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Introduzione, presentazione
e indice ragionato

di Giovanni Giovannini

Presidente OsservatorioTuttiMedia

Di scienza e tecnologia i mezzi di comunicazione di massa parlano troppo o troppo poco? E come ne parlano? Passato il periodo dell’euforia per le scoperte spaziali e per i progressi tecnologici che ha accompagnato l’intero arco degli anni 70 e gran parte degli anni 80, sulle pagine dei giornali, nelle trasmissioni radiotelevisive, nei siti di informazione disseminati nella grande "rete", la cronaca e le informazioni che riguardano la scienza e la tecnologia hanno assunto sempre più le caratteristiche di materiale ansiogeno, se non angosciante, per i temi trattati. Non più pagine e trasmissioni sullo sbarco sulla luna o sugli avanzamenti nella ricerca sulla materia ma notizie e informazioni sull’aids, sull’inquinamento, sulla mucca pazza, sugli organismi geneticamente modificati. Dalle certezze ai dubbi, dalla fiducia alle paure. In questi ultimi anni è cambiato profondamente l’approccio alla scienza e alla tecnologia da parte dei mezzi di comunicazione di massa così come sono cambiati radicalmente anche i modi e le forme dell’informazione.

Come sempre però la realtà non si presenta in maniera lineare e i percorsi del cambiamento appaiono non univoci, ma soggetti a letture ed interpretazioni a volte opposte, sempre diverse. Se ciò è vero in generale, lo è ancora di più per i cambiamenti che in questi anni sono intervenuti nel rapporto tra scienza e mezzi di informazione.

C’è chi afferma che i mezzi di informazione si interessino poco di scienza e tecnologia; chi, al contrario, sostiene che è eccessiva l’attenzione dei mass media verso ogni cosa si muova nel complesso e variegato mondo scientifico e che spesso la fretta di produrre informazione sul nuovo che avanza ha come risultato un’informazione sovente distorta se non falsa. C’è chi ritiene che i mass media banalizzino i problemi e chi, invece, pensa che i mezzi di comunicazione di massa parlino solo ad un pubblico che già sa. Insomma si sostiene il tutto e il contrario di tutto. Forse perché, aggiungiamo noi sommessamente, il rapporto tra mass media e scienza è stato poco studiato e approfondito e su di una cosa che si conosce poco è facile dire parole in libertà.

Con questo dossier su "Scienza e mass media" l’Osservatorio Tuttimedia si ripropone innanzitutto, come è sua tradizione oramai consolidata, di studiare e approfondire la questione per poi riflettere e discutere e, soprattutto, invitare gli interessati, giornalisti, mezzi di comunicazione, istituti di ricerca scientifici, scienziati, alla riflessione e alla discussione.

Lo sforzo, coordinato da Giovanni Giovannini e Maria Pia Rossignaud, presidente e vicepresidente dell’Osservatorio TuttiMedia, è quello di provare a tracciare un mosaico del rapporto tra i mass media e la scienza e la tecnologia dove ogni singola tessera si integri in un disegno che assuma, pagina dopo pagina, contorni sempre più chiari e definiti.

Nella pagine del dossier si parte dalle ricerche e dalle inchieste, sulla realtà europea, su quella italiana e su quella americana per poi approfondire le questioni dell’informazione scientifica e tecnologica nelle agenzie di stampa, nei giornali quotidiani, nei periodici specializzati, nella radiotelevisione, in Internet. Seguono le opinioni di uomini di scienza e di giornalisti scientifici che costituiscono un primo momento di dibattito al quale è auspicabile facciano seguito altri momenti di ulteriore riflessione e confronto.

Scienza e società – La scienza vista dai cittadini dell’Europa

Il dossier si apre con un articolo di Giovanni Giovannini che illustra con dovizia di grafici e tabelle un recente sondaggio curato da Eurobarometro, l’agenzia demoscopica della Commissione europea, che ha intervistato sul tema scienza e società sedicimila cittadini di quindici diversi membri dell’unione europea.

