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Vincenzo Tagliasco Università di Genova Il 6 dicembre 2001 la Commissione Europea ha presentato ufficialmente l’ultimo rapporto su "Europei, scienza e tecnologia". Periodicamente, in Europa, vengono effettuati questi studi che si comportano come indicatori della percezione degli europei nei confronti con la scienza; tuttavia tali studi si presentano come "eurobarometri" nei confronti del ruolo dei media. "In base a questo ultimo sondaggio, negli Stati membri dell’Unione europea i cittadini europei sono abbastanza interessati alla scienza ma si lamentano dell'informazione a loro disposizione, scarsa e non sempre di qualità. Per informarsi preferiscono fare ricorso alla televisione. Il 45,3% dei cittadini europei intervistati dichiara di essere piuttosto interessato alle tematiche scientifiche e tecnologiche; inferiore è invece il numero di coloro che trovano la politica (41,3%) e l'economia (37,9%) interessanti. L'interesse scientifico è strettamente correlato con l'età ed il luogo di residenza. I paesi più interessati sono la Svezia (64,3%), la Danimarca (60,9%) ed i Paesi Bassi (58,9%) – che registrano il numero più elevato di laureati in Europa. Il sesso costituisce inoltre un fattore importante; il numero delle donne che s’interessano di scienza è di molto inferiore a quello degli uomini (39,6% contro il 51,5%). Gli sviluppi scientifici che attraggono maggiormente l’attenzione degli europei sono: tradizionalmente la medicina (60,3%) e più recentemente, l'ambiente (51,6%), che viene in parte considerato come facente parte della sanità pubblica. Due terzi dei cittadini europei intervistati ritengono di essere scarsamente informati, ed un numero considerevole (14,7%) vorrebbe ricevere maggiori informazioni. Tuttavia il 45,8% dei cittadini partecipanti al sondaggio dichiara, per quanto riguarda gli argomenti scientifici, di non essere né informato, né interessato. La televisione risulta la fonte d'informazione scientifica più importante per il 60,3% degli intervistati, collocandosi al primo posto in tutti gli Stati membri. La stampa scritta al secondo posto, seguita da radio (27,3%), scuole ed università (22,3%), giornali scientifici (20,1%) ed Internet (16,7%). Le persone più istruite leggono quotidiani più spesso (41,5%), mentre giovani e studenti preferiscono ricorrere ad Internet (rispettivamente il 29,1% e il 33,1%)". E’ da molti anni che in Europa si attribuisce ai media la responsabilità più rilevante nella creazione di una coscienza scientifico-tecnologica più appropriata. Tuttavia i temi della correlazione tra media, sistema-ricerca-Paese e coscienza scientifica degli Europei richiede una riflessione epistemologica sull’esistenza o meno di un sistema media-scienza. In altre parole si dovrebbe, in via prioritaria, verificare se il sistema-media è la cinghia di trasmissione dei vari sistemi-ricerca dei vari Paesi nei riguardi degli abitanti intesi come meri fruitori della conoscenza scientifica, oppure se i media sono parte integrante del sistema-ricerca, dando luogo a un sistema media-scienza che deve rispondere ad abitanti intesi essenzialmente come finanziatori della ricerca stessa (tax payers). Il sistema media-scienza: i media intesi come parte integrante dei sistemi-ricerca dei vari Paesi Il sistema media-scienza presenta una pluralità di aspetti e il suo studio richiede parecchi approcci metodologici (storico, linguistico, economico, …). Tuttavia se riteniamo che i rapporti tra media e scienza possano costituire "un problema" sarebbe interessante indagare dove e perché il problema sorge. Confinare le problematiche del sistema media-scienza al mero problema della divulgazione scientifica non solo potrebbe essere riduttivo ma potrebbe impedire di capire le cause delle difficoltà che incontra la divulgazione scientifica in Paesi come l’Italia. Il