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Giuseppe De Rita


Segretario Generale Censis

 

 

Malgrado le apparenze e le oggettive loro diversità il mondo dell’informazione e quello scientifico-tecnologico sono due macchine da guerra molto simili. E sono quindi destinate a competere tra loro, salvo qualche tentativo più o meno astuto di reciproca strumentalizzazione.

 

            Queste affermazioni non sono verosimilmente di facile accettazione, ed è probabile che qualche osservatore più o meno interessato ne neghi anche la validità. È corretto quindi chiarirle, pur nella estrema schematica riduttività di questa breve riflessione.

 

            Due macchine da guerra molto simili, ho detto. Ed in effetti esse hanno un forte grado di potenza e di incisività visto che tutti noi siamo quotidianamente immessi in situazioni create o dal flusso sempre più sofisticato della ricerca scientifica o dal flusso sempre più globalizzato della comunicazione. Non abbiamo cultura individuale e collettiva adeguate a padroneggiare tali flussi e spesso neppure a decifrarli, cosicché accettiamo passivamente messaggi continui di novità, sia come lettori di quotidiani o di riviste specializzate, sia come utilizzatori di varie apparecchiature casalinghe, sia come navigatori di Internet sia come malati che sperano in nuovi farmaci o nuove tecniche o strumentazioni specialistiche, sia come attoniti spettatori ed “aspettatori” di nuove mirabolanti scoperte scientifiche. Di solito non siamo e non vogliamo essere subalterni a nessuno (governante, professore o padrone che sia) ma siamo severamente subalterni al dilagare di nuove notizie e di novità tecnologiche.

 

            Da dove viene tale parallela e similare potenza? Viene a mio avviso da due elementi. Il primo, più superficiale, è l’autoreferenzialità degli apparati che sovrintendono ai due settori. Essi, contrariamente a quanto avviene per tutti gli altri segmenti del sistema, non devono dar conto a poteri sovraordinati: il flusso di notizie e di innovazione è continuamente creato dagli apparati stessi, secondo una “missione” che diventi necessità fatale (l’ananké greca) e che non sopporta limitazioni né etiche né di opportunità (non c’è un’etica della scienza oltre la coscienza dello scienziato e non c’è un controllo dell’informazione che non sia autoregolazione deontologica). Ma c’è un secondo, più profondo, fattore di potenza ed è il fatto che gli apparati dell’informazione e della tecnologia non hanno “limitazioni di scopo”. Come ha ben notato Emanuele Severino, tutti gli  apparati della società e dell’economia (dalla legislazione alla religione) hanno la propria forza nell’indicare i propri scopi ed ancora più nell’esclusione di altri scopi; mentre la tecnica non ha altro scopo che crescere essa stessa e su se stessa, incurante degli scopi altrui, anzi pensando di crearne addirittura altri, ma provenienti da se stessa. Ed in questa prospettiva l’informazione è simile alla tecnica, entrambi seguono solo il destino di una ulteriore inesauribile crescita della loro potenza.

 

            Questi due apparati così simili sono destinati a confliggere o ad andare d’accordo? Io sono convinto che, se potessero, combatterebbero per occupare titanicamente tutto lo spazio sociale, perché è noto che la potenza crea volontà di potenza ulteriore. Ed in qualche modo ci hanno anche provato a sopraffarsi, come è avvenuto con l’ambizione delle tecnologie telematiche a mettere in crisi il tradizionale mondo dell’informazione giornalistica. Ma è probabile che vincerà il teorema di Franco Fornari sui “due scorpioni nella bottiglia”, teorema secondo il quale, due poteri paritari non si combattono perché morirebbero tutti e due, perché l’uno non soccomberebbe senza aver ucciso l’altro. È pensabile quindi che, con più o meno timorosa ipocrisia, sviluppo della tecnologia e sviluppo dell’informazione troveranno un modo non troppo conflittuale di vivere insieme. Magari, come ho scritto all’inizio, con qualche furba reciproca strumentalizzazione. Il mondo dell’informazione si proporrà come un ottimo divulgatore e persuasore collettivo degli effetti dell’innovazione scientifica e tecnologica ma farà pagare un prezzo - attraverso la grande arma del “fare apparire” - ai ricercatori che devono trovare risorse ed hanno bisogno di apparire in pubblico per convincere i loro centri di finanziamento; e da parte sua il mondo della scienza e della tecnologia fornirà continui flussi di notizie ad alta impressività giornalistica, ma sotto sotto su che tale “dono” serve solo a rendere ancor più onnipotente la propria immagine (e a lungo andare a creare le condizioni di una propria vittoria finale).

 

            La partita resterà aperta per lungo tempo e ad oggi è difficile prevedere chi fra i due apparati avrà il sopravvento, visto che quello scientifico-tecnologico ha dalla sua un’inesauribile interna vocazione a crescere mentre quello dell’informazione può contare sulla sponda di un maggiore consenso di massa. Per chi è e vuole essere spettatore esterno, ci sarà  molto da osservare con curiosità e, forse, divertimento.



 

 

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