I dati del sondaggio sono indubbiamente interessanti; per alcuni versi allarmanti, per altri incoraggianti. La realtà che emerge è, e non potrebbe essere diversamente, complessa e articolata: il 25 % degli intervistati è, ad esempio, convinto che sia il sole a girare attorno alla terra ma il 45,3% dei cittadini europei intervistati dichiara di essere interessato alle tematiche scientifiche e tecnologiche, una percentuale più elevata di quella dei cittadini interessati alla politica (il 41,3%) e all’economia (il 37,9%). Nell’opinione pubblica esiste una grande aspettativa riguardo alla scienza e alla tecnologia ma la scienza e la tecnologia non sono più considerate una panacea dei mali del mondo, uno strumento di per sé in grado di risolvere ogni cosa. Il 60% non si sente sufficientemente informato dai mezzi di comunicazione di massa e il 60,6% legge raramente articoli riguardanti scienza e tecnologia; il 14,7% degli intervistati vorrebbe ricevere maggiori notizie ed informazioni.

Il sondaggio si sofferma anche sugli argomenti che destano maggiore interesse nell’opinione pubblica. Gli sviluppi scientifici che attraggono maggiormente l’attenzione degli europei sono tradizionalmente la medicina (interessa al 60,3%) e l’ambiente (51,6%). Negativo il giudizio che emerge sulla qualità dell’informazione scientifica e tecnologica. Più della metà degli intervistati (il 53,3%) ritiene che "molti giornalisti che trattano argomenti scientifici non hanno l’appropriato bagaglio culturale e non cercano di farselo".

Nel complesso una realtà variegata, con luci ed ombre, meritevole di essere approfondita, discussa e "osservata" anche da qualche altra angolatura. Non solo quindi, come fa il sondaggio di Eurobarometro, dal lato che potremmo definire della domanda di informazione, ma anche dal lato dell’offerta di informazione. Integrare gli aspetti trattati dall’indagine sui cittadini europei osservando e monitorando l’informazione scientifica e tecnologica che giorno dopo giorno viene offerta dalle agenzie di stampa, dai quotidiani, dalle riviste specializzate, dalla radiotelevisione, da Internet ai propri utenti, ai propri lettori, ai propri telespettatori, ai "navigatori": è quanto ha provato a fare l’Osservatorio Tuttimedia.

L’informazione scientifica e tecnologica nelle agenzie di stampa

Le agenzie di stampa svolgono un ruolo essenziale nella predisposizione dell’agenda quotidiana dell’informazione stampata e radiotelevisiva. Un dato chiarisce più di tante parole qual è il ruolo delle agenzie di stampa nel mondo dell’informazione: il 63% delle notizie pubblicate da quattro quotidiani di diversa importanza e di varie aree geografiche (Il Corriere della Sera, Il Messaggero, Il Giornale di Sicilia e il Giornale di Vicenza) nelle loro pagine nazionali in una giornata tipo sono risultate essere di derivazione Ansa, la più grande e la più importante delle agenzie di stampa italiane. Ad indagare su quanto sono presenti e su come sono presentati gli argomenti scientifici nelle agenzie di stampa italiane è stato Cesare Protettì, caporedattore centrale di Ap.Biscom e profondo conoscitore delle nuove tecnologie legate alla comunicazione e all’informazione.

Sono state esaminate l’informazione e le strutture informative delle sei principali agenzie di stampa italiane (Ansa, Ap.Biscom, Agenzia Giornalistica Italia, Adn-Kronos, Asca e Infocity, agenzia giornalistica ideata per Internet).

Gli argomenti scientifici sono presenti nelle maggiori agenzie di stampa italiana in modo saltuario, non strutturalmente organizzato ed in percentuale evidentemente ridotta (intorno all’1%) rispetto al totale dell’informazione trasmessa che risulta essere peraltro di enorme quantità (solo l’Ansa manda in rete oltre mille notizie al giorno). Tale percentuale però sale in maniera esponenziale in concomitanza con fatti di cronaca particolarmente rilevanti. Inoltre l’Ansa pubblica regolarmente un notiziario settimanale interamente dedicato alla scienza curato da Massimo Bozzo. Nelle diverse agenzie non esiste un vero e proprio servizio scientifico, ma redattori esperti nelle diverse branche: medicina, biotecnologie, aerospazio o, più in generale, "scienza".