sistema media-scienza serve non solo a divulgare i risultati scientifici, ma a dare visibilità alle istituzioni coinvolte, a creare una opinione pubblica consapevole e a stimolare l’intervento di finanziatori. Nei momenti storici in cui il sistema ricerca dipende da un centro decisionale forte e accentratore interno alla struttura tecnico-scientifica gerarchica e piramidale, la comunicazione scientifica deve essere controllata nei templi della generazione e trasmissione del sapere secondo i codici di comunicazione accettati e condivisi dalle varie comunità e corporazioni tecnico-scientifiche. Quando invece il sistema-scienza dipende da altri poteri, il ruolo dei media diviene strategico; infatti il sistema media-scienza condiziona ed è, a sua volta, fortemente condizionato dalle politiche di "R&D fund collection" (raccolta di fondi per la ricerca e sviluppo) di un singolo Paese (USA) o da gruppi di Paesi istituzionalmente allineati (Unione Europea). L’esempio fornito da Telethon costituisce un caso paradigmatico: i temi di ricerca scientifica vengono illustrati direttamente all’opinione pubblica, le tematiche diventano emozioni, i media e la ricerca scientifica ottengono vantaggi materiali senza venire sottoposti alle defatiganti procedure di formulazione dei bandi, selezione dei concorrenti, controllo in itinere delle ricerche e validazione dei risultati. In questo caso i media si propongono come il meccanismo di base di una sorta di democrazia diretta nella formulazione di piani per la ricerca e sviluppo. La mediazione del governo e di eventuali agenzie finanziate dai cittadini viene rifiutata: si preferisce affidare ai cittadini la gestione diretta della scelta di cosa finanziare e come finanziare. Tuttavia in Paesi come l’Italia che investono in R&S solo l’1% del prodotto interno lordo la tentazione di affidarsi a una gestione diretta dei fondi da parte dei cittadini, informati e motivati dai media è molto forte; anche se i tentativi di ispirarsi ai modelli anglosassoni in genere sono superficiali e non riescono a comprendere appieno l’estrema complessità del successo della R&S in quei Paesi. In realtà, specie negli USA, il ruolo dei finanziamenti privati si affianca a un robusto intervento dei fondi governativi; negli USA il ruolo diretto e indiretto dei fondi governativi è fortemente strategico, ma anche in questo contesto il ruolo dei media è significativo. Per poter giustificare l’intervento massiccio dello Stato è necessario che l’opinione pubblica sia coinvolta e adeguatamente informata. Le problematiche della visibilità sono quindi fondamentali per la sopravvivenza delle grandi istituzioni scientifiche e accademiche: Harvard, MIT, Columbia University e Stanford University hanno un management la cui cultura si avvicina di più al management delle grandi squadre calcistiche italiane che non a quello delle più prestigiose università italiane. Harvard, MIT, Columbia University e Stanford University vedono nei media lo strumento di elezione per diventare visibili e attrattive nei confronti dell’opinione pubblica e dei potenziali finanziatori. Ne consegue che il sistema media-scienza si afferma e funziona correttamente quando il mondo scientifico ritiene che i media siano una componente essenziale del loro sviluppo. In questo caso l’evoluzione dei rapporti tra media e scienza si basa su alcuen tappe fondamentali.
E’ facile prevedere che in Italia il sistema media-ricerca stia vivendo un momento ricco di fermenti: la riduzione dei fondi pubblici, l’autonomia universitaria, il successo delle grandi operazioni di marketing scientifico nel settore della ricerca medica stanno cambiando le regole del gioco. Accademici, scienziati e ricercatori hanno verificato che le torri eburnee non pagano più, mentre la visibilità è uno dei fattori determinanti per la sopravvivenza dei laboratori e delle istituzioni.
