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CONVEGNO
SCIENZA E MASS MEDIA
LA FILOSOFIA DEL DUBBIO
Intervento di Nicoletta
Salvatori
Direttore di “Quark”
Creare da zero un mensile di
divulgazione scientifica, di scienza popolare, è un’esperienza con molti rischi,
ma ricca di soddisfazioni. Accanto al doveroso rigore con cui la redazione
affronta ciascun tema (rigore verificato continuamente dal comitato scientifico
coordinato da Piero Angela) uno dei nostri principali obiettivi
è quello di far conoscere la scienza non solo per i risultati che raggiunge e
per le ricadute positive sulla società. La scienza è metodo: ogni progetto di
ricerca presuppone un lungo lavoro di messa a punto, di focalizzazione
degli obiettivi, di verifica costante e di “correzioni di rotta” man mano che
il lavoro procede. In genere la gente si aspetta dalla scienza delle certezze,
delle leggi verificate e verificabili, delle formule da applicare per risolvere
con successo i problemi. C’è anche questo, in realtà la scienza è dubbio: quello che in genere non
si comprende e la “filosofia del dubbio” che sta alla base del lavoro degli
scienziati.
Inoltre cerchiamo di fare una divulgazione scientifica al
servizio dei cittadini. Tutti, quotidianamente, con il nostro stile di vita,
facciamo delle scelte anche in base al frutto delle ricerche scientifiche e del
progresso tecnologico. Per poter scegliere meglio (cioè
per poter scegliere in libertà) occorre capire cosa la scienza ci prepara per
il domani. Dunque capire di scienza è sinonimo di libertà,
conoscere i problemi legati alla genetica e alle telecomunicazioni, ad esempio,
significa esercitare la giusta pressione nei confronti dei politici affinché
producano delle legislazioni coerenti con vero bene dei cittadini.
Infine
altro elemento che caratterizza la nostra testata e l’interconnessione fra le
discipline: occorre oltrepassare la rigidità dei saperi, non solo fra cultura
umanistica e cultura scientifica.
Assistiamo a una vorticosa corsa alla
super-specializzazione con il risultato che i ricercatori di un dato ambito non
hanno neanche più il tempo di alzare gli occhi e interrogarsi su quello che
accade intorno a loro. Bisogna invece che i risultati della biologia molecolare
siano messi a confronto con il lavoro degli etologi; che gli studi sulla fisica
del Sole siano riletti da chi si occupa di meccanica o di botanica. Esattamente
quello che si faceva nelle accademie alcuni secoli or
sono, quando gli scienziati erano “multidisclipinari”
e potevano permettersi il lusso di occuparsi di elettricità e astronomia, di
idrodinamica e pittura. Questo oggi non è più possibile e la specializzazione
ha i vantaggi che tutti noi apprezziamo. Compito di chi fa divulgazione,
allora, è mettere in contatto e a confronto mondi che altrimenti non hanno
occasioni per parlarsi.
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