L’informazione scientifica sulla stampa quotidiana

Dalle agenzie di stampa ai giornali quotidiani. Un gruppo di ricercatori dell’Osservatorio TuttiMedia, Francesca Romana Orlando, Carmela Giudice e Valerio Tontini coordinati da Arcangelo Iannace dell’Ufficio studi della Federazione italiana editori giornali, per quattordici giorni, dal 7 al 21 gennaio del 2002, ha analizzato l’informazione scientifica e tecnologica contenuta in sette quotidiani italiani. I sette giornali scelti sono rappresentativi dell’universo dei quotidiani italiani: grandi quotidiani di informazione generale a diffusione nazionale (Corriere della Sera, La Repubblica, La Stampa), quotidiani di informazione specialistica (Il Sole 24 Ore), quotidiani di opinione a diffusione nazionale (Il Giornale), quotidiani a diffusione pluriregionale (Il Messaggero), quotidiani locali (Il Giornale di Brescia). L’intento è stato di misurare la quantità e, indirettamente, elementi di qualità dell’informazione scientifica veicolata dai giornali quotidiani.

I risultati del monitoraggio sono stati per molti versi sorprendenti. Dai dati raccolti emergono con evidenza due indicazioni, ambedue positive.

La prima è che i quotidiani italiani si occupano molto di scienza e tecnologia: nei quattordici giorni analizzati sono stati rilevati 309 articoli, ossia una media di 20,6 articoli al giorno, con un minimo di 14 articoli in un giorno e un massimo di 28. Tutto ciò nel solo corpo del giornale. L’offerta aumenta in maniera considerevole se si considerano anche inserti è supplementi. Bisogna infatti ricordare che alcune delle testate analizzate integrano l’offerta di informazione scientifica e tecnologica quotidiana con altri articoli inseriti nei numerosi supplementi di informazione generale e di informazione scientifica che pubblicano.

La seconda è che l’offerta di informazione scientifica e tecnologica non soltanto è sufficientemente costante nel tempo ma presenta caratteristiche di forte omogeneità tra le diverse testate. Non risultano infatti grandi differenze tra l’offerta dei grandi quotidiani nazionali a maggiore diffusione e quella dei giornali regionali e locali. In particolare il quotidiano locale analizzato, Il Giornale di Brescia, con 51 articoli che trattano di scienza e tecnologia, segue da vicino il primato di articoli del Corriere della Sera. Ne esce demolito il pregiudizio, largamente diffuso, di una informazione locale poco attenta ai grandi temi della scienza e della tecnologia.

Per quanto riguarda gli argomenti trattati negli oltre trecento articoli pubblicati si conferma quanto già emerso nel sondaggio di Eurobarometro: la medicina (con il 46% del totale degli articoli pubblicati), l’ambiente (il 20%) e la tecnologia in genere (14%) sono i temi più trattati.

Dalla ricerca, seppur indirettamente, è possibile ricavare indicazioni sulla completezza dell’informazione offerta. Molti sono gli articoli ampi che si sviluppano su più di tre colonne (133 su 309, ossia ben il 43% del totale) a testimonianza della scelta frequentemente operata dai giornali di approfondire i temi trattati. Significativo anche il numero di articoli (33, l’11% del totale) che sono accompagnati da altri articoli a corredo (interviste, schede) così come gli articoli che si avvalgono di foto (117, il 38%) e di infografiche (26, l’8%). Se aggiungiamo che non mancano le interviste a scienziati e ricercatori (44, il 14%), così come i contributi esterni di esperti (18 articoli, il 6%), si ha la precisa sensazione che alcuni giudizi sulla qualità dell’informazione scientifica emersi dall’indagine sul rapporto tra scienza e cittadini europei siano per lo meno discutibili.

Questa sensazione si rafforza ulteriormente dall’analisi dei supplementi scientifici e tecnologici di alcuni dei quotidiani monitorati. Il Corriere Salute del Corriere della Sera, Tutto Scienze della Stampa, Salute di Repubblica, e per altro verso, Affari e Finanza della stessa Repubblica e @lfa del Sole 24 Ore, rappresentano esempi significativi di informazione accurata e di approfondimento, attenta a quello che si muove nel mondo della scienza e della tecnologia.