Media, divulgazione scientifica e formazione di una coscienza scientifica Chi ha frequentato le elementari nell’immediato dopoguerra si ricorderà che i sussidiari erano infarciti di disegni in cui venivano riportati con estremo dettaglio i nomi degli oggetti e degli animali in cui ci si poteva imbattere nel frequentare aie e campi coltivati. Ricordo che un erpice, un aratro o un carro erano zeppi di riferimenti a una interminabile tabella di nomi difficili e astrusi, riportati in caratteri microscopici come legenda della figura stessa. Tuttavia con un po’ di pazienza si riusciva a capire la funzione degli oggetti e dei componenti tratteggiati sommariamente. Oggi le figure e i testi non sono direttamente collegabili alla realtà tecnico-scientifica che si vuole comunicare e descrivere. Oggi i manufatti tecnologici non sono direttamente comprensibili; richiedono nozioni molto sofisticate e un elevato grado di capacità di astrazione e concettualizzazione. Così nelle trasmissioni televisive di divulgazione scientifica, anche a livello della semplice trasmissione delle nozioni, il conduttore è costretto continuamente ad affidarsi a modelli, metafore, semplificazioni e analogie anche per descrivere semplici ritrovati tecnologici e scientifici degli attuali paradigmi scientifici basati sulle tecnologie dell’informazione, sulla biologia molecolare e sulla genetica. In altre parole, il divulgatore scientifico si trova ad affrontare un lavoro estremamente complesso in quanto l’oggetto della comunicazione stessa esula dal sistema percettivo degli esseri umani: paradossalmente bisogna affidarsi contemporaneamente a sofisticati meccanismi di astrazione e nello stesso tempo al ruolo delle emozioni nella trasmissione dei saperi. Inoltre è l’utente che sta cambiando continuamente, alfabetizzato sul campo dallo strumento tecnologico in quanto tale. Telefonini, fax, videoregistratori, videocamere, computer e internet i (oltre ai tradizionali mezzi di comunicazione e i sistemi di istruzione) cambiano le caratteristiche del fruitore di media e creano differenze abissali con i fruitori non esposti direttamente all’innovazione tecnologica. La divulgazione scientifica esiste in quanto viene creato e costruito un osservatore che la dovrà recepire e sarà in grado di recepirla. La divulgazione scientifica negli USA è efficace non solo per la bravura dei science writer ma soprattutto perché nel secolo XX è stato costruito un sistema tecnico-scientifico su cui il capitalismo costruisce le sue vittorie e trova alimento per superare le inevitabili crisi e contraddizioni causate dagli squilibri sociali che comporta. Negli USA il sistema tecnico-scientifico costruisce l’utente ideale per la divulgazione tecnico-scientifica in grado di cooptare i cervelli migliori a livello nazionale e internazionale. Inoltre è importante avere chiaro cosa significa comunicare scienza. Si può tentare di introdurre una rozza classificazione.
Media, mercato dell’istruzione universitaria e orientamento degli studenti Da qualche anno, all’inizio del mese di settembre molte università italiane utilizzano i media (quotidiani, settimanali, televisioni, radio e internet) per fare promozione di se stesse. Alcune università fanno affidamento per la gestione di tali attività a risorse interne fornite da docenti ed esperti propri; si ventila che altre università si affidino a società esterne specializzate in marketing e creazione di immagine. Niente per cui scandalizzarsi. Le note vicende demografiche della società italiana e i recenti provvedimenti sull’autonomia universitaria costringono le molte università italiane a competere tra loro per poter acquisire la risorsa più preziosa: gli studenti, possibilmente "i migliori". Bisogna informare gli studenti sulla variegata offerta formativa che le università sono in grado di offrire: i tradizionali corsi di laurea ne hanno gemmato altri dai nomi più consoni alla propria auto-referenzialità e auto-promozione. Non tutte le università possono offrire tutto e ogni università deve fare conoscere le proprie specificità e i propri punti di forza. Poi, dicono gli esperti, avverrà come negli Stati Uniti: sarà il mercato a decidere chi saranno i vinti e i vincitori. I media esercitano la loro influenza a più livelli, più o meno espliciti, più o meno legati direttamente alle scelte individuali, tra cui anche la scelta universitaria. E’ illusorio pensare che siano