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Carlo Sartori
"Se è vero che il primo dovere del giornalista è il controllo delle fonti, come controlla una notizia scientifica? Spesso l’autorevolezza della fonte e il grado specialistico della notizia impediscono o scoraggiano la verifica. Ma la notizia scientifica ‘viaggia’ nel giornalismo con un ‘valore aggiunto’ così forte che non può, non deve mai essere sottovalutato". Questa riflessione di Furio Colombo nel suo prezioso Manuale di giornalismo internazionale può essere un buon inizio per analizzare il complesso rapporto tra la scienza e i mass media nel groviglio della società dell’informazione. Un inizio che a molti potrà sembrare controcorrente, perché di solito ci si lamenta che la scienza non "arriva" nei mass media, che non ci sono più quelle belle trasmissioni divulgative di un tempo, che i giornali hanno ridotto lo spazio del sapere scientifico, e così via. A mio giudizio, invece, il problema vero è un altro: e cioè che, quando arriva nei mass media, la scienza rischia di esserne sistematicamente distorta. In primo luogo, lo sappiamo, per le caratteristiche strutturali della "società dello spettacolo": i media sono talmente pervasivi e potenti che, anziché adeguarsi ai linguaggi esterni as essi, tendono a fagocitarli e a trasformarli a propria immagine e somiglianza, creando una "marmellata" mediatica in cui non si distingue più nulla se non il principio fondamentale del successo di mercato (più audience e più lettori, a qualunque costo). Ma vi sono anche ragioni più sottili e variegate, che hanno a che fare con i criteri di professionalità degli operatori dell’informazione e con le modalità organizzative dei grandi apparati di produzione. La naturale ritrosia a indagare, che è tipica di un giornalismo assillato dalla velocità (e minato dalla superficialità), di fronte alla scienza si trasforma addirittura, troppe volte, in "paralisi conoscitiva" che tende ad accreditare la fonte – qualunque fonte, purché sia "scientifica" – in autentica, certa, sicura. E, se il "reporter" oggi agisce così, al "desk", cioè al timone di comando, non va meglio: perché anche qui non si ha più il tempo, o la convenienza, ad analizzare, a controllare, a contraddire. Se ciò vale per tutti i media, la televisione ci aggiunge molto di suo, per cui la notizia scientifica sul piccolo schermo diventa assai spesso uno "spot", senza precedenti e senza conseguenze, senza radici e senza contesto. "Cosicché un giorno – ci dice ancora Colombo – il caffè è micidiale e due settimane dopo è un salvavita prezioso, come o al contrario dell’alcool (che fa bene, che fa male, che uccide, benché o purché in piccole dosi)". E il fenomeno è oggi ingigantito dal fatto che Internet, il nuovo "sistema nervoso" dell’umanità più avanzata, è proprio come il sistema nervoso di un uomo, cioè al tempo stesso il pilastro della sua vita e la fonte delle sue malattie principali: dà infatti a ognuno "la disponibilità di una rete di trasmissione istantanea tale da permettergli di entrare nel circuito professionale" (Derrick DeKherkove), ma toglie o fortemente riduce qualsiasi possibilità di filtro, di controllo, di accertamento della verità. Tutto questo avviene non solo per colpa dei media e di chi lavora nell’informazione. Agli scienziati conviene la pubblicazione frequente e clamorosa delle loro ricerche, o anche solo di anticipazioni di risultati di ricerche (e magari non del tutto ancora provati… ma tanto la memoria dei media è corta, cortissima, praticamente nulla). Così si sviluppa quel "circolo vizioso" ben noto ai teorici dell’informazione, in cui fonti interessate, decodificatori inadeguati, messaggi inesatti, canali impropri alimentano continui "sviamenti di senso" nell’opinione pubblica e generano effetti fuorvianti nei comportamenti dei consumatori, in una spirale perversa che rischia di non conoscere limiti. Quando, a questa (ormai quasi "naturale") spettacolarizzazione si aggiunge l’interesse "politico", le conseguenze diventano ancora più gravi. Per interesse politico intendo tutte quele tipologie di particolarismi che vanno dal desiderio dello scienziato di ricevere altri fondi di ricerca alle esigenze dei grandi istituti di drenare consenso, fino alla "scientifica" distorsione dei dati per raggiungere determinati obiettivi sanitari, economici, sociali, macro-culturali (si pensi ai grandi dibattiti contemporanei, quali fumo, Aids, ecc.). Esistono rimedi? Esistono solo quelle che alcuni di noi studiosi dell’informazione amiamo chiamare "misure di sicurezza" e che sono già implicite, a contrario, nei difetti sopra elencati. La prima misura è l’applicazione alla scienza del criterio generale del controllo delle fonti, qualunque sia la loro asserita autorità. In secondo luogo, occorre inserire sempre la notizia scientifica all’interno del suo contesto di riferimento, analizzando perciò le sue radici e le sue conseguenze. Ma – terza misura – anche il contesto di riferimento non deve essere "dato per scontato" e quindi accuratamente controllato nella sua attendibilità. Infine, non tralasciare il "senso politico" della notizia, cioè la sua vicinanza a questi o a quegli interessi "forti" della società. |
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