 

 

La stampa periodica specializzata

Note positive anche dalla stampa periodica specializzata. Un milione e cinquecentomila copie al mese è la diffusione complessiva dei mensili di scienza oggi in Italia, che mai come ora stanno vivendo un momento certamente favorevole. Ad indagare e ad illustrare su questa realtà è Giorgio Rivieccio, direttore di Newton una di queste fortunate testate, che negli ultimi venti anni ha vissuto da protagonista gli alti e i bassi di questo tipo di editoria.

I mensili di scienza avevano già fatto registrare un boom delle vendite negli anni ’80, strettamente legato all’emergere di nuovi protagonisti di drastici mutamenti nella vita quotidiana: il personal computer, l’ingegneria genetica, le grandi imprese spaziali, l’energia nucleare. Poi però, negli anni immediatamente successivi, molte di quelle riviste protagoniste del boom hanno chiuso i battenti. Oggi è di nuovo boom. Rivieccio offre una sua interpretazione di questa nuova crescita. Per il direttore di Newton il segreto è nella nuova formula editoriale dei mensili di scienza: via i divulgatori, via le cattedre, via l’ottimismo fine a se stesso, meno teoria, più attualità. Insomma, una formula più vicina al newsmagazine di scienze che alla "rivista" di scienza per abbattere, o almeno attenuare, le distanze tra i camici bianchi e i lettori. Volendo condensare la nuova filosofia editoriale in una frase, si potrebbe dire "andiamo a vedere cosa si fa nei laboratori, quali prospettive e quali problemi ci sono nelle diverse ricerche scientifiche" piuttosto che "ora ti spiego cosa si fa nei laboratori".

La divulgazione scientifica in Tv

Non è possibile indagare il rapporto scienza mass media senza soffermarsi sull’attività di divulgazione scientifica svolta dalla televisione non fosse altro per il fatto che, sempre dall’indagine europea, essa risulta la fonte d’informazione scientifica più importante per il 60,3% degli intervistati collocandosi al primo posto in tutti gli Stati membri dell’Unione europea, seguita, ma solo a notevole distanza, dalla stampa che costituisce una fonte di informazione scientifica per il 37% della popolazione.

A ripercorrere la storia e a soffermarsi sull’attuale informazione scientifica radiotelevisiva è Pierpaolo Pioli. Nelle storia della televisione ci sono stati programmi di divulgazione scientifica che sono rimasti impressi nella memoria degli italiani: dalla semplicità del professor Cutolo e dei suoi programmi, "Piccola enciclopedia scientifica" e "Una risposta per voi", alle trasmissioni dedicate ai ragazzi come "L’amico degli animali" di Angelo Lombardi, fino a giungere alle "Avventure della scienza" di Enrico Medi, a "L’Approdo" e ai grandi cicli della seconda metà degli anni ’60 come "Orizzonti della scienza e della tecnica" e "Sapere".

Si tratta però in gran parte di programmi di seconda serata o trasmessi in orari notturni, destinati ad un pubblico ristretto. A partire dalla fine degli anni ’70 si iniziano però ad affermare trasmissioni destinate al grande pubblico, incentrate soprattutto sulla salute, come Check-up. Ma è soli con il grande successo di Piero Angela e della serie di Quark, a partire dagli anni ’80, che si afferma un modello, tuttora dominante, basato sull’intelligente fusione tra divulgazione scientifica e intrattenimento. Non più noiose lezioni pedagogiche e somministrazione di nozioni accademiche, ma la scienza che diventa, pur con le dovute e necessarie cautele, in qualche modo spettacolo. A completare il quadro sia aggiunge la personale capacità di Piero Angela di stabilire con il pubblico un rapporto di complicità in virtù del suo stile pacato e chiaro in grado di suscitare vivo interesse e persino suspance come, ad esempio, intorno ai suoi "viaggi" dentro e fuori l’uomo.

E’ una formula che si espande e che pur con alcune modifiche risulta essere a fondamento del successo di un altro grande "divulgatore" scientifico televisivo, Alessandro Cecchi Paone, che con il suo programma, La macchina del tempo, è riuscito a ritagliarsi una consistente fetta di pubblico.