solo la scuola e la famiglia a esercitare una grande influenza nelle scelte giovanili, anche perché insegnanti e famiglie sono soggetti a una diffusione del sapere e della cultura che non lascia le tipiche tracce cui erano abituate le generazioni precedenti, ossia libri e biblioteche. Mentre un tempo si potevano rintracciare le origini dei comportamenti negli scritti di cattivi maestri o in quelli di illuminati suggeritori, oggi è difficile ricondurre atteggiamenti e scelte a media che ben difficilmente lasciano esiti rintracciabili negli usuali depositi del sapere. Così i consigli di parenti ed amici non hanno la funzione classica del contrappeso alle sollecitazioni di un ambiente separato dalla famiglia, bensì non sono altro che periferiche appendici delle suggestioni veicolate nelle più seguite trasmissioni televisive di successo. E solo grazie alla grande professionalità e cautela dei conduttori più prestigiosi gli effetti sono mantenuti in ambiti equilibrati: basterebbe una battuta di Maurizio Costanzo in una puntata del mese di settembre a suggerire, direttamente o attraverso amici e parenti, la scelta a schiere di studenti indecisi. Oggi, i media basati su internet cominciano ad avere un proprio ruolo specifico, anche se l’attuale propensione al messaggio scritto e la ricerca attiva dell’informazione, facilmente archiviabile e rintracciabile, fa avvicinare internet ai tradizionali mezzi di trasmissione del sapere. D’altra parte sono proprio i media a fornire scenari e informazioni che un tempo erano riserva privilegiata delle classi più agiate e sofisticate; inoltre la pluralità delle fonti e la sostanziale indipendenza da scelte politiche rendono l’informazione in questo settore abbastanza neutra. Molto più pericoloso sarebbe l’utilizzo del medium televisivo da parte di corporazioni e categorie professionali per raggiungere, in modo subdolo e nascosto, i propri obiettivi. Anche le suggestioni dei media basate sulla fantascienza hanno un ruolo fondamentale nella creazione di quei "memi" culturali che sono alla base dell’incredibile evoluzione della specie homo sapiens sapiens in questi ultimi cinquant’anni. Un’ultima osservazione. Un aspetto rilevante degli attuali media è anche la loro indubbia capacità di "auto-promozionarsi" al fine della costruzione di sogni e dell’immaginario giovanile. Il successo delle lauree legate alle discipline dello spettacolo e della comunicazione sono una conferma di questo aspetto non secondario della forza persuasiva, sicuramente non voluta, di giornali e mezzi televisivi al fine della creazione di nuovi adepti professionali. Inutilmente colleghi di Lettere e Filosofia si rammaricano delle scelte di giovani sedotti dal fascino delle nuove professioni legate a internet e televisioni; inutilmente fanno notare che i grandi sceneggiatori televisivi, i gestori della carta stampata e i costruttori di palinsesti vengono da studi umanistici in grado di fornire una adeguata preparazione di base. Le potenziali giovani matricole si assoggettano a estenuanti procedure di ammissione ai vari corsi di Scienza della Comunicazione o del DAMS proprio perché, correttamente, desiderano inserirsi in quei canali dell’istruzione universitaria più coerenti con i loro sogni. Nel corso degli ultimi cinquant’anni, lo studente italiano non dimostra di avere cambiato atteggiamento a livello della scelta delle grandi aree culturali. Gli studenti si sono distribuiti, in percentuali più o meno costanti, tra i vari settori disciplinari: giuridico, letterario, scientifico, ingegneristico, medico… Ovviamente sono cambiati profili e specializzazioni all’interno di queste grandi macro-aree: alcuni corsi di laurea non sono più appetibili, alcuni emergono, altri nuovi vengono proposti. Le serie televisive sui medici potranno al massimo contribuire a creare dei sogni nelle menti dei giovani; certamente non hanno la pretesa di comunicare i fondamenti del ragionamento in medicina. Ma spesso il sogno, il desiderio di perseguire un obiettivo si rivela essere una potente molla per sostenere il giovane nel lungo e penoso processo di acquisizione di competenze e professionalità: per alleviare le pene delle lunghe giornate in laboratorio o in biblioteca, per motivare i giovani a restare seduti in aula, mentre fuori si rinnovano le stagioni e il mondo si esprime nella sua ricchezza relazionale.
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