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Angelo Raffaele Meo

Politecnico di Torino

 

Analfabetismo scientifico

Gli antichi romani sapevano che "la moneta non ha memoria", nel senso che dopo dieci lanci consecutivi che hanno prodotto sempre testa, la probabilità di avere ancora testa all'undicesimo lancio è sempre pari alla probabilità della croce. Duemila anni dopo, un Ministro delle Finanze della Repubblica Italiana, nel momento in cui molte migliaia di cittadini spendevano i loro averi per scommettere sul 90 delle ruota di Cagliari che era atteso da molte settimane, dichiara pubblicamente: "Si può dimostrare matematicamente che un numero non può tardare più di 205 settimane, ma in pratica un numero non tarda mai più di 200 settimane. Di conseguenza, riteniamo che il 90 ritardatario uscirà sicuramente nell'arco di poche settimane". I numeri citati forse non erano esattamente quelli del Ministro, ma la sostanza non cambia, perché non c'è alcun limite, né teorico, né pratico, sul ritardo di un numero. Tutto il calcolo delle probabilità e moltissime discipline scientifiche sono basati sull'assoluta indipendenza della statistica del futuro dalla storia pregressa.

Il Ministro non era il solo ignorante. Ancor oggi, la TV di stato dedica una trasmissione settimanale ai numeri ritardatari e alcune emittenti private pubblicizzano metodi "assolutamente sicuri" per vincere al lotto, senza che alcuna procura intervenga per evitare che si continui a consumare una truffa così palese.

È ben noto che i farmaci efficaci nella lotta contro i tumori nascono in laboratori specializzati, dotati di apparecchiature molto complesse e costose, ove centinaia di ricercatori di altissimo livello, prevalentemente biochimici, operano a tempo pieno scoprendo e sperimentando nuove molecole e nuovi protocolli diagnostici e terapeutici.

Nel nostro Paese, un medico che non ha mai svolto quell'attività propone per la cura un cocktail di farmaci noti, già sperimentati con poco successo nella comunità scientifica mondiale. Si scatena un putiferio, che vede la lapidazione pubblica di scienziati del settore e il trionfo di eminenti personalità del mondo del giornalismo e della politica sulla cosiddetta "lobby dei medici affaristi".

Considero quei due episodi emblematici della carenza di cultura scientifica del nostro Pese perché ritengo che difficilmente episodi simili potrebbero verificarsi in altri paesi avanzati.

E non parliamo di maghi, indovini, operatori dell'occulto e del paranormale, medici alternativi, oroscopi e astrologi…

L'egemonia della cultura umanistica

Mi sono domandato spesso per quali ragioni l'analfabetismo scientifico sia così diffuso in Italia. Non avendo trovato alcuna spiegazione convincente, ripiego sulla tradizione e su ragioni culturali. Forse paghiamo la fortuna di aver prodotto una letteratura così ricca ed importante, di essere stati la patria del diritto, di possedere un patrimonio artistico ineguagliabile.

Indipendentemente dalle ragioni, mi pare evidente l'egemonia culturale del mondo umanistico rispetto a quello scientifico. Qualsiasi uomo di scienza si vergognerebbe di non aver letto I promessi sposi; conosco invece uomini di profonda e vasta cultura umanistica che vanno orgogliosi del fatto di non conoscere come funzionano radio e televisione.

Questa egemonia culturale si riflette negli ordinamenti della scuola, lo strumento più importante per la diffusione della conoscenza. Io arrivo dal Liceo Classico e ho studiato latino per otto anni e greco per cinque, in ossequio al principio enunciato da Gentile secondo il quale la cultura umanistica è formativa, quella scientifica informativa. Lo studio della matematica era ritenuto molto meno importante ed era confinato a due sole ore settimanali. Pare che la riforma Moratti preveda anche la cancellazione di quelle due ore.

L'egemonia culturale diviene monopolio assoluto sui mezzi di comunicazione più importanti, radio, TV e quotidiani. Un giorno uno scrittore molto noto, colpito, come spesso gli accade, da un raptus improvviso di furore antiscientifico, scrisse su un importante quotidiano che l'informatica e gli informatici "puzzano" e, per maggiore chiarezza, poco oltre precisò che "puzzano di cadavere". In quel tempo, io rappresentavo istituzionalmente la comunità scientifica degli informatici e per questa ragione fui pregato dai colleghi di difendere la categoria. Ma l'articoletto in cui spiegavo l'importanza dell'informatica e del nostro lavoro non fu mai pubblicato, benché il direttore avesse promesso di farlo a me e ai colleghi.

L'egemonia dei politici

Un giorno dell'ultima campagna elettorale, Berlusconi propose l'analisi di due tabelline che indicavano i titoli di studio dei protagonisti della politica di destra e di sinistra. (Invero, Berlusconi definì i due schieramenti "centrodestra" e "sinistra", così come Rutelli usa le denominazioni "destra" e "centrosinistra". A volte mi domando se il ridurre la politica a questi bisticci lessicali non sia un altro simbolo della distanza della politica dai problemi reali.