L’informazione scientifica on-line

A completare il quadro non poteva mancare uno sguardo all’informazione scientifica e tecnologica su Internet. Nella rete è fiorita negli ultimi anni, di pari passo con il suo sviluppo e la sua diffusione, una ricca produzione di magazine (e-zine) e di siti dedicati alla scienza, alla medicina, all’ambiente, all’informatica. Si tratta di un flusso veramente consistente di informazioni, con diverso grado di attendibilità, che si riversa minuto dopo minuto nella grande rete. Alcuni di questi siti sono sponsorizzati o nascono per impulso di enti pubblici o imprese del settore. In alcuni casi si tratta di riviste specializzate approdate sul web. In ogni caso una realtà in magmatica evoluzione, difficile da fotografare. Ci limitiamo a fornire un parzialissimo elenco curato da Cesare Protettì ed Elisabetta Manganiello, di siti, webzine, portali, motori di ricerca, periodici specialistici che trattano di scienze, ambiente, informatica, telecomunicazioni, medicina, accompagnandoli con una seppur succinta illustrazione dei rispettivi contenuti.

Un approfondimento è stato fatto analizzando tre diversi "cases study": l’informazione sull’ambiente; Galileo, un giornale in rete edito da una associazione culturale fondata da giornalisti, ricercatori e studiosi interessati a diffondere la cultura e l'informazione scientifica, italiana e internazionale, attraverso le potenzialità offerte dalla rete telematica; il sito Ulisse, un progetto volto a favorire la comunicazione attorno ai risultati di ricerca raggiunti dalla comunità scientifica italiana e di mettere in contatto i comunicatori della scienza, il mondo della scuola, gli scienziati stessi.

Uno sguardo oltreoceano

Con il contributo di Elysa Fazzino e di Giampiero Gramaglia abbiamo gettato uno sguardo sulla realtà americana.

Elysa Fazzino illustra i risultati di alcune ricerche che indagano sul rapporto tra cittadini americani, mass media e informazione scientifica. Se ne ricava un quadro nel complesso non entusiasmante e, per alcuni versi, peggiore di quello europeo. Scienziati e giornalisti americani su una cosa concordano: le novità scientifiche più importanti non arrivano al grande pubblico. Infatti solo il 17% della popolazione americana si ritiene bene informata sulle nuove scoperte scientifiche e sull’uso delle nuove invenzioni.

Giornalisti e scienziati si accusano reciprocamente di essere i responsabili di questa insufficienza. Solo l’11% degli scienziati intervistati ha fiducia nella stampa scritta, mentre il 22% non ne ha affatto. La diffidenza per la televisione è ancora più accentuata: quasi la metà degli scienziati (il 48%) non si fidano affatto. Per quanto riguarda l’attenzione dell’opinione pubblica si nota una differenza con quella europea: non è la medicina e la salute a destare il maggiore interesse ma la meteorologia, seguita dall’esplorazione dello spazio.

Il quadro americano è completato da una breve scheda sulle maggiori riviste americane di divulgazione scientifica e da una visita di Giampiero Gramaglia allo spazio che il Newsmuseum di Arlington, il museo della notizia, dedica alla notizia, completamente falsa e fabbricata ad arte per aumentare le vendite, che nel 1835 fu confezionata dal "Sun", quotidiano di New York per annunciare con grande rilievo la scoperta di esseri viventi sulla luna.

Non si tratta evidentemente della sola e unica "bufala" medianica nella storia dell’informazione scientifica tant’è che c’è chi come un ricercatore italiano, Federico Di Trocchio, ha fornito cinque regole preziose per riconoscere il falso scoop scientifico: la notizia che cerca il giornalista è una notizia sospetta; la notizia che aggira i controlli della comunità scientifica è probabilmente fasulla; la notizia che contiene grossi interessi economici va considerata con particolare prudenza; la diffidenza è comunque di rigore, tanto più che il dubbio è un criterio di valutazione scientifico; e, infine, attenzione ai pesci d’aprile.

 

 

 

 

Le opinioni

 

 

Alle ricerche e alle indagini seguono le autorevoli opinioni di Mario Morcellini, dell’Università La Sapienza di Roma, Furio Colombo, direttore de L’Unità, Paola De Paoli, presidente dell’Unione Giornalisti Scientifici (UGIS), Angelo Raffaele Meo, del Politecnico di Torino, Pierluigi Ridolfi, dell’Università di Bologna, Carlo Sartori, presidente di tv e radio dell’Onu, Marco Somalvico, del Politecnico di Milano, Vincenzo Tagliasco, dell’Università di Genova, Lucio Bianco, presidente del CNR, e Giorgio Rivieccio, direttore di Newton.

