assisteremo a forme di anoressia telematica? Non ci sono ancora sintomi
di questo tipo, ma è probabile che qualche cosa del genere possa accadere.
Che fare allora? Che strategie alternative ci possono essere? Ma ha senso
parlare di strategie quando finora non ce ne è stata una sola in questo
campo, dove apparentemente il sistema giovanile stesso ha aperto le strade
sulle quali poi si è mosso? Perché allora parlare di strategie? Forse
questo è un termine troppo forte, ma sarebbe bene prefigurare degli scenari
alternativi a quelli di uno sconfinato sviluppo: se non altro serve a
riflettere.
Poi c'è il problema di chi paga: la tecnologia costa, sia in fase di impianto
sia in quella di consumo. Le previsioni economiche a medio termine non
fanno intravedere incrementi significativi dei redditi personali netti:
le spese che i giovani faranno per il telefonino, per il PC e per Internet
vanno compensati con il taglio di qualche altro tipo di spesa: ma quale?
E di chi? Sono tutte domande alla quali non c'è, per ora, una risposta.
Ma indubbiamente lo sviluppo del mercato della tecnologia potrebbe trovare
un freno dall'incapacità del sistema economico di reggerne i costi. E
questo non solo nel mondo della scuola.
Un altro, non piccolo, elemento di riflessione.
Con il che si potrebbe concludere che fare delle previsioni costringe
a riflettere: immaginare il domani aiuta anche a cautelarsi e a gestire
meglio l'oggi.
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Giovanni
Giovannini
Cesare
Mossotto
Fabrizio
Gagliardi
Angelo
Raffaele Meo
Marco
Somalvico
Ernesto
Hofmann
Pierluigi
Ridolfi
Pier
Giorgio Perotto
Paolo
Barberis
Francesco
Silvano
SLIDES:
Gagliardi
Meo
Mossotto
Hofmann
Ridolfi
Sordi
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