L'obiettivo di Berlusconi era il dimostrare che i titoli di studio dei suoi uomini erano mediamente superiori a quelli degli avversari e almeno in parte aveva ragione. Tuttavia, il dato più importante era un altro, almeno a giudizio di un inguaribile tecnologo come il sottoscritto: in nessuna delle due compagini compariva non dico un uomo di scienza, ma neppure un laureato in una qualunque disciplina scientifica.

L'analfabetismo scientifico dei politici è ancora più grave di quello degli scrittori e dei giornalisti, perché i primi hanno più potere e sono di conseguenza più presuntuosi e tracotanti. Inoltre, costituiscono un'impenetrabile compatta corporazione. Se hai una tessera dell'estrema sinistra, ti sarà facile farti ricevere da un esponente politico dell'estrema destra, e viceversa; se non appartieni a nessuna parrocchia, nessun uomo politico importante, di nessuna parte, ti riceverà. Non mi basterebbero cinque numeri interi di Media 2000 per raccontare la storia di un paperino senza tessera e dei suoi continui vari sforzi per parlare con i politici, una storia infinita di appuntamenti concessi e poi disdetti, documenti ignorati, lettere senza risposta.

Con poche eccezioni, i politici non ascoltano gli uomini di scienza a meno che questi siano inquadrati, ma spesso gli uomini di scienza inquadrati non sono uomini di scienza.

L'importanza e le difficoltà della divulgazione

In questo quadro la divulgazione scientifica appare particolarmente importante. Se gli uomini che contano non ascoltano gli esponenti della scienza, occorre che l'informazione scientifica arrivi a loro attraverso il canale della divulgazione.

Gli uomini che ci governano non sono comunque i soli ad aver bisogno di conoscere i principi scientifici della complessa realtà che ci circonda. Anche l'uomo della strada avverte lo stesso bisogno per le molte scelte della vita di ogni giorno - la scuola dei figli, il nuovo personal computer, l'investimento dei risparmi, i cibi e le diete, i medici e la salute - e quelle della partecipazione alla vita pubblica.

Sfortunatamente, la divulgazione scientifica è molto difficile. Quattro sono gli ordini principali della difficoltà.

In primo luogo, il divulgatore, che non conosce il livello di cultura del suo lettore o ascoltatore, deve indovinare il suo "target". Se presuppone un interlocutore preparato, il lettore sprovveduto non comprende; se si rivolge anche ai meno colti, non riesce, nello spazio limitato disponibile, a trattare l'argomento in modo esauriente.

In secondo luogo, la preparazione del materiale didattico, sia esso un articolo o un filmato, richiede una specifica vocazione per la divulgazione e tempi incredibilmente lunghi.

In terzo luogo, il committente - editore o direttore - richiede cose sempre più nuove che facciano sensazione, e pone limiti di spazio o tempo sempre più stringenti.

Infine, la divulgazione scientifica deve coprire uno spettro di temi quanto più ampio è possibile e non deve limitarsi alle stelle e agli animali come prediligono i Pierini (Angela e Bianucci), che, per altro, sono bravissimi. Anche i principi teorici e i concetti astratti devono essere presentati. I teoremi di Gödel e Turing non sono meno importanti dei costumi sessuali delle tartarughe (messaggio per un caro amico, o meglio, per il suo direttore!).

Dall'analisi di queste difficoltà derivo una conclusione importante: la divulgazione più efficace e completa non si fa nei giornali o in TV, ma nella Scuola. Una Scuola che deve bilanciare le due componenti culturali - quella umanistica e quella scientifica - in modo armonico e integrato, senza eccessive specializzazioni.

L'importanza della cultura scientifica

In altre pagine di questa stessa rivista è stato osservato che il nostro Paese è divenuto uno dei fanalini di coda dell'Europa per quanto concerne gli investimenti in ricerca e sviluppo. Le scelte coerenti e uniformi fatte negli ultimi anni da governi e imprese in tema di ricerca sono equivalenti all'accettazione di un modello della divisione internazionale del lavoro che delega ad altri lo sviluppo delle nuove tecnologie e limita il nostro ruolo all'impiego delle tecnologie nate altrove.

Sfortunatamente le molte novità maturate nell'ultimissimo periodo hanno reso quelle scelte un'autentica follia. La smaterializzazione dei prodotti ha accresciuto l'importanza economica delle fasi della produzione allocate più a monte, la scoperta e l'invenzione, e ha diminuito la dimensione economica della industrializzazione in senso stretto, il nostro mestiere prevalente. È la cultura scientifica lo strumento fondamentale della produzione e la cultura non si compera sui mercati internazionali come i brevetti e le macchine utensili. Si coltiva giorno per giorno, con amore, come avviene con i fiori più belli.



 

 

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