  • Apre la sezione Lucio Bianco,che si sofferma sull’opportunità di una maggiore vicinanza tra scienza e giornalisti e guarda con preoccupazione al clima di sfiducia e paura che oggi circonda la scienza. Il presidente del CNR denuncia la poca informazione scientifica che viene fatta nel nostro Paese e pone l’accento sulla necessità di iniziative da organizzare in tal senso nelle scuole e nei musei. Non è però sempre colpa dei giornalisti e dei mezzi di comunicazione di massa se spesso le informazioni trasmesse appaiono non corrette. A volte è colpa degli scienziati che spesso sono portati a dare immediata risonanza - attraverso la stampa - a risultati ancora preliminari e non sufficientemente accertati. Ma il problema è anche più generale ed è costituito dalla debolezza strutturale della ricerca scientifica in Italia. Nel nostro Paese si investe in ricerca la metà della media europea, solo l’1% del prodotto interno lordo e abbiamo la metà dei ricercatori. Il CNR ha, per esempio, un equivalente in Francia che è il CNRS: ebbene al Cnr lavorano 7.500 persone, mentre al Cnrs ne lavorano 26.000. E tutto ciò - denuncia Bianco - è un controsenso perché l’Italia è il paese dove è nata la scienza moderna, dove è nato Galileo Galilei ed è ben triste vedere che laddove è nata la scienza moderna non viene dato il giusto peso alla ricerca scientifica.
  • Furio Colombo analizza il modo in cui è stata trattata dai media la ricerca dello psicologo Leonard Eron sul rapporto tra televisione e violenza per spiegare le reciproche influenze tra media e scienza. "Giornali e televisioni, da oltre un decennio, non cercano più (...) alcuna notizia (...) attraverso il lavoro dei propri giornalisti. Ricevono e mettono in pagina le ricerche firmate con le sigle di grandi e meno grandi istituti di ricerca. Basta a volte l’autoproclamazione per ottenere un titolo a più colonne, meglio s’intende, se il risultato della ricerca da un lato si intona con i tempi e dall’altro con la sensibilità popolare del momento".
  • Sulle influenze reciproche tra mass media e scienza interviene anche il presidente dell’Unione dei Giornalisti Scientifici, Paola De Paoli. La ricerca scientifica procede attraverso evoluzioni lente e tendenze che si manifestano su lunghi periodi, mentre la logica propria dell’informazione dei mezzi di comunicazione di massa è quella della notizia, del fatto che si concretizza nella necessità di trasformare il lungo processo della ricerca in scoperta. Per superare le difficoltà esistenti nel rapporto mass media-scienze occorrerà integrare da un lato la preparazione professionale del giornalista, con un aggiornamento continuo delle sue conoscenze e, dall’altro sforzarsi di moderare l’esasperata "corsa alla notizia" dell’universo editoriale. L’obiettivo è quello di agevolare la diffusione delle conoscenze scientifiche utilizzando un linguaggio chiaro e corretto nei contenuti e mirato all’interesse culturale del cittadino e anche del politico respondabile delle decisioni.
  • Angelo Raffaele Meo punta il dito, senza mezzi termini, contro "l’analfabetismo scientifico", che caratterizza il nostro Paese. Il fenomeno è certamente legato all’egemonia della cultura umanistica e alla sua presunta superiorità rispetto a quella scientifica. Questo luogo comune si riflette negli ordinamenti della scuola, lo strumento più importante per la diffusione della conoscenza. In questo quadro preoccupante la divulgazione scientifica appare particolarmente importante, anche se molti sono gli ostacoli che incontra, dalla complessità degli argomenti all’ampiezza dei temi da trattare.
  • Mario Morcellini mette in luce il problema dell’educazione scientifica del pubblico, "estremamente carente nel nostro Paese", anche a causa di un sistema scolastico non impeccabile. La comunità scientifica deve però assumersi la sua parte di responsabilità. "Troppo spesso - spiega il docente universitario - non è in grado di notarsi di una reale capacità comunicativa" e si rivela sempre "più malata di tecnicismo". Non sono esenti da colpa nemmeno i giornalisti, "spesso poco attenti". Eppure una corretta informazione da parte dei media è fondamentale, dal momento che i messaggi della scienza sulle questioni di pubblico interesse acquistano visibilità soltanto in seguito allo spazio e alla rilevanza attribuita loro dai mezzi di comunicazione.
