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L’informazione scientifica sull’Espresso Chi è responsabile dell’informazione scientifica? La responsabile dell’informazione scientifica è Daniela Minerva, che cura la rubrica "Corpo e anima", otto pagine dedicate alla salute. Prima questo spazio era occupato dalla mia rubrica "Scienze, scoperte", un approfondimento propriamente scientifico. L’allora direttore Anselmi (noto per aver smantellato ovunque le strutture scientifiche) decise però di modificarla. Volle dedicarla esclusivamente alla salute, dandole un’impronta "new age". Ci sono altre rubriche scientifiche? C’è un secondo angolo dedicato alle scienze. Si tratta della rubrica che curo io stesso, "Personal media", che analizza i consumi e i fenomeni emergenti nei media "personali" (internet, tv interattiva). Due le pagine a disposizione. Si passa in rassegna la comunicazione attraverso i nuovi media, i consumi, il marketing, ma anche tutti i siti da quelli culturali a quelli pornografici. C’è una redazione "scientifica"? Non esiste una vera e propria redazione scientifica, ma abbiamo una ventina di collaboratori esterni che scrivono su questi argomenti. Sono personaggi di primo piano del panorama scientifico nazionale, da Vitali a Satolli. In generale si tratta di medici o divulgatori scientifici. In realtà in Italia la figura del divugatore scientifico non è molto diffusa. Due sono le scelte più diffuse. Si decide di far scrivere di argomenti scientifici solo agli accademici o a giornalisti che non hanno nessuna competenza specifica. In entrambi i casi l’informazione ne risente. Nel primo caso gli articoli risultano completamente incomprensibili per la maggior parte del pubblico. Il linguaggio è complesso, incomprensibile. Nel secondo caso invece c’è molta approssimazione. L’informazione scientifica invece avrebbe bisogno di professionisti preparati che potessero vantare una formazione solida e fossero ingrado di usare un linguaggio chiaro. L’Espresso ha supplementi scientifici? No. In alcuni casi sono stati pubblicati alcuni supplementi in concomitanza con eventi particolari. L’ultimo è stato uno speciale Smau, dedicato all’Hi tech. Quali sono le fonti dell’informazione scientifica? In Italia non ci sono fonti primarie, per questa ragione i giornalisti devono limitarsi a leggere i giornali stranieri e a trascriverli. Questo è un vero e proprio limite. In America invece i giornalisti scientifici possono cercare le notizie, approfondirle, visitare i centri di ricerca. In Italia questo non può accadere. Gli argomenti scientifici trovano spazio sui giornali italiani? Assolutamente poco. Si presume che i lettori italiani non siano interessati all’informazione scientifica. Il paradosso è che invece alcune note testate con contenutio specificatamente scientifici, come Newton di Giorgio Rivieccio, trovano il favore del pubblico. A questo proposito mi viene da pensare che tra i direttori e i lettori c’è la stessa distanza e incomprensione che c’è tra i politici e la gente. Quando poi la cronaca concentra l’attenzione su argomenti scientifici, questi vengono trattati in maniera approssimata. Paradigmatico è stato il caso Di Bella. L’Espresso lo ha seguito in maniera rigorosa e dura, mettendo in luce il proprio atteggiamento laico. Il pubblico e la comunità scientifica hanno ripagato la correttezza dell’informazione. Altri giornali invece si sono sono schierati da una parte o dall’altra. Lei crede dunque che i giornali italiani seguano male l’informazione scientifica? Non voglio dire che in Italia non ci siano giornali di buon livello. La Stampa ad esempio è un quotidiano che stimo. Ma in generale tutti seguono gli stessi criteri utilizzati per la cronaca spicciola anche quando si occupano di informazione scientifica. Innanzitutto si rivolgono ad un pubblico indifferenziato. Ma non è così. C’è una buona parte dei lettori che ha una cultura di un certo livello. Chiede un’informazione più puntuale, meno distratta. Nei paesi anglosassoni ma anche in Francia è netta la differenza tra i giornali di qualità e giornali più leggeri. In Italia non c’è alcuna differenza. Le stesse persone scrivono di cronaca nera e di infromazione scientifica. Gli argomenti trattatti sono quelli rilanciati dalla tv, il metodo usato è esattamenteo lo stesso proposto dalla televisione, fatto di misunderstanding e fraintendimenti. Crede che la situazione evolverà in meglio o in peggio? Sono pessimista. A spaventarmi è proprio la tv generalsta che invade e condiziona gli altri media. I giornali finiscono per essere i megafoni della tv che tratta la scienza con populismo e inprecisione.
Intervista a Enrico Pedemonte |
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