  • Comunicare premia. È questo il motto adottato da Pierluigi Ridolfi, nella sua attività di ricercatore. Proprio raccontando la sua esperienza, il docente universitario indica l’unica strada da seguire perché si realizzi una buona informazione scientifica. L’input deve partire dgli studiosi. Se si impegnano a diffondere in maniera chiara il risultato delle loro ricerche, i media riescono a dare una giusta risonanza al loro lavoro. La formula sembra semplice, in realtà - sottolinea Ridolfi - "comunicare bene, con efficacia e semplicità, è difficile, molto difficile.
  • Quando arriva nei mass media la scienza rischia di esserne sistematicamente distorta. Questa è invece la preoccupazione di Carlo Sartori, che indica le diverse ragioni di questo fenomeno. In primo luogo "le caratteristiche strutturali della società dello spettacolo", poi la "naturale ritrosia a indagare, tipica di un giornalismo assillato dalla velocità e minato dalla superficialità". Il tutto è esasperato da Internet che permette la trasmissione istantanea delle notizie, ma toglie qualsiasi possibilità di filtro, di controllo, di accertamento della verità. Senza dimenticare che spesso agli scienziati conviene la pubblicazione frequente e clamorosa delle loro ricerche, o anche solo di anticipazioni, magari non ancora del tutto provate, per ragioni economiche o di immagine.
  • Non ha dubbi Marco Somalvico nel considerare l’attitudine al "sensazionalismo" il vero limite dell’informazione scientifica. I problemi si riscontrano il più delle volte con i giornali, o meglio con i giornalisti, generalisti. Realizzare interviste attraverso il telefono, chiedere risposte brevi, tralasciare parte di quanto lo scienziato intervistato dice, modificare le parole che ha usato, sono le caratteristiche ricorrenti dell’approccio deviato dell’informazione giornalistica che punta a realizzare solo "pillole di cultura".
  • Vincenzo Tagliasco indaga le problematiche del sistema media-scienza che non sono costituite solo dal problema della divulgazione scientifica, ma soprattutto dalla visibilità che il sistema dei media è in grado di offrire alle istituzioni coinvolte, dalla sua capacità di creare un’opinione pubblica consapevole e dall’essere un importante stimolo per l’intervento dei finanziatori. In questo complesso intreccio il ruolo dei media diviene strategico: il sistema media-scienza condiziona ed è a sua volta fortemente condizionato dalle politiche di ricerca. Tagliasco porta l’esempio di Telethon dove i temi della ricerca vengono illustrati direttamente all’opinione pubblica, le tematiche diventano emozioni e la ricerca scientifica ottiene vantaggi materiali e finanziamenti senza defatiganti procedure di bandi, selezioni, controli delle ricerche e validazione dei risultati. La visibilità offerta dal sistema dei media è diventato uno dei fattori determinanti per la sopravvivenza dei laboratori e delle istituzioni di ricerca.
  • Chiude gli interventi Giorgio Rivieccio. Secondo il direttore di Newton l’informazione scientifica dovrebbe nascere proprio dalla collaborazione tra giornalisti e scienziati "per essere trasmessa a chi la utilizza, il pubblico". I giornalisti non dovrebbero cercare solo il consenso degli scienziati intervistati. Gli scienziati non dovrebbero cercare solo il consenso degli intervistatori. Entrambi invece dovrebbero cercare il consenso del pubblico e lavorare per questo obiettivo. In Italia nel 1000 sono stati spesi 100 miliardi nell’editoria "astrologica", nello stesso anno l’editoria scientifica ha fatturato circa 70 miliardi, fra libri e giornali. Questo significa - suggerisce Rivieccio - che gli italiani spendono di più per oroscopi, maghi, veggenti, ciarlatani, venditori di fumo, che per informarsi sulle novità della scienza e della tecnologia. Per questa ragione il direttore di Newton invita i giornalisti, gli scienziati e le istituzioni pubbliche e private ad impegnarsi per cambiare la situazione, dal momento che "dalle autorità centrali molto poco è stato fatto in questo senso".


 

 

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